Relatività vs. Assoluto: di come bruciare uomini e libri sia un pericolo sempre attuale


Sono giorni strani e neanche tanto belli. C’è rabbia la fuori e dentro non è che siamo tutti sereni e sorridenti.

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Siccome scrivo e scrivo letteratura di genere (vari generi ok ma in tanti distinguono la letteratura di genere dalla Letteratura) ho il vizio di incuriosirmi e collegare fatti e notizie. Non sono il solo ma c’è modo e modo di collegare le cose. Se sbagli a collegare i fili della luce salta il limitatore e la fuori sembra che siano in tanti a non distinguere bene i colori dei fili.

Il primo filo è questo articolo, risalente a qualche giorno fa. Il secondo è questo post, uscito su uno dei Blog che preferisco.

Bene. Se avete letto l’articolo, da ora in avanti mettere in dubbio o negare scopertamente l’Olocausto è un’aggravante della quale il giudice in sessione penale dovrà tener conto. Il primo impatto era stato in realtà positivo. La propaganda e le insinuazioni contro l’Olocausto sono uno sgradevole leit motiv che dalla fuga di Leon DeGrelle in avanti si ripete con costanza diabolica, quindi, a un certo punto è giusto che si corra ai ripari: mali estremi estremi rimedi. Il secondo impatto invece mi ha indotto a una riflessione un po’ più articolata e meno ottimista della reazione precedente. La riflessione mi è stata stimolata da un’intervista su Radio3 RAI una mattina d’un paio di giorni fa. Una docente di storia contemporanea aveva espresso delle perplessità che mi sono ritrovato infine a condividere.

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L’Olocausto è il fenomeno storico moderno più documentato del XX secolo. E’ forse il solo che è stato possibile ricostruire con minuzia basandosi su innumerevoli testimonianze dirette. Sull’olocausto si ha a disposizione una bibliografia sterminata, una documentazione vasta e particolareggiata, supportata da materiale fotografico, audio e video. Delle testimonianze dirette non solo dei sopravvissuti ma anche dei carnefici stessi, nei verbali del processo di Norimberga. E anche dall’altra campana c’è comunque una serie di testi di riferimento, i quali alla fine non sono riusciti a smontare la tesi ufficiale e cioè che l’Olocausto è avvenuto. Milioni di morti non si nascondono sotto un tappeto e le evidenze storiche e giuridiche di chi è a favore, soverchiano chi è contro. Eppure

Eppure diverse nazioni sono state obbligate a introdurre leggi ad hoc per salvaguardare una verità storica. Ultima ma non ultima l’Italia. Qualcosa non ha funzionato. Anzi, qualcosa sta continuando a non funzionare se si è costretti a difendere la storia con l’intimidazione di un atto penale. Questo era il dubbio che instillava la storica e questo è il dubbio che mi sono ritrovato a elaborare. Perchè una cosa così enorme come l’Olocausto e così ampiamente dimostrata sembra sempre in pericolo. E’ fragile di fronte al montare di una contro reazione che striscia nei pensieri di tanta/troppa gente. A volte salta fuori con una naturalezza desolante: si parla del più e del meno, si casca sulla politica estera, citi Israele per esempio e il gioco è fatto. Adesso non mi metto a scomodare dei distinguo* che mi porterebbero lontano dal discorso che avevo in mente di fare. Posso solo riagganciarmi a quanto sto scrivendo quando l’interlocutore, pur di difendere le sue confuse posizioni mi salta su con un sonoro

“…e poi hanno rotto il cazzo con questo Olocausto!”

Ecco. Il tono era quello di uno studente di liceo che alla fine dell’anno scolastico è saturo di latino e quando è in vacanza può sbottare. Peccato che chi me l’aveva detto era un ultra quarantenne, non va più a scuola da una vita e non sembrava particolarmente interessato a circostanziare la sua uscita. E il sollievo, il tono finto esasperato che udivo nelle sue parole la dice lunga sul perchè si debba difendere la Storia con strumenti legali.

Perchè gli strumenti del sapere non sono serviti.

Perchè quindici milioni di morti (contando anche i non ebrei) invece di indurre rispetto e determinazione a non ripetere più una simile barbarie** hanno “rotto il cazzo”

Ora: avete letto il post della mia sorellina putativa Lucia? Lucia è una persona forte, intelligente e capace di sostenere le sue tesi con lucidità e pacatezza. Una bella persona. Rara. Ha difeso un film che non è detto neanche che le piacerà, perchè dietro la tempesta di merda (traduzione letterale) che si è levata sul reboot di Ghotbusters nella maggior parte (sottolineiamo maggior parte perche è bene ricordare che non vuol dire tutti) dei commenti di presunti fan delusi e traditi si nascondeva una palese misoginia alimentata da maschilismo più o meno inconscio.  E gli attacchi che ha ricevuto sul suo Blog in conseguenza delle sue posizioni erano davvero sproporzionati. Una reazione assurda verso una disgressione partita da un film di genere fantastico e che non avrebbe mai raggiunto simili livelli se i quattro della squadra di acchiappa fantasmi fossero stati attori appartenenti al genere maschile e se mai vi siete presi la briga di leggere lo scambio di commenti arriviamo alla tangenza che mi interessava.

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Ho trovato un parallelismo incredibile fra i toni di alcuni dei commenti contro Lucia e quelli dei neo nazisti anti Olocausto. C’era il medesimo livore, la stessa malizia in malafede di chi cerca di girare la frittata, trasformando la vittima in carnefice. Un mondo al contrario dove gli uomini diventano vittime di  “nazifemministe“, dove un popolo di malefici ebrei mette in povertà i cristiani (quello è il capitalismo ragazzi),  e dove ogni bufala un po’ ben supportata in rete diventa la verità. Dietro una tastiera tutto questo si amplifica, complice la distanza fisica del device di turno e la distanza fisica gioca un fattore importante, fondamentale. La distanza sottrae umanità.

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In criminologia si studia come il processo che porta all’assassinio passa attraverso una parziale o totale disumanizzazione del soggetto. Una specie di alibi inconscio che scatta per bypassare le barriere erette da educazione e convenzioni. Infatti, il nazismo aveva negato l’umanità degli ebrei e delle altre razze corrotte e impure, arrivando a costruire una mitologia pseudo scientifica che elevasse la razza ariana al di sopra delle altre e meccanismi simili entrano in funzione nei cervellini di tanti uomini autori di femminicidio, riducendo le loro vittime a oggetti sui quali rivendicarne il possesso, il concetto stesso di Amore si riduce al possedere e quando ci si accanisce in rete succede lo stesso: dall’altra parte non c’è una persona, non la si vede direttamente. non la si sente ma si leggono post o status che si possono condividere o no. Quando parte lo scontro, c’è solo un nome, una pic, un obiettivo e la volontà cieca di averla vinta, di affermare se stessi difendendo le proprie idee o affermazioni. Acriticamente.

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In questo mix, bisogna aggiungere anche un certo deperimento culturale. L’istruzione appare depotenziata, scremata degli elementi più introspettivi a favore di una visione pratica e per alcuni versi “aziendalista“. La Storia e con essa la percezione del tempo si sta trasformando, sbiadendo per le esigenze dell’ eterno presente; condizione teorizzata dal filosofo francese Marc Augé. Il futuro è sparito dai radar dell’umanità. Il passato è qualcosa di vago e nebuloso, spesso plasmato a uso e consumo del potere. Solo il momento conta, l’odierno e senza una prospettiva futura, gli orizzonti si restingono e con essi le coscienze.

Senza coscienza, senza ragione. Il mostro è pronto.

*Come dover spiegare per filo e per segno che dichiararsi contro le politiche di Israele non significa essere anti semiti

**e infatti dal dopo guerra ad adesso si può perdere il conto dei genocidi piccoli e grandi consumati in giro per il mondo

 

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7 thoughts on “Relatività vs. Assoluto: di come bruciare uomini e libri sia un pericolo sempre attuale

  1. La cosa spaventosa, dopo aver letto il parallelismo azzeccato che hai fatto, è che l’Olocausto venne ignorato per decenni, finché non venne processato Eichmann. Solo allora, con un’operazione di diffusione mondiale, si iniziò a parlarne e a comprenderne la portata. È davvero spaventoso che per decenni si fosse cercato di minimizzare o non parlarne proprio, forse per nascondere l’errore di chi non se n’era accorto o aveva taciuto.
    Quanto è facile allora ricascarci? Quanto è facile fare spallucce anche su altre cose?

