Scrittura: I 13 punti



Meme irresistibile, quello creato e lanciato dall’amico e collega Alessandro Girola. Vizi, lazzi, fisse e manie di quando ci cimentiamo nella nobile e amatissima arte del raccontare le nostre storie. C’è chi, in gergo, chiama questi discorsi “scaccia fighe” ma quando tra appassionati e professionisti di un qualsiasi campo, s’inizia a parlare e raccontare e confrontare modi, mezzi, attrezzature varie, scatta una sorta di solidarietà e le parole sgorgano infinite. Mai provato a stare assieme ad appassionati di armi, oppure di informatica? Stessa cosa per noi scribacchini, contastorie, artisti della parola e quant’altro. Stimolato dalla staffetta proseguita da Marco e Davide, decido  di aggiungere il mio post a riguardo, così, per il gusto del tutto partecipativo di “dire la mia”

  1. Non ho orari precisi per la scrittura, questi sono dettati esclusivamente dalle cadenze imposte dalla quotidianità di lavoro e famiglia. Devo però segnalare il tardo pomeriggio e la sera come momenti privilegiati. Quando il romanzo è in conclusione e i tempi di consegna concordati con l’editore stringono, allora anche la notte fonda diventa un prezioso contenitore di tempo da sfruttare.
  2. Da quando mi sono trasferito sui bricchi, posso dire di avere un luogo deputato e privilegiato: il mio studio. L’ho ricavato chiudendo un porticato e trasferendo tutti i volumi in mio possesso, computer fisso, stampante e faldoni di documentazione varia. E’ un ambiente che non mi stufo mai di elogiare e orgogliosamente mostro a ogni minima occasione. E’ la mia Fortezza della Solitudine, ormai irrinunciabile ma quando l’esigenza stringe, qualsiasi altro luogo e frangente disponibile sono utili per proseguire le mie storie.
  3. Quando scrivo, ho sempre a fianco una mug, ovvero una tazzona di te, del quale sono un assiduo bevitore. Ultimamente ho scoperto anche il te rosso sudafricano, il rooibos, molto gustoso ma privo di teina e caffeina e quindi poco adatto per le sessioni notturne.
  4. Devo scrivere in assoluto silenzio, anche se mentalmente ho sempre una colonna sonora della storia. L’unico rumore che non mi disturba e anzi, favorisce la concentrazione e il ritmo di scrittura, è quello classico della macchina da scrivere. A tal proposito, ho trovato un programmino chiamato 15Typerite che lo riproduce egregiamente ogni volta che digito sulla tastiera. Bellissimo.
  5. Ho il feticcio delle Moleskine. Non sto mai senza e le riempio di appunti, pensieri, incipit, frasi e descrizioni. Come chissà quanti altri, tra l’altro.
  6. Scrivo utilizzando principalmente Word2007  ma all’occorrenza mi capita anche di utilizzare un vecchio portatile che ho salvato installandogli sopra Xubuntu e su quello uso il classico abiword
  7. Di solito ho sempre due/tre romanzi incominciati ma quando la “traccia è calda” mi concentro totalmente su uno solo. A volte mi capita di far convergere due storie e da esse costruire un singolo romanzo. La maggior parte delle mie storie nasce così per sedimentazione.
  8. Tendo a vestirmi in maniera molto informale e libera (leggi: male) tute da ginnastica, jeans lisi e sdruciti, felpe o camice vecchie
  9. Non scaccio nessuno dal mio studio ma in quel caso, non posso continuare a scrivere. la solitudine è fondamentale.
  10. Sono meteopatico, alla mia maniera. Odio il caldo e amo il freddo, la pioggia mi fa stare a mio agio, la neve mi fa sognare, il vento mi rende ilare ed euforico. Per questi motivi, la stagione estiva è quella che influisce nella maniera più negativa sulla mia produzione
  11. Come si sarà capito, il dono della concisione non mi appartiene del tutto. Scrivo quasi esclusivamente romanzi, altalenando tra le 20.000 parole del più breve alle circa 100.000 del più lungo. Mediamente, gli ultimi scritti altalenano tra le 50.000 e le 70.000
  12. Mi piace citare: altri libri, film,brani musicali ma mai direttamente. Cerco sempre d’inserire le citazioni in maniera indiretta e a tratti occulta: un gioco nel gioco
  13. Quasi tutte le mie storie, rientrano in un universo narrativo personale e piccoli, sparsi riferimenti per intrecciare tra loro i libri, ci sono sempre.

 

Di Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Successivamente escono Asti Ceneri Sepolte, Morte ad Asti e La Ballata del Re di pietra. Diversi racconti sono ospitati nelle antologie della Cooperativa autori fantastici e le raccolte annuali della Fratelli Frilli editori. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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