Neir: Gli orrori della Valle Belbo, il Piemonte oscuro e gli amici colleghi


In una fase storica dell’editoria ( e della narrativa di genere) dove la definizione e la codificazione dei vari generi letterari è quantomai ondivaga, mi sono ritrovato a leggere una novella dell’amico, collega di penna e conterraneo Davide Mana. Si intitola Chi ha nella mani ha vinto ed è un piccolo gioiello. In poco più di venti pagine, Mana ci regala nell’ordine: una saga famigliare, uno spaccato di Piemonte dall’inizio del secolo scorso fino ai giorni nostri, una feroce analisi della società contadina(e non solo) piemontese e un dramma famigliare con sulfureo binomio vittima/carnefice tra sorelle, in una sorta di ” Che fine ha fatto baby Jane” intinto nella bagna Caouda. E’ una brutta storia, come ci annuncia l’autore, una storia nera come la pece, oscura come gli inverni delle valli del basso Piemonte, cruda, spietata. Nostra. Perchè al di la’ della finzione narrativa, la cosa veramente inquietante è che, chi come noi vive in queste lande, racconti simili, faide, storie di ordinaria crudeltà; consumate tra i bricchi e le vigne della costellazione di paesi nei quali, si è sviluppata la cultura popolare di certo Piemonte; suonano famigliari. Si sono sentiti. Sentiti dai vecchi, dai nonni, dai genitori.
Spesso ho parlato e continuo a parlare di chi sono e come sono i piemontesi, la mia gente e non dico tutto questo per livore o per quel gusto un po’ masochistico di sparare metaforicamente alle proprie radici ma perchè è più un onesto e sano guardarsi nell’intimo; al netto di difetti, meschinità e valori. Davide Mana, fa lo stesso con quella concisione ed essenzialità che solo un autore con un solido background, ritengo in grado di fare.
Stendhal, nei suoi Viaggi in Italia, diceva di aver visto nei piemontesi, uno dei popoli più cattivi d’Europa.
Anche per questo motivo, leggendo il racconto è scattata quell’intesa, quella comprensione profonda che ci accomuna in questi casi. La storia racconta orrori e questa volta non c’è nulla di soprannaturale. E’un vero noir, anzi, un Neir, nero in piemontese.
Provate, leggetelo anche e soprattutto se non siete piemontesi, può forse aiutare a capire un legame così viscerale di un popolo con la sua terra.In esso c’è qualcosa di Verga quando aveva scritto La Roba. Comunque sia, una gran lettura.
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One thought on “Neir: Gli orrori della Valle Belbo, il Piemonte oscuro e gli amici colleghi

  1. Grazie.
    Sono felice che ti sia piaciuto, e mi piace che tu abbia riconosciuto quella storia condivisa di umane miserie che è parte così significativa della cultura e della storia di queste terre – mi piace, perché significa che non è solo una mia illusione, una mia cattiveria, ma davvero c’è un’ombra che grava su queste colline, e altri l’hanno riconosciuta e narrata.
    Grazie ancora delle recensione, che condividerò urbi et orbi.

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