  2. C’è questa strana idea che parlare di simili argomenti sia “noioso” – è la riduzione di tutto all’intrattenimento.
    Soprattutto, la reazione ostile – io credo – su certi argomenti scatta quando ci si trova davanti ad una argomentazione complessa, articolata e circostanziata – a questo punto l’ascoltatore/fruitore medio si sente in difficoltà a ribattere, e ripiega sulla noia, sul già sentito, sul “però anche loro…” e su altri espedienti da discussione al bar.
    Nelle scuole anglosassoni una delle materie di studio, con tanto di esami, è “Debate” – sue studenti devono poter discutere e argomentare coerentemente su un dato soggetto. Non è mica una brutta idea…

  3. Quello dell’Olocausto è un tema complesso e scivoloso, che vede due scuole di pensiero e azioni scontrarsi spesso spiacevolmente. Ci sono i neo nazisti impostori che sfruttando la “libertà di parola, stampa, espressione” fanno propaganda a un ‘ideologia disumana e crudele come il nazismo. lo stesso nazismo viene diluito dalla sua pericolosità attraverso l’ironia di giovini e meno che si reputano sarcastici e irriverenti. La leggerezza dannosa. Questa cosa la ostacoli con la preparazione sulla materia, con lo studio, la cultura e anche due bastonate in testa che è un modo barbaro di rieducazione, ma un tantum…La legge in realtà li fa diventare dei martiri. Fai un giro sui blog o siti di rossobruni e pirla vari, vedrai che sono convintissimi di esser vittime, non tanto della loro imbecillità quanto di un complotto giudaico e rettiliano. La seconda scuola, pericolosa tanto quanto la prima, è quella che per difender le politiche interne ed estere sioniste, della destra israeliana, usa quello che Norman Finkestein, definisce l’industria dell’olocausto. Cioè far leva “emozionale” su una grandissima tragedia per ostacolare ogni critica a un paese che a volte risulta indifendibile. Sono quegli scontri tra bande di esaltati che da tempo devastano ogni ragionamento. La storia non è un fatto di emozioni, ma scientifico, oserei dire. Una scienza umanista, ma che deve esser sgombrata da ogni morale sentimentale e soggettiva. Cosa ci dice la storia? Che l’olocausto esiste, è stato fatto, troppi innocenti sono morti. Moltissimi erano ebrei. Tanti anche tra gli zingari, omosessuali, portatori di handicap, senza tetto. l’olocausto è una grandissima tragedia. Negarlo è da coglioni. Sfruttare una sua parte per evitare critiche a una politica discutibile è altrettanto esecrabile. Meno, rispetto al primo, ma esecrabile.

    Sul post scritto dalla Lucia e le reazioni. Si, c’è la misoginia, è evidente. In più c’è un’altra componente: nel social, diversamente che nella vita, mi posso sfogare, distruggere una persona, che tanto non vado in galera e non mi becco due ceffoni o una risposta piccata. Mi è capitato di esser stato “aggredito” da due presunti cinefili, perché ho semplicemente scritto che non mi piace il calcio. A post sarcastici ho risposto in modo un po’ sarcastico. Evidentemente non funziona così. Noi possiamo insultare, esser sarcastici, dichiarare sciocche guerre per frustrazioni personali, ma nessuno deve risponder nello stesso modo, riderci sopra. Seriosi con il fegato gonfio di mediocrità e bile.Né più né meno.
    Poi ci sono tutti gli altri che vivono il social, la vita come momento di scambio di conoscenze, dibattito, anche criytica e giudizio, che ci vogliono sempre, ma senza bava e coltello in bocca. Coltello che tengono a casa, ben protetti.
    Hanno meno dignità di vigliacchi chi ha attaccato Lucia, e hanno questo comportamento anche con altri.
    Ottimo post . Ciao

  4. Bell’articolo, complimenti. Mi permetto di entrare nello scambio con un mio link
    https://stillrocking.wordpress.com/2016/06/10/la-casa-di-anna-frank/
    Il problema è il non rendersi conto che una frase detta così, in un discorso tra conoscenti, può essere un’uscita di pessimo gusto, un po’ sensazionalistica che potrebbe lasciare il tempo che trova, mentre i sentimenti che sottendono a qualsiasi esplosione d’odio nella storia dell’essere umano sono e saranno sempre pericolosi. Se questo significa dover fare delle leggi per questo, ben vengano. L’intolleranza, l’istigazione all’odio, l’attacco senza il minimo desiderio di confronto sono realtà contro cui non si dovrebbe mai abbassare la guardia.

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