Interstellar: quasi una recensione


Partiamo da un presupposto a dir poco banale: Io amo la fantascienza. E’ il genere che mi ha accostato alla lettura, alla scienza e a quell’idea squisitamente illuministica che l’uomo, al netto delle sue miserie, meschinità e furia assassina è un animale che può salvarsi e prosperare sempre e solo grazie al suo intelletto e alla conoscenza. Vista questa premessa, il 90% abbondante di Interstellar, diretto da Christopher Nolan, sembra concettualmente teso verso questi ideali. Aggiungiamo anche che il panorama SF cinematografico attuale, monopolizzato da trasposizioni Marvel e da dispotismi in salsa young adult non sembra aiutare il genere. Inevitabile quindi che l’hype costruito ad arte per l’uscita dell’ultima fatica del papà di un gioiello come Memento, fosse destinato a far lievitare attese e aspettative.

Ormai ho un’età. I facili entusiasmi non mi appartengono più ma un minimo di fiducia, dando una scorsa ai credits, me l’ero permessa: Nolan, Matthew McConaughey, Michael Caine, Anne Hathaway, le musiche di Hans Zimmer e la consulenza di Kip Thorne, fisico teorico di grande spessore nella comunità scientifica. Carte buone nel mazzo c’erano ma…

C’è sempre un ma a questo mondo. Ma Nolan stavolta s’imbarca su un’astronave difficile da pilotare. Ci prova, ce la mette tutta ma fa fatica a mantenere un assetto costante durante il volo e ogni tanto sbanda. Non ho intenzione di mettermi a fare le pulci al film. Anzi, a me da un certo fastidio passare al setaccio ogni minima incongruenza, imprecisione o discrepanza, andare al cinema deve essere un’esperienza visiva, intellettuale e totalizzante ma deve avvenire anche con una certa rilassatezza, sopratutto in un film di fantascienza che ambisce ad armonizzare hard sf e space opera. Il problema centrale di Interstellar è proprio questo: l’armonizzare il tutto. Non puoi scomodare un Kip Thorne per l’aderenza scientifica e poi prendereti abbondanti licenze poetiche, negando la prima. Come già detto, non mi metterò a passare i chicchi di riso del film, c’è chi lo ha fatto egregiamente, senza cattiveria e con onestà intellettuale ben meglio di me, qui, per esempio.

Interstellar cerca di prendersi i suoi tempi, il film è lungo e tenta  di creare le premesse per il nucleo centrale della vicenda. Il mondo è sull’orlo di un collasso ecologico e si assiste a una moria delle piante graminacee con conseguente rischio di morte per fame e inedia della razza umana. Il dissesto della Terra è rappresentato dall’avanzare di una polvere invasiva che inaridisce ogni cosa. Una bella metafora dell’inaridirsi della conoscenza, dello spirito di ricerca dell’uomo e la sua tensione ideale verso la scoperta e l’esplorazione. Metafora che viene poi didascalizzata dalla becera riscrittura della storia e la demonizzazione delle missioni spaziali. Ammiriamo il contrasto tra un mondo tecnolocigizzato (vedi i droni che svolazzano nei cieli e le macchine agricole robotizzate) e un’apparentemente bucolica de evoluzione verso un sistema di vita agreste, dove ingegneri ex astronauti si mettono a coltivare mais (l’unica graminacea alimentare ancora sana, sembra di capire) Questo ancorarsi alla terra, materiale e simbolico è un buono spunto. L’uomo non può continuare a stare aggrappato alla terra pena l’estinzione. Ci ho visto qualcosa di Gattaca

Screenshot da Gattaca

 in questa parte: un mondo futuro con un occhio perennemente voltato all’indietro, teso a mantenere un sistema statico e immutabile nonostante tutto e anche in Gattaca, la speranza, la riscossa parte poi dal viaggio nello spazio

.Ci sono poi gli inevitabili omaggi ai numi tutelari: 2001 Odissea nello spazio di Kubrick,

