Morte ad Asti


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È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, in una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere di Vittoria Squassino, manager della succursale milanese di una banca tedesca. Bella, competente e rigorosa Vittoria era stato il suo grande amore di gioventù. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato; sospetti che si erano palesati quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui, amico e compagno di scuola del liceo. L’indagine di Martinengo su Vittoria assume così i contorni di un viaggio indietro nel tempo di vent’anni, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. L’amore perduto, la crisi, sesso, droga e il mondo delle banche disoneste comporranno una scacchiera sulla quale Martinengo giocherà una partita difficile e dolorosa.

Terzo romanzo dedicato a Giorgio Martinengo, l’investigatore delle Langhe, ottavo della mia produzione, nuovo neir di ambientazione prevalentemente piemontese. In questo nuovo lavoro tento di alzare ancora di una tacca l’asticella della mia scrittura, misurandomi con una narrazione alternata lungo l’arco di ventennio, con capitoli altalenanti tra il 1996 e il 2016. Un ennesimo lavoro sullo stile, cercando di armonizzare le mai sopite ambizioni letterarie con le esigenze di un racconto secco e agile tipico del genere.

Si parla di tante cose in Morte ad Asti, di uomini e di donne, del tempo che passa, dell’avidità e del sesso, di banche, scacchi, amore, droga e degli anni novanta, affrancandomi dall’afasia del passato, rievocando un’epoca che in fine è stata l’anticamera di quel che siamo diventati finora.

Ho pensato alla cronaca, a Chandler e al suo meraviglioso Il Lungo addio, a cos’è l’amicizia, cos’è la violenza, cos’è il desiderio. C’è un Martinengo più tormentato, perchè i fantasmi del passato scuotono anche gli animi più disillusi, c’è l’Asti un po’ bella, un po’ stronza e delusa che conosco e una trama per alcuni versi più convenzionale rispetto a Ceneri sepolte.

Questo è il mio lavoro, gli voglio bene e non senza qualche remora voglio invitarvi a interessarvene: con chi ci sono riuscito, buona lettura.

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