La Galaverna, di Samuel Marolla


Sinossi, direttamente dalla pagina Amazon dell’ebook:

Milano, giorni nostri. Uno spregiudicato manager scopre che nei parcheggi sotterranei dell’avveniristico grattacielo della sua multinazionale, edificato nel centro della città su rovine millenarie, una forza antica e malefica si è risvegliata da un lungo sonno. Un uomo convive fin dall’infanzia con la facoltà (o la maledizione) di poter scorgere, lui solo, invisibili e pericolose geometrie metropolitane. Due protagonisti indiscussi della movida milanese alle prese con i segreti oscuri della luccicante vita notturna. Tre racconti del terrore di Samuel Marolla, un viaggio nei recessi oscuri di una Milano tecnologica, multietnica e moderna, ma ancora dominata da malvagi poteri millenari.

Che Samuel Marolla sia uno dei nomi cardine del fantastique nostrano non sono certo il primo a dirlo. E’ opinione diffusa e suffragata dai riconoscimenti internazionali che l’autore milanese sta raccogliendo negli ultimi tempi.

Che Samuel Marolla sia uno dei cantori della milanesità in salsa nera, profondamente nera è invece mia opinione, opinione da non milanese e non lombardo che dopo aver letto Imago Mortis e questa sua piccola antologia, La Galaverna, si è consolidata. Pochi altri, Alessandro Girola tra i primi altri che mi sovvengono, mi sembra siano riusciti non semplicemente a descriverla ma a evocarla. Perchè Milano è una creatura complessa,protoplasmica, mutevole, con un’anima che si spalma su più piani, su più dimensioni. Altalenante. In equilibrio precario su confini labili, tra italianità becera e cosmopolitismo, tra un sub strato ancestrale e una modernità esasperata.

Tutte pieghe che Marolla nell’arco di tre racconti, apre per permetterci di sbirciare l’ altro che alberga ovunque nella sua metropoli.

Nelle tre storie si assiste a un crescendo isterico che segue una sua schematicità intrinseca e come un prisma, scompongono l’insieme di una società e una metropoli che non ha perso traccia della sua barbarie.

Ne I FATALI conosciamo la parabola mortale di un giovane e rampante genietto dell’informatica che dall’ High Tech di una potente casa software incrocia il proprio destino di morte e follia con una progenie scaturata dai più profondi abissi del passato. Citazioni alte, (La Morkan software prende il nome di un personaggio da Gente di Dublino di Joyce) e nella Milano invernale, fredda, cinica e spietata, terreno di scontro tra poteri antichi e oscuri, vi ho trovato sia le crisi morali che Joyce rievocava nel suo capolavoro sia le atmosfere crude e vagamente punkeggianti delle Londra del Clive Barker dei Libri di Sangue.

Ne GLI ANGOLI Marolla abbassa un momento i ritmi. Un racconto pieno di ombre, di suggestioni, di echi trasportati attraverso case di ringhiera, cortili fagocitati dalla crescita edilizia e quel senso di famigliarità che mi ha riportato a quella pacatezza estraniante che era facile trovare in Buzzati o in certo Borges. Qua abbiamo  la città come dimensione estranea, come media per accedere ad altre realtà. Siamo dalle parti della megalopolimanzia di lieberiana memoria (Nostra Signora delle tenebre) e il tutto si amalgama ottimamente.

Ne I VIVI l’orrore irrompe con potenza cosmica. La Milano da bere (o da pere)ne è lo specchio agghiacciante e in questa storia squallida di ricchi disumanizzati dalla loro stessa condizione, menti inaridite da un consumismo al quale sono devoti servitori, i confini tra il mondo umano e quel che pulsa oltre s’infrangono per i più veniali dei motivi. I VIVI lo sono solo biologicamente, la morte che ha raggelato loro le anime richiede ben altri tributi che un patto d’affari tra rampolli affamati di cash, terrorizzati più dalla crisi che dall’abisso.

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