Lovecraft’s Innsmouth (Chthulhu apocalyspe Vol.1) di Claudio Vergnani


Sinossi (dalla pagina Amazon del libro)

… si trattava semplicemente di accompagnare il professor Franco Brandellini (questo il nome del cliente) per una settimana in una cittadina per turisti sulle coste del Massachusetts, dove era stata ricostruita a uso e consumo dei gonzi (questa invece la spiegazione di Vergy) la Innsmouth del racconto “The Shadow Over Innsmouth” di H.P. Lovecraft. Il nome della struttura era, nella sua grande originalità, “Lovecraft’s Innsmouth”.
«Insomma», spiegò Vergy, «hanno costruito questa specie di Disneyland che rispecchia pari pari la città del racconto. Catapecchie cadenti, vicoli, l’albergo schifoso, la chiesa dell’ordine di quel… come si chiamava quello stronzo con le squame con il quale i cittadini stringono il solito patto blasfemo?»
Ritornai con la memoria ai tempi del liceo. «Dagon, direi. Lo aveva contattato un capitano del posto che era stato in non so quale località esotica e lì aveva saputo di questa creatura che, al prezzo modico di qualche sacrificio umano, avrebbe garantito pesce, oro e figa per tutti gli anni a venire.»
«Giusto, una cosa così. Aspetta, questa ti piacerà: per le strade girano anche delle comparse truccate come gli abitanti del racconto. Dei rachitici che camminano arrancando, puzzano di pesce e al posto della faccia hanno un mascherone da merluzzo. Bene, ora tu non ci crederai, ma sembra che esistano molti appassionati di questa spazzatura e il nostro professore è uno di loro. E vuole fare un salto a godersi cotanta bellezza. Tu e io lo dobbiamo accompagnare e proteggere. Da cosa, non saprei.»
«Sembra un compito abbordabile.»
«Già. Il guaio è che dicevano così anche dello sbarco in Normandia.»

Ritorna Claudio Vergnani con un’operazione di recupero e reinterpretazione dei miti immortali, creati dalla tormentata fantasia del Solitario di Providence. Ritorna in formato elettronico, formato che si sta dimostrando sempre di più come una sorta di Isola della Tortuga nella quale trovano spazio e creatività difensori e sognatori della narrativa di genere, sempre più schiacciata, sminuita e depotenziata da un mercato becero; ritorna con un ebook dal prezzo ridicolo e ritornano Claudio e Vergy, sempre disincantati, sempre disillusi, sempre dolenti e pronti a imbarcarsi verso lidi incerti, ostili e disperati.

Claudio & Vergy

Non rinuncia alla sua vis ironica e scanzonata quando non apertamente umoristica ma dietro a queste note, apparentemente volute per spogliare le sue storie di qualsiasi austerità, traspare come pennellate amare il mondo degli ultimi. I suoi protagonisti sono uomini borderline. Figure perennemente sul confine tra l’emarginazione sociale, il sotto proletariato e la follia. Una dimensione questa che interferisce sempre più di frequente nelle nostre esistenze su questa terra gradatamente precaria, traballante e autodistruttiva.

Nella quarta di copertina di uno dei suoi romanzi, era stato definito “Il Bukowsky dell’horror” e subito, confesso che l’avevo trovata un po’ altisonante ma col senno del poi, mi sono reso conto di quanto fosse corretta, a tratti perfino epistemologica.

Vergnani, come Bukowsky descrive una realtà lercia, ingiusta e crudele. Buk la raccontava attraverso il sesso, l’alcolismo e una sottile poesia scaturita da un senso di libertà che si sfogava attraverso uno sberleffo auto distruttivo, mediato dai suoi vizi smodati; Vergnani usa una chiave se vogliamo più esistenzialista. I suoi paria scelgono l’orrore, un orrore che diventa semplicemente l’aspetto più gestibile e leale di un’esistenza che non concede nessuna tregua se non una lotta costante contro tutto e contro tutti, con i pugni in tasca.

Approcciarsi a Lovecraft è sempre un lavoro difficile. Il suo universo è indissolubilmente legato ad atmosfere e suggestioni talmente scolpite in un certo immaginario collettivo che ogni deviazione da esso significa allontanarsi, pregiudicandone il risultato. All’apparenza, i mondi dell’autore modenese divergono notevolmente da quelli del vate del New England eppure, come spesso accade nelle produzioni artistiche, i contrasti creano risultati inediti e appassionanti ed è proprio quello che succede con questo Lovecraft’s Innsmouth.

L’Innsmouth di Vergnani è un simulacro. Una baracconata statunitense che sfrutta la fama (amplificata invero per esigenze narrative) degli appassionati di HPL per far rivivere a facoltosi turisti le brezza delle atmosfere corrotte e marcescenti degli antichi. Il doppio registro suggestivo che Vergnani ha scelto è perfettamente funzionale sia all’evocazione lovecraftiana che alla sua vista sempre attenta a demistificare ogni assoluto. Un’idea malinconica, molto noir, dove anche la “bellezza” dell’orrore, dell’evocazione di un modo di scrivere horror che non esiste più se non come scimmiottatura, diventa un’apparenza, la chimera di un mondo d’illusione. Siamo un po’ tutti falene, pronti a farsi ammagliare, ognuno dalla sua personale lanterna, che sia una Innsmouth ricostruita, il miraggio di un benessere di belle donne e automobili potenti o la casetta in perfieria e il posto fisso in banca.

Il romanzo ha il difetto della maggior parte degli spin off. Finisce in fretta e lascia quel retrogusto che ti porta a volerne ancora. Questo nell’attesa di una versione ampliata che l’autore ha prospettato.

Claudio e Vergy ci dicono tutto questo e lo dicono con quella virile, scanzonata voglia di avventura che li fa sembrare i Bud Spencer e Terence Hill della nostra narrativa di genere.

Inutile aggiungere che è una lettura consigliata.

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