La Misura


scatole-cartone-misure-624x400

Amo definirmi “piemontese della vecchia guardia” e non per auto compiacimento. Diciamo che uso questa definizione, un po’ vetusta invero, per amor di precisione: genitori piemontesi, nonni piemontesi, bisnonni piemontesi e così indietro nel tempo, almeno fino al XIV secolo, data a cui era riuscita a giungere una ricerca araldica intrapresa da un parente curioso delle nostre origini, (oltre era troppo costoso). Nessuna scoperta eclatante. I miei antenati si erano pigramente spostati un po’ su e un po’ giù tra astigiano e alessandrino anche se il mio cognome si ritrova abbastanza diffuso nel nord della regione, tra Valle d’Aosta e Lago Maggiore.

piemonte-bandiera

Questa piccola introduzione serve a contestualizzare un momento il mio retroterra culturale. Una famiglia di piemontesi, solidi artigiani; gente che veniva dalla campagna con poche idee ma molto salde; una certa austerità che aleggia su tutto: essere onesti, rigorosi, un po’ rigidi e seri. Seri. Il nonno materno soleva dire che solo gli stupidi ridono e si divertono. Certo, i suoi racconti d’infanzia e gioventù mi illustravano una vita dura e triste, faticosa e crudele ma l’essere seri, ecco quella cosa lì me l’hanno inculcata in anni e anni di educazione battente.

“Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!” diceva Pasolini

Sono figlio unico e sono pure nato tardi per gli standard dell’epoca (nel 1968 una donna che partoriva il primo figlio a 30 anni era considerata fuori tempo). Forse per compensare questo ritardo, sono stato partorito al settimo mese, sètmìn.

I miei appartenevano a una generazione che aveva conosciuto ancora la guerra, non avevano un’istruzione “alta” ma possedevano un rispetto nei confronti della cultura che oggi ci si sogna. Mi avevano insegnato a temere l’ignoranza perché “madre di tutti i mali”

Mom&Dad

Mamma e papà, 1950 ca.

Leggevano, ascoltavano musica, guardavo bei film. L’humus che mi hanno costruito attorno è quello che ha permesso di diventare quel che sono, nel bene e nel male. Una casa piena di libri, di dischi e di dolci (mio padre era un pasticciere). Questo ricordo della mia casa d’infanzia.

4d8497259c8ac9e4b54ed163a215002dvinili-lp

In particolare, mi avevano inculcato il concetto della misura. Che in piemontese più che in una parola si riassume in una frase: esagerumä pàs.
Non esageriamo. Che non è cerchiobottismo democristiano o inazione bensì un atteggiamento concreto e razionale, una cosa molto artigiana, tipica di chi vuole fare un lavoro bene e con precisione. Prendere la misura di tutto su tutto. Valutare bene, attentamente. Ponderare e agire. Avere misura, appunto.

E oggi? In questo scellerato paese qual è la misura che si adotta? Una società schizofrenica, incline all’auto indulgenza, alla malafede, all’antipolitica. Le misure sono diventate la quarta di reggiseno su ragazze taglia 36, l’ego ipertrofico dei macho d’accatto, buoni soltanto a postare foto di bicipiti, frasette estrapolate dai baci Perugina e immagini di dubbio gusto. Dove la serietà è andata a farsi benedire da tempo immemore,;si mitizza il “non prendersi mai sul serio” ma è diventato non prendere sul serio più niente. Nemmeno la morte. Nemmeno la violenza. Nessuna misura perciò. Nessun rispetto. Le donne continuano a subire una deumanizzazione criminale, il paese dei mammoni talmente incapaci e frustrati da ammazzare se si perde la propria schiava. Il paese dove la cultura è una parola che riempie la bocca ma svuota le pance e dissolve cervelli. Un paese che pretende di vivere ancora di miti frantumati: la brava gente, la capacità di arrangiarsi, la creatività, la simpatia.

Ed è proprio quest’esistenza sospesa tra incredulità e incapacità di adattamento alla trasformazione dei tempi che mi appare come il detonatore più preoccupante delle violente reazioni che sembrano incancrenire la cronaca quotidiana. Come un’epidemia che rende i bruti più bruti. Ottusi che non essendo in grado di capire e accettare, distruggono. Una distruzione che si estende a tutti i livelli,:nell’imbarbarimento della politica, diventata una commistione nauseabonda di pance rabbiose, bocche voraci, slogan da stadio e intimidazioni di stampo mafioso; nella degenerazione di ogni dialettica, ridotta a gara di urla, come se i decibel potessero sostituire il quoziente intellettivo e nella ricerca di un sapere facile e che perciò sapere non è. Si sguazza in crassa ignoranza, beandosene e giocando a sovvertire il significato dei termini un po’ per tornaconto un po’ perchè non si sa bene che cosa si dice. La prepotenza è diventata carattere, l’arroganza personalità, la violenza forza, la menzogna verità.

Chi come me è cresciuto con determinati valori, interpretati come sacri e fondamentali, non può che sentirsi un alieno. Un essere estraneo e avulso da questo contesto, che ha l’impressione a volte angosciante di parlare una lingua diversa, partendo da presupposti distanti anni luce da troppi e questo senso di esclusività, a sua volta allontana e acceca, in un gorgo pericoloso perchè facile da rendere inarrestabile. E senza misure.

 

 

 

Annunci

2 thoughts on “La Misura

  1. Tanti anni fa – ma tanti, nel 1992 – parlav con un amico inglese del nostro Norberto Bobbio, che era un filosofo.
    “E a quale corrente filosofica appartiene?” mi chiese il mio amico.
    “Vecchio piemontese,” gli risposi.
    Credo sia una risposta che funziona ancora, e non solo per Bobbio, dopo tutti questi anni.
    Alla via così 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Luca Trifilio

Pensieri, racconti, recensioni e cose fortuite

stillrocking

Voglio fare la differenza

MISTERI DEL NAZISMO

I SEGRETI OCCULTI DEL III REICH

pennelli&parole

Monica Spicciani Art

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Parole d'ottobre

Per alcune persone scrivere non è un hobby o un lavoro, è una necessità. Io sono una di esse.

correzionedibozze & editing

[Niente al mondo è più bello che scrivere. Anche male. Anche in modo da far ridere la gente. L’unica cosa che so è forse questa.][Silvio D'Arzo]

Plutonia Experiment

Un blog quantico

licus

Just another WordPress.com site

Firstime in Boston

Pensieri disgiunti in universi congiunti.

The Wine Training

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

Andrea Wierer

corporate storytelling

LM

cosa leggono i passeggeri nei vagoni affollati?

Frank Iodice

Education is the most powerful weapon which you can use to change the World (Nelson Mandela)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: