Il nodo della Strega, di Marco Siena


Copertina del libro

Sinossi(dalla pagina Amazon del libro)

Al ritorno dal funerale di un amico, Lorenzo incontra Elia, uno strano tizio che gli propone un accordo: in cambio di un favore, di cui però non rivela la natura, lo farà tornare indietro al giorno che desidera.
A gestire il patto, compare un enigmatico consulente, che premette vigilerà su Lorenzo affinché non alteri gli equilibri della Storia.
Lorenzo, sebbene scettico, è tentato: nell’improbabile caso fosse vero avrebbe molto da guadagnarci potendo sistemare la sua vita alla deriva, partendo con l’impedire che la sorella, scomparsa anni prima, venga rapita.Un romanzo che mischia orrore e ironia alle atmosfere delle correnti rock degli anni ‘90 e
ai teen-horror di quel periodo.

Mi ritrovo e con piacere, a parlare di un membro di quel cartello di scrittori e autori nostrani, che hanno coraggiosamente scelto di sganciarsi dalle dinamiche asfittiche di un mercato editoriale nazionale stanco e stantio. Sono autori differenti tra loro per stile e impostazione ma tutti uniti dal mai abbastanza elogiato sforzo di proporre le svariate e stimolanti declinazioni del genere fantastique, termine con quale definisco la multiforme galassia di generi che in italia sono sistematicamente e snobisticamente sbeffeggiati e denigrati, salvo celebrate e commerciali uscite estere.

Il nodo della Strega è la personale interpretazione di Marco Siena di un’ italian graffiti sugli anni ’90. Siena è di qualche anno più giovane di me. I suoi anni ’90 sono quelli forgianti dell’adolescenza. Io, nel 1994, avevo ormai 26 anni, un anno in meno di Kurt Kobain, ma ciò non toglie che quel decennio, è stato quello dei miei vent’anni e molte delle sensazioni che nel romanzo di Marco Siena, emergono, sono state capaci di farmi rievocare un mondo così vicino ma irrimediabilmente perso.

L’elegia del passato è una leggera malattia che prima o poi contrae qualsiasi scrittore. I ricordi, le nostalgie, la visione retrospettiva del tempo che ha visto la  giovinezza, protagonista incontrastata dell’esistenza di ognuno di noi, induce nella stragrande maggioranza dei casi, opere di buon livello, quando non ottimo. basta pensare a Stand by me di King o quel meraviglioso e struggente racconto di fantascienza, col quale Harlan Hellison aveva vinto il premio Hugo nel 1978, Jeffty ha cinque anni.

La base di partenza è quel desiderio inconscio che credo ogni essere umano sulla faccia della terra, ha provato prima o poi: il sogno di ritornare indietro mantenendo la consapevolezza e la memoria degli errori passati. Rivivere la propria infanzia o gioventù con la maturità dell’età adulta. Come citava l’immenso Vittorio Gassman, ne Lo zio indegno: “ritornare dal primo amore ma con un cazzo così”. Da questa base di partenza, indipendentemente dagli espedienti utilizzati, la tentazione di un unico, malinconico affresco di ricordi, è forte e pericolosa. Poteva essere un romanzo sull’adolescenza dei ’90’s come tanti altri ma per fortuna non è così. Come dichiarato espressamente dal’autore, l’omaggio ai teen horror c’è, è vivo e vegeto e funge da spezia gustosa per un libro la cui tematica correva il rischio di rendere in realtà insipido. Diciamoci la verità, gli scaffali, virtuali e non, sono stracolmi di storie di gioventù con venature più o meno marcate di autobiografia.

Ne Il nodo della Strega, ci sono invece magie, streghe, appunto e la ri-scoperta delle persone che hanno attraversato la vita del protagonista. Lorenzo, l’io narrante, passa da un oggi desolato e senza prospettive a un ieri, nodo cruciale della sua esistenza, con l’intento determinante di mutare il corso della storia. Un grosso merito di Siena è quello di riuscire ad affrontare tutta una serie di situazioni, narrativamente non semplicissime,  agilmente e con semplicità. L’impatto della coscienza adulta di Lorenzo con la vita di studente, una quotidianità trasformata dall’assenza di cellulari, da tutta una serie di libertà che nell’adolescenza non sono scontate e l’ansia sottile che percorre tutta la vicenda, portata dal peso della missione che ha scelto di compiere; sono tutti momenti che avrebbero potuto appesantire la vicenda o renderla insopportabilmente prolissa. Rischio sventato. La scrittura è agile, leggera, giovanile, in un certo senso, nel nome di una coerenza stilistica che è legata allo spirito della storia. Una tendenza che già avevo avuto modo di notare in Ignizione. E’ un romanzo rock, quando per rock si intende libertà, ribellione, critica e sentimento ed è sottilmente indagatore verso quel che stavamo diventando e purtroppo, siamo diventati. Le speranze perse non sono solo quelle di un ragazzo che suona la chitarra elettrica e ascolta i maestri del grunge ma ritroviamo quelle di una intera nazione, come nell’illusione dello zio di Bob, di lasciare in eredità un negozio di elettronica oppure nel disinteresse più ostentato verso un evento culturale, come l’annoiata partecipazione alla mostra di archeologia. Mentre il nuovo avanzava, regalandoci in realtà il peggior e stantio vecchiume, amori si trasformano, le speranze avvizziscono ma altre, fortunatamente nascono.

Una nota particolare la merita il personaggio di Bob, l’amico quasi ignorato nella linea temporale precedente e riscoperto nella seconda chance. Un anarchico, apparentemente svagato, stordito ma in realtà acuto e adagiato a osservare il mondo dal suo sconsiderato e privilegiato punto d’osservazione. Un co- protagonista col quale è impossibile non empatizzare, una delle creazioni più riuscite di Marco Siena.

Doverosamente, qui, il link per l’acquisto su Amazon.

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