Il Metodo


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A forza di dirle le cose vanno fatte ed ecco che, stimolato dai post precedenti di esimi colleghi, oltre che virtuali ma non per questo meno cari amici, qui, qui e qui, mi ritrovo a fare l’ennesimo punto sulla situazione Scrittura.

Perchè mi piace ricordarlo, sono un uomo che scrive e non posso immaginarmi senza questa attività che sembra affascinare il 90% della popolazione italiana anche se poi i famosi, tremendi dati ISTAT ci fotografano un paese prossimo alle barbarie. Discorso che sta diventando faticoso perchè risultato di una serie complessa di fattori, economici, sociali e culturali.

Sembra incredibile ma è passato tanto tempo da quel 2006 che vide uscire il mio primo romanzo e ancor di più quando quattordicenne, oltre a divorare libri su libri mi feci regalare una Lettera 35 per il Natale del 1982 senza poi aver più smesso di scrivere storie.

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Complice l’età, posso incominciare dicendo che negli ultimi due anni ho preso a schematizzare le mie storie. Il processo creativo è semi inconscio: accumulo idee, pensieri, frasi, passaggi, spizzichi e bocconi. Il tutto è sparso, raramente vi è coerenza, è una sedimentazione e senza preoccuparmene, segno tutto sulla Moleskine e se ne sta lì, magari giorni, settimane e tutta questa sedimentazione mi gira per la testa. Ognitanto mi soffermo su una singola idea, su un concetto, qualcosa di letto, sentito, visto. Come un baco da seta,  incomincio a imbozzolare. Dopo è un gioco di collage. Prendo altre cose e vedo che legano. La storia sta nascendo.

Questo processo che si può definire creativo non ha tempi precisi, per lo più è sempre in corso e funziona per più storie finché non succede che una  in particolare abbia raggiunto un suo livello di saturazione, a cui segue una pressione che induce alla stesura.

Sto diventando più metodico e anche il tempo dedicato si è distribuito diversamente. Ora scrivo tutti i giorni, anche poco ma tutti i giorni. Mi chiudo in studio nel silenzio più completo e dedico dai trenta minuti alle due ore di scrittura; per scrittura, intendo anche rilettura dei capitoli precedenti ed eventuali modifiche o correzioni. Le fasi di ricerca e documentazione invece si spalmano anche su altri momenti della giornata, con letture e chiacchierate con gli eventuali consulenti che mi preoccupo di contattare.

moleskineAi feticci del mio scrivere, ovvero l’essere circondato dalle mie Moleskine degli appunti, il silenzio, la mug che il mattino contiene caffè liofilizzato (più veloce da preparare) e tè il pomeriggio, ho aggiunto per puro gioco, lo stringere qualche volta fra le labbra una piccola, vecchia pipa* pipa appartenuta a mio nonno materno. Che ci crediate o meno, può aiutare la concentrazione.

mug

Nel mio caso a questa costanza non corrisponde una produzione omogenea, il numero di parole scritte giornalmente varia da un minimo di quattrocento a un massimo di duemila, il tutto determinato da numerosi fattori quali il tempo reale a disposizione, impegni vari ed eventuali e anche condizioni psicofisiche (difficile essere produttivi con 38 di febbre per esempio)

Scrivo prevalentemente su un pc con installata sopra l’ultima versione di Ubuntu e utilizzo ormai da anni Scrivener come word processor. Può capitare che in trasferta ripieghi su un notebook con Win10 ma sempre con Scrivener sopra. In caso di necessità, la fida Moleskine e una matita fanno il loro porco lavoro.

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Se paragono la mia attività di scrittore a quella di tanti altri, ho l’impressione di apparire meno maniaco, meno ossessionato di prima. Non provo più quel desiderio di ostentare le nottate passate davanti allo schermo, di ammantarmi dell’aura di artista tormentato perchè ormai è un leit motif del quale si è abusato a sproposito, soprattutto fra numerosi wannabe. Ficchiamocelo in testa: essere scrittore non è un atteggiamento, non è un look. E’ disciplina, mestiere, pignoleria, ambizione e lavoro costante.

*spenta, la pipa è spenta da convinto non fumatore qual sono.

 

 

 

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11 thoughts on “Il Metodo

  1. “…Se paragono la mia attività di scrittore a quella di tanti altri, ho l’impressione di apparire meno maniaco, meno ossessionato di prima. Non provo più quel desiderio di ostentare le nottate passate davanti allo schermo, di ammantarmi dell’aura di artista tormentato perchè ormai è un leit motif del quale si è abusato a sproposito, soprattutto fra numerosi wannabe. Ficchiamocelo in testa: essere scrittore non è un atteggiamento, non è un look. E’ disciplina, mestiere, pignoleria, ambizione e lavoro costante.”

    Applausi.

  2. Io, prima di incontrare la pipa, che come sai fumo, usavo le radici di liquirizia. Cosa curiosa, la pipa non la tengo sempre in bocca, ma l’appoggio nel battipipa e la riprendo mentre rileggo e mi documento. Ma mentre scrivo, non la tengo in bocca.

  3. Bravo Fabrizio. Trovo insopportabile la pubblicità di un caffè in cui uno scrittore si vanta di lavorare di notte. Affascinante ma autocelebrativa. Sembra la pubblicità dello scrittore, anonima ma stereotipata.

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