NightBreed, the Cabal cut, Clive Barker/Russel Cherrington


L’avvento di Clive Barker, sul finire degli anni ’80, aveva fatto presagire una svolta qualitativa notevole, nell’ambito della letteratura horror. Autore originale, eclettico, capace di turbare, colpire e shoccare i lettori con una prosa sofisticata, evocativa e potente; dotato di una taglio e una visione  europea ed intellettuale, rispetto a King. Quando Barker iniziò a cimentarsi dietro la macchina da presa, le aspettative erano altrettanto alte ed effettivamente, dal suo esordio, nel 1973 fino al successo commerciale di Hellaraiser, nel 1987, tali aspettative sembravano destinate ad essere esaudite. Nel 1990 dirige Nightbreed, adattamento del romanzo Cabal del 1988. Cabal doveva essere il primo capitolo di una saga che ha effettivamente avuto un suo prosieguo attraverso una serie a fumetti pubblicata dalla Epic  e dalla Eclipse.

Una storia epica, dalle molteplici implicazioni, spazianti dalla teologia alla filosofia, dall’arte alla politica. La Morgan Creek, casa produttrice del progetto, era di tutt’altro avviso, intenzionata a sfruttare il potenziale dei NightBreed per inaugurare una serie horror che potesse competere con saghe celebri come Venerdì 13 o Nightmare. Sensibili e stridenti contrasti sul set, rischiarono di far estromettere Clive Barker dalla direzione del film e il girato definitivo, sforbiciato e rimontato, regalò agli spettatori un film discontinuo, a tratti incomprensibile a causa di buchi narrativi palesi, rendendo il lungometraggio un’opera controversa. L’esito al botteghino si rivelò inevitabilmente modesto e le reazioni dei fan, perplesse. Infine, il film si dimenticò.

Non starò a ripercorrere l’intreccio e le vicende che si sono snodate dietro la realizzazione di questo Cabal cut. Resoconto esauriente e dettagliato, lo potete leggere qui, sul notevole  Fascination Cinema.

Ho avuto il privilegio di assistere alla prima nazionale assoluta, grazie agli amici del Torino Horror Film festival, alla presenza di Russel Cherrington, il montatore che ha realizzato l’opera e l’impatto è stato notevole, nonostante la differenza di formato video tra il materiale edito ed inedito.

NightBreed the Cabal cut è innanzitutto una dedica d’amore e rispetto  per l’opera di un artista. Non si tratta di un rimontaggio con pochi minuti di girato inedito che sovente, si dimostra un tipo di operazione gonfiata e superflua. Il Cabal cut, aggiunge ben 42 minuti alla versione della Morgan Creek. Il nuovo film è innanzitutto terribilmente fedele al libro, caso estremamente raro, nella cinematografia. Le giunte si dimostrano pienamente sensate, coerenti con il lavoro originale e non contribuiscono semplicemente a fare da cosmetico per una pellicola bisognosa di rinnovato interesse. Ognuno dei quei  42 minuti, riconfigurano il mondo, la poetica e la narrazione di Clive Barker, ampliano e arricchiscono la figura di Lori, la fidanzata di Boone, che originariamente appariva soltanto come un banale contorno femminile, donano una maggior complessità al dottor Decker, altrimenti semplice cameo di lusso nella figura di David Cronenberg; permettono un approfondimento del mondo dei Breed, indugiando sulla fantasia visionaria di Barker che aveva immaginato una galleria di creature si mostruose ma irresistibilmente ammantate di una poetica surreale e irresistibilmente agghiacciante e infine varia il finale.

Proprio la cifra estetica dell’autore apre un discorso di rottura nelle figure iconiche del genere horror. Come da lui stesso dichiarato, NightBreed voleva scardinare definitivamente il binomio male/mostro, tipico, a suo dire, di una visione reazionaria e destrorsa dell’horror e svilupparne una nuova, progressista, anarchica e libera da schemi e vincoli consolidati.

Innegabilmente, in Cabal cut, abbiamo uno specchio riflettente e deformante della società umana, dove la bestialità dell’uomo e la spietata e cieca violenza delle sue istituzioni, sono votate alla repressione e ad una terribile normalizzazione del diverso,che non conosce altro che l’asservimento o la distruzione di tutto ciò che esula dai rigidi schemi della convenzionalità.

Un inno alla diversità e alla libertà creativa che può nascere da essa. Questo credo che sia in definitiva il messaggio principale che Barker voleva comunicare; lui, artista eclettico ed omosessuale, che ha dovuto lottare in tempi nei quali, tale binomio poteva essere ancora un marchio scomodo, quando non scopertamente infamante; come aveva ricordato a Torino,  Cherrington. Per il 2014 è prevista una commercializzazione in DVD/Blu Ray. Visione caldamente consigliata.

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