Il Colosso addormentato, di Samuel Marolla


Sinossi dalla pagina Amazon dell’ebook.

Fabio Angotti, archeologo e ufficiale dell’esercito, viene ingaggiato dai servizi segreti militari per una missione speciale in Afghanistan: in un’immensa grotta gli Alpini hanno scoperto un reperto archeologico che potrebbe cambiare la storia, un misterioso gigante di pietra alto trecento metri e costruito da una civiltà sconosciuta. Fabio si ritroverà isolato in una base sperduta fra le montagne nel nord dell’Afghanistan, sotto attacco dei Talebani, e al comando dello psicopatico colonnello Tam… nemici veri e immaginari iniziano a confondersi e a rendere labile il confine fra la realtà e l’incubo; le ombre e i sussurri nella notte si trasformano in terribili pericoli; gli Alpini divengono vittime di allucinanti mutazioni; infine, una bufera di neve si abbatte su Campo Polifemo, intrappolando i soldati italiani in balia di forze oscure e violentissime. E su tutto l’orrore che si scatenerà regna imperscrutabile, eterna, aliena, la mastodontica sagoma del Colosso Addormentato…

Parlare di narrativa horror pura, oggi diventa sempre più difficile e anche problematico in un paese grottesco e culturalmente squilibrato come il nostro e lo affermo arrogandomi il diritto di parlarne con quel minimo di cognizione di causa, portata dal fatto che anche il sottoscritto lotta, sgomita e suda per scrivere narrativa di genere. Da noi, horror è brutto; a meno che non sia trasformato e patinato in qualcosa fruibile da un pubblico adolescenziale (cosa volete, son ragazzi…) e l’unico intento alla fine è quello di disinnescare un genere che dell’inquietudine, della catarsi, della paura come sentimento esorcizzante e fondamentalmente sano, ne fa cifra stilista e filosofica. Per questo e molti altri motivi,quando leggo Samuel Marolla mi ritrovo un po’ a casa e oltre al piacere di una lettura ricca di suggestioni si riaccende quel barlume di luce contro il buio pneumatico che è lo scantinato nel quale si tende a relegare l’horror nostrano.

Il Colosso addormentato è una vicenda cupa. Una storia che ci porta su uno scenario drammaticamente attuale e dove all’orrore di una fase storica tragica, dove la polveriera afgana è crogiolo delle paranoiche paure di questo nuovo millennio; si sovrappone un orrore sotterraneo e antico. Una presenza a suo modo speculare che chiude un cerchio che abbraccia tempo e spazio. Gli ingredienti sono quelli tradizionali di un buon horror moderno, c’è il mistero della scoperta, i servizi segreti che hanno mire imperscrutabili, un anti eroe con vita difficile che accetta l’incarico un po’ per forza di cose un po’ per ambizioni personali; ci sono i militari, che sono un elemento che riesce a dare un sapore tutto particolare alle storie horror (vedi La Fortezza di Paul Wilson oppure Dog Soldiers di Neil Marshall)

Il Fob Polifemo, il presidio delle nostre Forze Armate al sito archeologico dal quale si scoperchia l’orrore, occupato da un reparto di Alpini, non può non rimandare alla nostra memoria cinefila, che alla base artica de LA COSA di Carpenter ma questa non è altro che la più scontata e banale delle citazioni più o meno volontarie che si ritrovano nel romanzo. La figura del colonnello Tam possiede tratti della lucida follia del Kurtz di coppoliana memoria; mentre tutto il libro è attraversato da quell’anima di nero terrore cosmico alla quale il fantasma di Lovercraft nessuno sfugge ma che Marolla sa rendere moderna e sempre fresca nella sua potenza evocativa.

L’orrore del Colosso Addormentato diventa inevitabilmente metafora, al di là del bagaglio citazionista e delle suggestioni di uno stile complesso, magmatico, con una scrittura che sembra partire come un classico action, secco ed essenziale e man mano si complica, s’accumula in pensieri, paure, sensazioni ed evocazioni che costruiscono un incubo diffuso e dilagante, che consuma e ingloba ogni speranza. Così, l’antica minaccia che ritorna alla luce fioca di un mondo allo sbando, diventa un tutt’uno con le angosce dell’oggi e le ultime, deliranti visioni che emergono man mano che la storia cresce, spaventosa; diventano la metafora allucinata di un’omologazione che non lascia scampo a niente e nessuno, che sia la premonizione di un uomo che ha visto troppo o quel che diventa una hit nostrana come “A Novembre” di Giusy Ferreri.

Dopo aver letto Il Colosso addormentato, non l’ho più sentita con le stesse orecchie.

Recuperatelo, leggetelo e ritornate a immergervi in un horror onesto, ambizioso e adulto.

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