Citazioni…

Solaris di Tarkovskij,

Citazioni…

una spruzzata di Incontri ravvicinati… che ci stava bene solo che Nolan non è Kubrick. E nemmeno Tarkovskij. Nolan sbanda perchè sembra affannarsi a ricordarci ogni due sequenze che non voleva fare un “semplice” film di fantascienza. Nolan voleva fare di più e in questo affanno incorre in alcuni errori, secondo me madornali. Cade innanzitutto in una narrazione prolissa. Si preoccupa ossessivamente di dare spessore e umanità ai suoi personaggi ma finisce col farli dilungare in inutili monologhi dove fa dire cose a tratti imbarazzanti, come se dovesse farci un disegnino ogni volta che mette in bocca concetti filosofici o scientifici ai suoi astronauti (come fa bene notare Lucia Patrizi nella sua approfondita analisi, qui.) così abbiamo una Hathaway bamboleggiante in maniera inutile mentre McConaughey riesce a mantenere alto il pathos del suo personaggio senza gigionare eccessivamente; al che verrebbe voglia di dire che se hai fatto un film così “alto” non c’era proprio bisogno della postilla travestendola da prova d’attore. Azzardare accenni sulla teoria unificante, citare la forza di gravità come grande elemento interdimensionale e poi ficcarci dentro l’Amore come componente fisico(con buona pace del V elemento di Besson) temi “spessi” che non meritavano di essere messi lì così, come a voler tranquillizzare i recensori di Rete4!

Il cinema è innanzitutto narrare per immagini e in Interstellar, d’immagini da mozzare il fiaco ed evocare tutto l’evocabile, Nolan ne aveva letteralmente una galassia. Altro errore, secondo me imperdonabile per un regista è perdere lui per primo l’orizzonte del proprio film. Da un rigore scientifico ottimamente esemplificato dalla rappresentazione del whormhole nei pressi di Saturno

Alle astronavi, credibili e realistiche, con riprese in pieno stile NASA…

Interstellar aveva tutti gli ingredienti per un lavoro epocale, un film che poteva cogniugare spettacolarità, profondità autorale, rigore scientifico e il buon, caro, vecchio e compianto sense of wonder un po’ come aver tratto un film da Gateway di Frederik Pohl peccato che gli ingredienti sono stati miscelati male. Tutto qua.

Rimane comunque una bella esperienza, sul grande schermo. Il 70mm nel quale è stato girato, con tecnologia IMAX è una gioia per gli occhi. Gli effetti speciali realizzati con rara perizia (Pensate per esempio agli inediti ed accattivanti robot che coadiuvano l’esplorazione e la cui forma originale rimanda inevitabilmente ai monoliti…)

oppure alla notevole rappresentazione del tesseratto

il tesseratto di Nolan

Come non vederci la memoria di Hal9000?

Un’ultima postilla sulla colonna sonora. Zimmer è sempre una garanzia. In Interstellar sembra quello che più si è calato e ha colto quel che si voleva fare con questo film. Strizza l’occhio a Glass e regala ampi, meravigliosi respiri cosmici dandoci dentro di organi ed archi. Una delle cose più belle in assoluto. A tratti commuovente…

Grandi citazioni, grandi mezzi, grandi ambizioni e il tutto sminuito da una errata combinazione del materiale a disposizione. Avrebbe potuto essere realmente il 2001 del XXI secolo. Avrebbe.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Luca Trifilio

Pensieri, racconti, recensioni e cose fortuite

stillrocking

Voglio fare la differenza

MISTERI DEL NAZISMO

I SEGRETI OCCULTI DEL III REICH

pennelli&parole

Monica Spicciani Art

Karashò

Autori Artigiani dal 2016

Parole d'ottobre

Per alcune persone scrivere non è un hobby o un lavoro, è una necessità. Io sono una di esse.

correzionedibozze & editing

[Niente al mondo è più bello che scrivere. Anche male. Anche in modo da far ridere la gente. L’unica cosa che so è forse questa.][Silvio D'Arzo]

Plutonia Experiment

Un blog quantico

licus

Just another WordPress.com site

Firstime in Boston

Pensieri disgiunti in universi congiunti.

The Wine Training

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo

Seidicente

Possiedo sogni e ragione

Andrea Wierer

corporate storytelling

LM

cosa leggono i passeggeri nei vagoni affollati?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: