Speciale Girola:Il Testamento di Gionata Hutter,Vesti la giubba, Noi siamo la Gente


Per un blogger dilettante e discontinuo come il sottoscritto, rimanere al passo con la produzione di Alessandro Girola è un’opera ardua. Se aggiungiamo il fatto che oltre a tentare di gestire un blog, il sottoscritto da grande vuole fare lo scrittore, il lavoro diventa immane. Viene così in aiuto la predilezione per l’autore meneghino per il formato breve. Il grosso della sua produzione rientra nella categoria delle novelette con tutti i vantaggi e la piacevolezza di regalarci letture agili oltre che piacevoli.

IL TESTAMENTO DI GIONATA HUTTER è un horror puro. Un racconto che rientra nella serie Italia Doppelgänger, dimensione letteraria parallela dove si racconta il nostro paese direttamente da una zona del crepuscolo squisitamente nostrana. Inutile sottolineare quanto sia congeniale e del tutto sulle mie corde una simile ambientazione. Variante vampirica di piccole e grandi atrocità di provincia, Il testamento di Gionata Hutter pesca a piene mani nel consolidato immaginario del gotico padano. Echi avatiani s’intrecciano con quell’aria di casa che si respira anche nei racconti di Piero Chiara mentre proseguendo nella lettura, la vicenda dell’avvocato Torricelli, lombardo metropolitano che si confronta con la sospensione e i ritmi di un tempo diverso, tipici della provincia, assume via via una progressione opprimente, dove l’inquietudine diventa un gorgo che riecchieggia delle paranoie senza uscita, degne di un Inquilino del terzo piano di Roman Polansky. Citazioni circostanziate; mai banale, Girola regala brividi di ottima scelta.

GROSSO GUAIO IN PAOLO SARPI primo racconto del ciclo de IL BASILISCO è un autentico spin-off dell’universo 2MM, progetto supereroistico del nostro instancabile. Il Basilisco è un vigilante dotato di moderati super poteri: forza, resistenza, alta tolleranza. Una specie di Batman con qualche marcia in più e dei gadget in meno (superflui). Volume introduttivo ha il pregio di non dilungarsi in spiegazioni regalandoci un ottimo esempio di show don’t tell tipico della letteratura contemporanea. Milano emerge con l’occhio e il sentimento che solo chi la vive è in grado di evocare. Una Milano popolare e multietnica, città globalizzata con problemi globalizzati. Una mitologia pulp che si respira innanzitutto nello stile di scrittura, sempre molto secco, essenziale e dinamico. Bande di cinesi e latinos, l’emergere di un luchador sovra umano e quello spirito metropolitano solidale e casalingo che emerge nonostante tutto e tutti. Un lavoro inedito nel nostro panorama letterario di genere come inedito il piacere che ho provato leggendolo.

VESTI LA GIUBBA è il secondo libro del ciclo. Il mondo del Basilisco acquisisce profondità e dettagli, come anche la sua scrittura. Inevitale non vedere nella vicenda della banda di Pagliacci, gli echi del Nolan de Il Cavaliere oscuro. Il villain di turno diventa figura iconica e inquietantemente empatica. Fra tragedia e ironica follia, Pagliacci scopre nervi sensibili, insinua il germe di un populismo che rischia di diventare metastasi della società e metterà all’angolo il Basilisco, forte di un ricatto letale per la città. Tutti gli elementi di una storia action ad alto tasso di spettacolarità si ammalgamano ottimamente e confermano la validità del progetto.

NOI SIAMO LA GENTE con il terzo e per ora conclusivo libro del Basilisco, la scrittura di Girola senza perdere un briciolo della sua capacità di intrattenimento rivela forse un aspetto di più profondo del suo autore. Il confronto del vigilante di Milano contro i Nuovi Briganti e le strumentalizzazioni di un movimento apartitico e populisto noto come L’Onda introducono la critica a un modo di fare politica che sembra dominare le dinamiche degli ultimi trent’anni, ovvero la sottile sobillazione della pancia dell’elettorato anziché della sua testa. Lo j’accuse di Girola contro demagoghi e populisti, già accennato in Vesti la giubba, in questo diventa perno concettuale dell’intera storia. Se  da un lato, si riconferma la sua rara capacità di raccontare scontri e combattimenti, dall’altro scopriamo un autore con una visione etica limpida e cristallina di quella che deve essere uan società civile. Sarebbe probabilmente impreciso definire Noi siamo la gente come un manifesto ma un personale saggio in salsa supereroistica sull’oggi di sicuro. Consigliato.

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