Lone Survivor, di Peter Berg


Una delle locandine del film

Tratto dal romanzo autobiografico dell’ex Navy Seals Marcus Luttrell, Lone Survivor: The Eyewitness Account of Operation Redwing and the Lost Heroes of Seal Team 10, il film di Peter Berg si sobbarca il difficile compito di raccontare una guerra della quale non si sa praticamente nulla. La campagna in atto in Afghanistan gode infatti di una schermatura mediatica che non ha precedenti nella storia della guerra moderna. Dopo le guerre  degli anni ’90, dalle grottesche riprese in tempo reale delle televisioni statunitensi, dello sbarco dei marines americani in Somalia, alle leggendarie dirette satellitari della CNN,durante i bombardamenti di Baghdad; dopo l’11 settembre, l’atteggiamento del Pentagono è cambiato drastricamente. L’Afghanistan, per i media è un nome, una cartina e gli asettici comunicati stampa delle forze armate NATO. nessun embedded al seguito delle truppe, nessun cronista che possa toccare direttamente con mano quanto accade sul campo di battaglia. Un coltre asettica, neutra, che ha il potere di rendere remota e indistinta un’operazione bellica dura, difficile ed estremamente violenta.

L’operazione Redwing era l’ennesimo tentativo di scovare e uccidere uno spietato capo talebano, tale Ahmad Shah. La pattuglia di ricognizione che viene inviata in avanscoperta è composta da un gruppo di Navy Seals, uno dei reparti speciali più efficienti e preparati delle forze armate statunitensi. Isolati a causa delle enormi difficoltà di comunicazione, tipiche dell’Afghanistan, gli uomini dovranno resistere alla caccia delle milizie di Shah e sopravvivere fino all’arrivo dei soccorsi. Se ne salverà soltanto uno.

Non è facile approcciarsi a un film come questo. E’ un’operazione di delicato equilibrirsmo che deve impedire scivoloni di tutti i tipi: ideologici, politici, critici. Berg punta tutto sulla classicità tematica del war movie. C’è l’umanità del combattente, uomo prima che soldato, c’è la considerazione che la guerra non conosce etica, c’è un certo scoperto citazionismo e un paio di scivoloni retorici.

Se lo guardo con l’occhio dell’ex militare, qual effettivamente io sono, il primo giudizio è positivo. Raramente ho visto attori muoversi e maneggiare le armi con tale realismo. Non a caso i consulenti che hanno seguito il cast, provenivano proprio dalle file dei leggendari navy seals. E si vede. Nessuna gratuita “rambata”, le pose, le movenze, sono quelle. Perfino l’audio è sopraffino e il suono dei colpi e delle raffiche è decisamente credibile. La coerenza della vita degli uomini in guerra nel XXI secolo emerge da tanti piccoli ma significativi particolari. Il film si apre mostrando gli membri della squadra che dormono. Dormono nelle attese snervanti degli appostamenti e dormono in ogni momento libero possibile. Sembra una banalità ma chi ha vissuto sotto le armi a certi livelli , sa bene che l’ RCO (Recupero delle Capacità Operative) è una componente essenziale e non sempre assicurata. Il sonno è una carenza e un’esigenza costante.

L’inadeguatezza di un esercito pesantemente tecnolocigizzato come quello americano, emerge impietosa sullo scacchiere afghano. Mi ha ricordato, per alcuni versi I guerrieri della palude silenziosa, di Hill. Film che era a sua volta una sorta di capovolgimento di Rambo. Da una parte avevamo un uomo solo, dotato soltanto della sua inventiva e della sua capacità di adattamento all’ambiente circostante contro una società moderna, dall’altra un gruppo di soldati, espressione del progresso USA, contro una realtà ancestrale. In Lone Survivor assistiamo alla stessa situazione. Un vallata delle montagne nel nord est del paese( riproposta non troppo verosimilmente tra i monti del New Mexico) taglia fuori da qualsiasi comunicazione radio e satellitare. La pattuglia è isolata e la situazione degenera in breve tempo. Quando diventa disperata, un bisticcio di tipo logistico e burocratico ritarda i soccorsi. Siamo dalle parti di Black Hawk down anche se Berg, forse per obbligo e/o riconoscenza verso lo stato maggiore USA che gli ha permesso di girare il film, non ha lo stesso occhio critico di Scott. C’è la discussione sull’uccidere o meno dei pastori, involontari testimoni della loro missione che sottolinea la disumanità del conflitto. La scelta più etica e corretta si rivela fatale. Una strizzata d’occhio a Salvate il soldato Ryan, l’ho percepita attraverso il cecchino monologante.

Marc Wahlberg, che oltre a interpretare l’unico sopravissuto della squadra risulta anche tra i produttori, recita con compostezza. Evita facili eroismi e dimostra di aver ben compreso lo spirito di uomini come Luttrell, uomini che vedono le loro missioni come un lavoro, pericoloso, professionale ma pur sempre un lavoro. Il resto del cast, da Eric bana a Taylor Kitsch; da Emile Hirsch a Alexander Ludwig si adegua con buona professionalità.

Tecnicamente è pregevole, Lone Survivor. Una fotografia luminosa, patinata che dona una consistenza iper realistica a tutto il film. Le scene d’azione sono violente e spiazzanti come lo sono i veri combattimenti. I corpi impattano, cadono, rotolano, sanguinano dolorosamente. Tutta la cruda fisicità e sofferenza del combattimento emergono con ipercinetica credibilità e, come contrappunto, forse per mitigare una cifra stilistica che sembrava rischiosamente far prendere la mano al regista, alcuni  ralenty di peckinpahiana memoria.

Non è troppo scontato, infine. Se i talebani sono brutti, sporchi, cattivi e spietati, non lo sono tutti gli afghani e tutti i personaggi del film sono potenzialmente vittime del conflitto. nessuno escluso. Come già detto, un paio di scivoloni retorici fanno correre il rischio, a Lone Survivor, di vedersi appioppata la fastidiosa etichetta di film propagandista ma se si va oltre quelle due situazioni, che invero stonano con il resto della narrazione, ci si accorge che è probabilmente un lavoro più onesto di quel che rischia di apparire.

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6 thoughts on “Lone Survivor, di Peter Berg

  1. Io ho visto anche un messaggio che dà un risvolto diverso al film, rispetto ad altri del genere. Premetto che dirò poco per non spoilerare troppo a chi non lo ha visto.
    Il gruppo di pastori che seguono un codice morale per l’ospite in difficoltà è importante: chiarisce che “buoni e cattivi” sono da ambo le parti. So che pare scontato, ma i film militareschi di solito tendono a dimenticare questa precisazione.

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