Per ironia della morte, di Claudio Vergnani


Chiunque abbia letto la trilogia dei vampiri modenesi di Claudio Vergnani, quei tre, rinfrescanti romanzi puramente horror intitolati Il 18° Vampiro, il 36° Giusto e L’ora più buia, non potrà non ricordare il personaggio di Vergy. Ex militare, ex contractor, ex mercenario, atletico, forzuto, robusto pazzoide sempre in bilico tra rabbia furibonda ed estemporanee meditazioni. Vergy affiancandosi all’io narrante di tutti e tre i lavori, era riuscito a ritagliarsi un ruolo di co protagonista senza fatica e con molte follie e credo sia impossibile non rimanerne, in qualsiasi modo colpiti.

All’epoca della mia personale lettura dei libri di Vergnani, mi ero spesso domandato se mai l’autore si sarebbe deciso a dedicare un intero romanzo solo al nostro inclassificabile eroe. Per ironia della morte, edito dalla Nero press, esaudisce questo mio piccolo desiderio.

Abbandonato l’horror puro ma senza rinunciare al suo stile personale, Vergnani, con Per ironia della morte, scrive un thriller miscelato con parti uguali di noir canonico e pulp sfrenato. Un tipo di romanzo che, in questa veste e con questa struttura, rappresenta un’inedita novità nel panorama giallo italiano, ammorbato da commissari, ispettori, marescialli e poliziottame vario.

La trama è densa di avvenimenti e meno lineare di quel che ci si aspetta normalmente ma la concatenazione, per quanto non risolta facilmente, è complice della serie di avventure che Vergy vivrà freneticamente lungo 356 pagine di scene estreme. Nella narrazione circolare che l’autore ha scelto, il prologo combacia con l’ultimo capitolo e in mezzo ritroviamo la rappresentazione caleidoscopica di un mondo criminale, pazzo e perverso. Dal salvataggio di una prostituta in Francia, destinata a finire vittima del giro sotterraneo degli snuff movies al furto di una chiavetta USB piena di documenti compromettenti , da una assurda vendetta contro due ladri, al coinvolgimento di un oscuro regolamento di conti, tra un ricco e letale sconosciuto e l’enigmatico, egocentrico e potente Dongo; assistiamo alla storia di Vergy, rientrato dall’Africa dove, a sprizzi, spizzichi e bocconi, intuiamo un’esperienza di sangue e follia lungo  le guerre che ammorbano il continente nero. Vergy è un personaggio prismatico, dalle sfaccettature sconcertanti. Un uomo dallo spirito nichilista eppure provvisto di un’istinto di sopravvivenza sbalorditivo, dotato di una capacità di adattamento alle situazioni più disperate ma senza mai perdere di vista la sua natura più schietta e intima. Vergy è animato costantemente da una sorta di demone anarchico che lo porta a scontrarsi frontalmente contro chiunque. Una mente a volte lucida, calcolatrice ma che troppo spesso è travolta da una furia distruttiva e violenta. Se Vergy fosse nato in un paese scandinavo in epoca medioevale, sarebbe stato senz’altro appellato come Berserker. Altalena pericolosamente tra follia, violenza e improvvise, disorientanti citazioni classiche. Beve smodatamente, consuma quantità letali di caffè e consuma pasti pantagruelici. La moderazione per lui è un concetto distante e alieno come Plutone.

Al pari di un film sostenuto dal carisma di un singolo attore, Per ironia della morte ha un senso soltanto avendo Vergy come protagonista. Per alcuni versi rimanda a una versione letteraria di quelli che negli anni ’80 erano definiti, negli USA, i macho movies, quella lunga serie di pellicole d’azione che avevano lanciato nell’empireo degli action, figure iconiche come Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Dolph Lundgren e Chuck Norris.

A dispetto dei sopra citati, Vergy me lo figuro un po’ così, un attore da Peplum, magari con i capelli a spazzola e meno barba…

A una lettura obiettiva, il romanzo è tutt’altro che perfetto. La trama tende a confondersi nella miriade di scontri, scazzottate, assassini e inseguimenti a perdifiato. A volte, si ha la sensazione che l’autore sia rimasto come rapito e impastoiato in azioni dalle quali fa una certa fatica a distaccarsi, correndo il rischio di diventare prolisso ma che riesce comunque a evitare per merito di uno stile serratissimo e dinamico, dove la lettura è continuamente incalzata da un piglio eccitante e cinematico.

E poi c’è il turpiloquio. Quando Kubrik aveva girato Full Metal Jacket, visionando la versione doppiata in italiano, aveva più volte sottolineato con piacere e ammirazione, la straordinaria varietà di termini utilizzati dal sergente Hartman. Il turpiloquio di Hartman aveva un che di lirico e sublime per varietà, ricchezza e fantasia.

Qualcosa di simile, l’ho ritrovato nelle colorite allegorie che Vergnani mette in bocca e nei pensieri del suo gargantuesco anti eroe. Varietà, fantasia e un’ironia al vetriolo che emergono come petardi nei dialoghi, divertentissimi, di questo pulp nostrano. Confesso che in più occasioni, durante la lettura, ghignavo da solo e di gusto.

L’ambientazione veneziana aggiunge poi una serie di valori aggiunti. Una carica visionaria dalle venature grottesche e lisergiche attraversa libro e città, che emerge con dovizia e sapienza, regalandoci una Venezia al contempo minuziosa, credibile e allucinata. Basta leggere dell’orgia, dell’inseguimento degli arlecchini e la fuga onirica di Vergy tra le calli, per farsene un’idea. Eppure, tra cadaveri rosicchiati dai topi, assassini a sangue freddo e risse disastrose, tra la sequela di scene sanguinose, grottesche, violente, isteriche e a volte tremendamente buffe, affiora, insopprimibile, l’occhio di un Autore, un occhio profondo, malinconico e disperatamente bisognoso di dire e far sentire vibrazioni più sottili, eleganti e colte.

E’ un cocktail non propriamente equilibrato, proprio come il suo protagonista. Dove la componente alcolica è senz’altro preponderante. Può dare il mal di testa ma lascia piacevolmente soddisfatti, alla fine del bicchiere.

Date un sonoro pugno sul grugno al radical chic che c’è in voi, leggetelo e godetevelo.

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5 thoughts on “Per ironia della morte, di Claudio Vergnani

  1. ottima recensione in cui finalmente si squadra ed interpreta al meglio il senso di un libro che aimè non mi pare abbia avuto una giusta vetrina almeno finora

    • Ringrazio per apprezzamento, credo che oggi come oggi il panorama di certa letteratura di genere e’ veramente mefitico e ogni tentativo di rinfrescarlo un po’ va apprezzato e incoraggiato; in specialmodo quando il lavoro e’ di buona qualita’

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