Mad Max Fury Road (parte seconda)


ATTENZIONE:CONTIENE SPOILER.

C’è molto western in Mad Max Fury Road. Ci sono gli assalti, i canyons, i convogli. Bande di motociclisti appostati come Apache pronti a calare giù in cariche dove il rombo dei motori si sostituisce alle grida di battaglia e dell’eroe, o meglio anti eroe western;Tom Hardy presenta un ottimo phisique du role e personalmente ritengo che non faccia affatto rimpiangere Mel Gibson. Indolente, taciturno, tormentato dai suoi fantasmi del passato e dalla follia che come una nuvola, rossa come la sabbia turbinante del deserto nel quale il mondo si è mutato, lotta per non esserne completamente posseduto. Non ha missioni una volta consumata la vendetta, solo fughe: da se stesso, dal mondo, dall’umanità barbara. Un fuga lunga una vita attraverso la quale non concepisce mete ne arrivi. Un randagio. Un perso. Fino all’incontro con Imperatrice Furiosa interpretata mirabilmente da una Charlize Theron mai così intensa ed espressiva. I detrattori del film rimarcano la scarna presenza dei dialoghi. Piccole, brevi battute. Giusto, aggiungerei. Un film così, appesantito da troppi dialoghi sarebbe stato insopportabile (e lo dico da amante incondizionato della nouvelle vague francese) E’ un film epistemiologico, coerente con l’idea di cinema. Lo ripeto perchè è importante secondo me per capirlo e apprezzarlo. C’è il movimento che parla, l’azione, le inquadrature. C’è mimica, plastica, enfatica, espressiva.

Gli occhi. Gli occhi degli attori sono fondamentali perchè attraverso essi si trasla l’occhio cinematografico del regista. E’ il media umano che permette l’interazione. Furiosa è una donna brutalizzata dal mondo nel quale sopravvive, è un’amazzone, una guerriera, una donna che ha raggiunto un certo livello d’autorità e grazie a esso può architettare la sua fuga verso la speranza. Con Furiosa, Miller ci regala un’icona femminile potente ed efficacie come poche altre nella storia del cinema di genere. Di simili di sovvengono soltanto la Sigourney Weawer di Aliens e Rhona Mithra di Doomsday ma sinceramente, con la Theron, abbiamo forse raggiunto uno degli apici storici. Poche inquadrature del suo cranio rasato, il volto annerito, gli occhi strizzati dalla luce radioattiva riempiono lo schermo più di qualunque ostentata quarta misura di reggiseno. Dura, bella, determinata e con la speranza nel cuore. Lo sparti acque fra lei e Max è la speranza. Furiosa ha Il Posto verde. Max ha il nulla e sarà proprio la loro interazione, lo scontro e la successiva necessaria alleanza, fino alla stima reciproca, a completare il maschile positivo del film.

L’idea che Mad max Fury Road potesse essere un film femminista la dice lunga sullo stato in cui versa certa cultura maschile. Non vi ho visto femminismo, non quello estremo e radicale alla James Tiptree jr. per intenderci. Vi ho visto finalmente uguaglianza. Max e Furiosa si scontrano, lottano e infine s’incontrano in un perfetto equilibrio dove nessuno ha la meglio sull’altra e sarà proprio la loro armonia a permettere la sopravvivenza e se Furiosa non è una donna che svende la propria femminlità per sopravvivere in questo universo bruto, Max, nella sua follia che non è altro che sfogo per il proprio cocente senso di colpa, si schiera con Furiosa perchè non vede altre alternative. Non ci sono alternative se non la collaborazione. Con intelligenza rara, Miller, evita la massima dimostrazione di machismo della quale Hardy poteva essere protagonista e riduce a bagliori cupi nella notte l’epico scontro contro Bullet Farmer.

Non dimentichiamo che Miller era un ragazzo che ha vissuto il 1968. Se il cinema è la macchina dei sogni, lui ci ha messo anche i suoi. Il clan di donne che proviene dal Posto verde è composto da una maggioranza di anziane custodi della Terra che fu. Figlie dei fiori, Easy Rider che vagano per la sopravvivenza di un’utopia che resiste nonostante la follia umana. Donne, madri, procreatrici. Emanano bellezza archetipica, un equilibrio di sensualità e ieraticità ma Miller non si accontenta di questa didascalia. E’ dalla parte delle donne perchè Venere costruisce e Marte distrugge ma esiste una redenzione, una espiazione che si compie nel sacrificio di Nux e si protrae nel vagabondaggio di Max, sorta di rude Lord Jim destinato a scavare nel suo Cuore di tenebra.

Miller non augura una Age of Aquarius. Qui un po’ spiazza. Dopo aver costruito una sorta di Heroic Fantasy dove al posto di un nerboruto Conan ritroviamo il folle Max e Furiosa e i draghi che sputano fuoco sono chitarre elettriche e veicoli sfreccianti; Miller ci da una pacca sulla spalla: Il Posto verde non è altrove, non è la fuga dai problemi, dalle minacce, il peregrinaggio verso una terra promessa e mitizzata. Il Posto verde è Casa nostra. L’unica cosa da fare è tornare indietro e riprenderselo per renderlo più giusto e migliore. Militanza e rivoluzione.

Un’ultima considerazione sul linguaggio. I detrattori sottolineano con una certa insistenza i dialoghi scarni, quasi inesistenti ma a quanto pare erano talmente impegnati a cogliere questo dato da non aver prestato la minima attenzione alla pregevole costruzione del linguaggio. Una mediazione con le terminologie automobilistiche, a voler sottolineare una volta di più il legame empatico che gli uomini dell’universo di Mad Max hanno con i motori. Come ultime vestigia di un’epoca industriale che non può più tornare, cannibalizzata selvaggiamente dalla propria natura distruttiva. Max, donatore universale, catturato da Immortan per rimpolpare le sue anemiche truppe viene tatuato come “ad alto numero di ottani” e quando Nux vede per la prima volta le bellissime procreatrici fuggitive, le definisce “fiammanti e cromate” come splendide fuoriserie. Il “medico” di Immortan è definito meccanico organico (Mechanic organic). Sarebbe piaciuto a tanti nomi che non ci sono più, penso a Kubrick e a Giger tanto per citarne.

Mad Max Fury Road è un’opera a tutto tondo, perfettamente studiata, realizzata e costruita. La coerenza di Miller l’ha portato ad assemblare realmente tutti i veicoli presenti nella pellicola. C’è stato riciclaggio, riutilizzo, riassemblamento.

E’ il cinema che espirme il proprio mondo e lo fa con coerenza forse mai vista prima.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Luca Trifilio

Pensieri, racconti, recensioni e cose fortuite

stillrocking

Voglio fare la differenza

MISTERI DEL NAZISMO

I SEGRETI OCCULTI DEL III REICH

pennelli&parole

Monica Spicciani Art

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Parole d'ottobre

Per alcune persone scrivere non è un hobby o un lavoro, è una necessità. Io sono una di esse.

correzionedibozze & editing

[Niente al mondo è più bello che scrivere. Anche male. Anche in modo da far ridere la gente. L’unica cosa che so è forse questa.][Silvio D'Arzo]

Plutonia Experiment

Un blog quantico

licus

Just another WordPress.com site

Firstime in Boston

Pensieri disgiunti in universi congiunti.

The Wine Training

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

Andrea Wierer

corporate storytelling

LM

cosa leggono i passeggeri nei vagoni affollati?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: