Gli anni del tuono, di Davide Mana


La fantascienza letteraria, negli ultimi decenni sta attraversando un periodo di crisi che sicuramente non si è risolto ma che per alcuni versi si sta preoccupando di riconfigurare il genere attraverso vie inaspettate. Una delle mutazioni più particolari è sicuramente il fiorire di sottogeneri caratteristici, contraddistinti dal suffisso finale “punk“. Il Cyberpunk ne era stato il primo potente vagito, esploso in tempi in cui la crisi della SF era semplicemente all’orizzonte, vaga e indistinguibile. Poi arrivò lo Steampunk, con le sue suggestioni proto industriali vittoriane e da lì, i rivoli di un coacervo di specifiche dettate sopratutto da potenti suggestioni estetiche, costruite da una sorta di ipertesto che andava dai fumetti al cinema, dalle illustrazioni alla musica fino addirittura a delle vere e proprie scuole di fashion, originate dalla galassia variegata di entusiasti cosplayer.
Se da un lato, la costruzione di determinate suggestioni porta un fascino indiscutibile e seduttivo, l’altra facciata della medaglia è un calo della resa qualitativa e di contenuti, laddove l’ossessione di indirizzare ed evocare con misura iperbolica le sopra citate suggestioni, finiva col sacrificare la sostanza.
Gli anni del tuono, di Davide Mana, nello specifico, è il primo racconto inscrivibile nel sottogenere del Clockpunk, dove, come recita Wikipedia:

è un termine coniato in un supplemento del gioco di ruolo GURPS e si riferisce a un sottogenere del fantasy ambientato in un mondo rinascimentale dove le invenzioni di Leonardo da Vinci sono state non solo costruite e usate, ma anche migliorate. Sono presenti anche elementi magici.

Come è prassi nel mutageno mondo della narrativa fantastica toutcourt i generi nascono per meticciarsi, compenetrarsi, influenzarsi e trasformarsi. Ne Gli anni del tuono non c’è magia ma scienza speculativa, non ci sono incantesimi ma tecnologia, non si trovano epigoni della Terra di Mezzo ma una ucronica Europa tra Medioevo e tardo Rinascimento. Come recita la sinossi tratta dalla pagina Amazon dell’ebook:

“Dio ha creato gli uomini, Federico li ha resi uguali.”

Gli Anni del Tuono

il racconto che risponde alla domanda, ‘Cosa sarebbe successo se Federico II di Svevia avesse inventato il Gundam?’

Gli obiettivi che presumo prefissati da Mana in questo breve, avvolgente racconto, sembrano tutti centrati. Scritto con la consueta maestria che contraddistingue questo autore ma con in più una ricchezza e un’eleganza di stile inedite, funzionali allo spirito e all’ambientazione, Gli Anni del Tuono sfrutta una struttura episodica, dove le vicende personali dei personaggi-cardine della vicenda, permettono una visione alternata da punti di vista che interessano sia lo sviluppo della storia su scala globale che particolare. Abbiamo cavalieri e mercenari, indomite e coraggiose pulzelle avviate all’arte delle armi, mercenari, Il Conte Verde e un signore dalla canuta e fluente barba che avrebbe inventato cose mirabolanti… C’è un equilibrio, abile e delicato tra l’evocazione di atmosfere note e ricercate dagli appassionati e uno sguardo più alto e ambizioso. Le strizzate d’occhio all’opera di Tomino si colgono ma senza furbizia peregrina, le citazioni storiche sono dotte e competenti. Il senso di fragile e macchinosa difficoltà nella gestione delle armature fa giungere alle narici l’odore di grasso rancido, olio lubrificante e fuleggine. E’ una storia potente e ben scritta che oltre alle già sopracitate influenze mi ha riportato alla mente certi racconti di Farmer, perchè Mana ama e conosce la fantascienza molto bene e il suo innamorato omaggio, traspare continuamente, in ogni cosa che scrive.
Caldamente consigliato a chi si vuole riconciliare col genere, ve lo tirate giù a un euro e cinquanta da Amazon
Buona lettura.

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4 thoughts on “Gli anni del tuono, di Davide Mana

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