Il posto delle onde, di Lucia Patrizi. Le citazioni (parte seconda)


Il mosaico variegato che si palesa ne Il posto delle onde di Lucia Patrizi, si costruisce anche attraverso un apparato citazionista che si mostra in tutta la passione cinefila dell’autrice.Ci sono richiami palesi e diretti ai Kaiju di Pacific Rim

e ai propriamente definiti kaijū eiga giapponesi, pellicole fantascientifiche prodotte in Sol Levante a partire dagli anni ’50, con un pantheon entrato di diritto nelle leggende del fantastique, da Godzilla a Gamera, da King Kong a Matango.

La fantascienza giapponese di quegli anni ha raccontato il trauma collettivo di una nazione ben più di molti trattati di psicanalisi.

I mostri di Lucia, a differenza della cieca volontà distruttiva della maggiorparte delle creature sopracitate, non possiedono malizia. La distruzione e la devastazione conseguenti sono un effetto collaterale e non un’azione conscia. Sembrano possedere la medesima, indifferente inconsapevolezza di un elefante che improvvisa si materializza nella canonica cristalleria. Essi esistono e si ritrovano in un contesto che non è più completamente il loro e col quale devono necessariamente interagire. caratteristica che invece è assente nella mentalità umana.

C’è tanto Giappone anche negli scorci di Apocalisse che sconvolgono il mondo de Il posto delle onde. Una scena in particolare mi sembra paradigmatica ed è quando Alice assiste a una manifestazione dell’Apocalisse in piazza di Spagna a Roma. I fenomeni sebbene attribuiti a un evento interdimensionale, si concretizzano con una fisicità e una carnalità spiazzanti, come a voler sottolineare che le trasformazione interessa l’interezza del percepito, lo spirito ma anche la materia. Anima e carne. L’immagine di una specie di enorme bocca che sboccia da sotto il lastricato della città eterna sembra richiamare sia la rossa, vorace bocca sensuale di The Rocky horror picture show 

che le trasformazioni di Kaneda, nel culmine di Akira, di Katsuhiro Ōtomo. A ben pensarci, un altro filo sembra legare alcune tematiche di Akira al Posto delle onde; Kaneda racchiude in se un potere che solo in un primo momento sembra richiamare le facoltà ESP ma più avanti, il concetto si complica e si tira in ballo l’energia cosmica e forze creatrici, le stesse forze che nel romanzo di Lucia Patrizi, si mettono a plasmare la nostra realtà.

Ci sono poi le citazioni ufficializzate dalla stessa autrice, basta andare a leggere il post dedicato qui ma che ritengo doveroso ribadire. Innanzitutto lo splendido Demoniaca (Dust Devil) di Richard Stanley con il suo deserto polveroso e sconfinato, non luogo antipodico della dimensioneda nereidi nella quale le due protagoniste tentano di vivere in serenità e armonia.

Ritroviamo poi omaggi ben intessuti e non esageratamente telefonati che spaziano da Il bacio della pantera (Irena)

allo spassoso Doomsday, di Marshall,

senza il quale non sarebbe esistito il personaggio di River.

Da Starship Troopers

a certe suggestioni dai colori straordinariamente vividi e al sapor di sale che solo certo cinema di genere degli anni ’70 sapeva regalare, titoli come Barracuda di Harry Kerwin

e Tintorera di Renè cardona Jr.

Ci sarebbe poi tutta una costellazione di suggerimenti e rimandi che compongono praticamente l’immaginario dell’autrice. Echi de Lo Squalo, Alien e qualche suggestione che mi ha rimandato al semi dimenticato Capitano Nemo missione Atlantide di Alek March. Tutto il resto è piacere di lettura, fantasia ed emozioni

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