La notte dei cacciatori, di Davide Mana


Sarei scontato se introduco questo articolo, ripercorrendo l’irrinunciabile eredità che Howard Philips Lovecraft, ha lasciato nell’immaginario collettivo di scrittori, registi, illustratori e spassionati amanti del fantastique. Se ne è parlato ampiamente, sviscerando il discorso da ogni punto di vista possibile e immaginabile e menti ben più competenti e titolate di quella del sottoscritto, han detto l’autorevole loro. Quel che mi interessa è sottolineare come un mio caro conterraneo, il dottor Davide Mana. personalità eclettica e genialoide, sia riuscito, nello spazio angusto e impegnativo di un racconto, a riassumere mirabilmente atmosfere e tematiche lovecraftiane, fondendole con abilità in un contesto che mi è tanto caro quanto vicino: il basso Piemonte.

La Notte dei cacciatori, rientra nella categoria delle novelette, poco più di 4000 parole e in essa riesce a farci stare: una caccia all’uomo, una storia di malavita nell’immediato dopoguerra, un orrore lovecraftiano, un complotto globale e il tutto sullo scenario rurale e desolato della valli Bormida, Belbo e Tanaro. Casa mia. Casa nostra.

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Da scribacchino tendenzialmente prolisso qual io sono, non ho potuto esimermi dal provare ammirazione per la straordinaria abilità di Mana nel sintetizzare il tutto senza sacrificare ritmo, atmosfere e profondità di una trama che non si fa mancare niente.

Il background pulp e classico di Davide Mana, emerge agilmente tra le righe incalzanti de La notte dei cacciatori. Fumose reminiscenze hard boiled alla Hammett o Spillane, il divertimento che traspare da ogni singolo vocabolo scritto dall’autore, gli inenarrabili orrori di antichi signori sempre pronti a riprendersi il nostro mondo, una terra ancorata a miti arcani e in conseguenza di ciò, degradata, arretrata, sepolcralmente chiusa in se stessa. Veramente ho percepito il Piemonte come il new England italiano.

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Non me ne vogliano i lettori non piemontesi. Inevitabilmente, questo post peccherà di campanilismo. Non un campanilismo esaltante e prepotente, intendiamoci. Mana è estremamente critico con la sua terra e su questo lo capisco. Profondamente.

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Il Piemonte ha sempre altalenato tra progresso e desolazione, conservatorismo caparbio e innovazione sommessa. Una terra ancorata a miti e tradizioni ancestrali in maniera  gelosa e convinta, profonda. Più di quel che si pensi consciamente. Un territorio simile non può non essere sensibile alle atmosfere del buon caro vecchio HPL e nel bene e nel male, noi scribacchini e scrittori che da questa terra proveniamo, non riusciamo a esimerci da tutto ciò.

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Davide Mana l’ha fatto in maniera esemplare.

Scaricatelo qui, costa quanto un espresso ma diverte di più

P.s. Le foto postate sull’articolo riassumono i luoghi evocati e sono state scattate tutte in un’area compresa tra i comuni di Costigliole d’Asti, Nizza Monferrato e Acqui Terme, nel pieno delle zone descritte del racconto.

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2 thoughts on “La notte dei cacciatori, di Davide Mana

  1. Che dire.
    Grazie per le belle parole sulla mia storiella lovecraftiana, e grazie per le foto – che sono assolutamente perfette nel sintetizzare certe atmosfere di queste colline.
    Viviamo in un territorio che suggerisce storie ad ogni svolta della strada.
    È una fortuna, se ci pensi.

    • Prego, innanzitutto. Non aggiungo molto, quel che avevo da dire l’hai gia’ letto… e non a caso, anche io ambiento i miei libercoli dalle nostre parti. La lezione di Pavese e’ stata preziosa

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