La #storiadelcesso


Il meme che fa da titolo al post di oggi, nato dalla geniale intuizione di Book and Negative, mi ha aiutato a capire quanto, nella mitologia del feticcio autore la sua genesi e storia personale non possano esimersi. Aneddoti sul confine della leggenda, storie, episodi. La costruzione del  personaggio, sovente introverso, tormentato,genialoide, bohemien, maledetto… gli ingredienti,  con percentuali variabili si ritrovano ovunque.

Tantissime volte pare che il sacro fuoco delle muse, inizi ad ardere dall’infanzia. Tratto, da quel che vedo, assai comune e diffuso. Anche per il sottoscritto, giusto per non escludermi da questa sorta di outing letterario e biografico. Come  dichiarato senza troppi problemi, ero un bambino particolarmente chiuso e taciturno, tendenzialmente asociale, tanto che l’impatto con la scuola e la classe,  nell’ormai remoto 1974 si era dimostrato traumatico e disastroso. La mia maestra era convinta che possedessi una qualche forma di ritardo mentale, tanto dall’avermi inserito in una classe differenziata ma questa è un’altra storia*. La verità è che sono sempre stato oppresso da una forma di timidezza schiacciante e l’unica valvola di sfogo da questa invisibile e stringente camicia di forza era la fantasia. Disegni, fumetti, televisione, vecchi memorabili film di SF trasmessi eccezionalmente dalla RAI. Inevitabile che mal adattato a una realtà che sembrava faticare ad accetttarmi (sensazione ovviamente del tutto soggettiva)trovassi una logica via di fuga nel ricreare un mondo e delle storie tutte mie.

La cosa si evolse con gli anni. Durante le scuole medie, i miei temi erano racconti in embrione e con l’adolescenza, da forte e vorace lettore qual ero, lo spirito di emulazione era affiorato. Il regalo di Natale dei miei 15 anni, una Olivetti portatile, si era rivelato fondamentale. Con un po’ di pomposità, mi sento di affermare che libri e scrittura hanno contribuito a farmi attraversare l’adolescenza e risolverla.

Forse la piccola, fondamentale differenza sorge nel momento in cui passa l’adolescenza ma non quella voglia irresistibile di mettersì e scrivere,  raccontare, annotare e interpretare. Anzi. Più passa il tempo più l’esigenza appare pressante e irrinunciabile, tanto quanto quella di avere un libro (o e-reader) fra le mani in qualsiasi frangente. Leggo e scrivo e poi leggo e poi scrivo. In questo non mi distinguo minimamente da centinaia, migliaia di storie analoghe. Presunzione e narcisismo penso che si sviluppino in parallelo, man mano che aumenta la produzione e sopratutto quando incomincio a  pensare che ciò che scrivo potrebbe interessare.

La prima stesura di un romanzo degno di nota risale intorno al 1990. Si intitolava Il Nulla e l’avevo scritto ancora sulla macchina da scrivere e come il 99% degli italiani, finisce nel cassetto della scrivania. Attraverso gli anni ’90 consumando libri e risme di carta. Gli anni 2000 mi vedono ormai trentenne. Le risme di carta sono diventate file e file stipati nelle cartelle del pc… ancora niente di speciale. Un trentenne con la testa un po’ tra le nuvole che sogna di fare lo scrittore ben più che fare carriera nel lavoro o conquistare fanciulle. Nel 2002 complice forse una svolta drammatica della mia esistenza** l’impulso a scrivere diventa più forte, se possibile ed è proprio nel 2002 che oso e spedisco uno striminzito raccontino di fantascienza a uno striminzito concorso letterario. Il Nocciolino di Chivasso e non lo vinco nemmeno ma ottengo una speciale menzione dalla giuria degli specialisti e al di la della pochezza del tutto, la cosa mi incoraggia.Mi lusinga e mi incoraggia tanto che alzo il tiro e riprendo il famoso romanzo nel cassetto scritto una dozzina di anni prima. Lo rileggo,me ne vergogno e lo riscrivo totalmente, stravolgendone scrittura, struttura, trama, personaggi. S’intitola ora Arcane le colline e lo spedisco a un concorso per esordienti patrocinato da LA STAMPA di Torino. Il libro si classifica terzo e viene pubblicato. Una sola, piccola edizione ma i riscontri sono buoni. E’ il 2006. Un anno dopo ritento con un altro romanzo, La Voce di Pietra e riesco di nuovo a piazzarmi e ottenere una piccola edizione fino al 2011, dove approdo alla Fratelli Frilli editori e ottengo un modesto contratto che mi permette di proseguire il mio sogno. Il resto è tutto un divenire.

Questo è un racconto scarno e volutamente poco interessante di come ho iniziato e anche di come proseguo perchè più vado avanti e più mi rendo conto di come il dichiarare io scrivo è diventato il nuovo orpello di frustrati e pseudo intellettuali. Perchè troppe volte ho sentito la fatidica frase:”…perchè sai, Io, scrivo libri.” e in alcune  occasioni ho dovuto rapportarmi con gente che dichiarava di dedicare la sua vita alla scrittura e commentava sbalordita che non riusciva a capire perchè uno  come me e non uno come loro stesse pubblicando. Perchè in quei frangenti, il tremendo narciso che è in noi diventa un demone. Non un demone della scrittura ma il demone di un ego che vorrebbe continuamente isssarci su di un piedistallo a sputare in testa al popolino ignorante. C’è un disprezzo che mi nausea in tutto questo scenario. E mi inquieta. Perchè sembra lottare strenuamente per togliere ogni bellezza alla letteratura. Oggi, in troppi  si lamentano che non si legge ma il sottinteso è quello dei terribili modesti: non si leggono i loro libri. Mi chiedo come ci si possa chiudere in un guscio così arido e vivere di se stessi mentre tanti tra i grandi che ho e sicuramente amiamo, stringevano amicizie, legami e dimostravano reciproca,  calda solidarietà, come esemplarmente raccontato  su Strategie Evolutive. Chi si riempe la bocca di sacralità e passione non ha conosciuto la fame e alla faccia delle sue straordinarie passioni letterarie, probabilmente non ha mai letto Henry Miller, uno dei giganti della letteratura del XX secolo. Lui scriveva capolavori ma sapeva che la fame era una brutta cosa.*Non credo che la mia infanzia sia particolarmente interessante…

**Non è proprio il frangente.

Di Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Successivamente escono Asti Ceneri Sepolte, Morte ad Asti e La Ballata del Re di pietra. Diversi racconti sono ospitati nelle antologie della Cooperativa autori fantastici e le raccolte annuali della Fratelli Frilli editori. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

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