Omicidi e incantesimi


Immaginate una storia pesantemente calata nelle più classiche atmosfere Hard Boiled statunitensi. Los Angeles,1948 si respirano a pieni polmoni le atmosfere evocate dalle penne Di Chjandler e Spillane. Prendere un detective privato reduce di guerra, un duro dai modi spicci e ritroso all’uso della magia….

Magia? Stiamo parlando di Omicidi e incantesimi, di Martin Campbell, regista neoselandese, solido mestierante con all’attivo alcuni titoli non disprezzabili come Fuga da Absolom, Golden Eye e Casino Royale. Omicidi e incantesimi ( Cast a deadly spell) invece è un film televisivo prodotto dalla HBO nel 1991

Forte di un cast piuttosto ben organizzato, con Fred Ward come protagonista principale e Julianne Moore come contraltare femminile, Il film è un pastiche tutt’altro che frequente tra Hard Boiled e Fantasy/horror. IL 1948 di Omicidi e incantesimi è un mondo ucronico dove la magia esiste ed è diffusa in ogni aspetto del vivere quotidiano. La gente la sfrutta in ogni occasione della giornata e si convive tra esseri umani, mitologici e icone classiche come vampiri e lupi mannari. Un’ambientazione piuttosto simile al background che anni fa Bonelli aveva imbastito per la serie di Jonathan Steele.

Il complesso citazionistico diventa gustoso e stuzzicante nel momento in cui scopriamo che il detective risponde al nome di H.P.Lovecraft e che il caso che lo vedrà protagonista, interessa la scomparsa di un misterioso volume, il Necronomicon.

Il film nel complesso, risente in maniera piuttosto pesante del suo formato televisivo. Proprio nel girato, nel taglio delle inquadrature e nella qualità della fotografia, emergono tutti i limiti dei prodotti realizzati per il piccolo schermo, questo prima che avvenisse la maturazione dei serial iniziata più o meno nello stesso periodo. L’indagine di Lovecraft si muove attraverso gangster che lanciano incantesimi, retate contro vampiri e lupi mannari, cacciatrici di unicorni, zombies deambulanti e Gargoyles svolazzanti tra le guglie della Città degli Angeli. Uno degli agenti della polizia si chiama Bradbury, uno dei locali notturni nei quali si svolge la storia si chiama Harry Bordon’s Dunwich Room.

Avrebbe potuto essere un gustoso gioiellino. Il trend degli anni ’90 imponeva ironia comicità e nel film ne traspare ad ampie e rassicuranti mani, un’operazione delicata e non del tutto riuscita perchè può ben accordarsi con le comparsate dei Gremlins che provocano guasti meccanici ma decisamente meno quando si evocano Chtulhu e Yog-Sothoth

Un’opera discontinua e disarmonica ma che tira in ballo un background al quale nessun appassionato può comunque dimostrarsi indifferente. Merita comunque un recupero, specie in questo periodo di ritorni e variazioni lovecraftiane, grazie all’opera di Alex Girola. Leggete qui a tal proposito.

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