Psychon (Lord of Psychon),di Daniel F. Galouye


Dopo l’esordio sul ben più conosciuto e celebrato blog Il Futuro è tornato, che ringrazio ancora e ancora per l’ospitalità, ripropongo la mia recensione:

Per recensire un romanzo come Psychon, di Daniel F. Galouye, credo sia importante contestualizzarlo. Psychon  è stato scritto nel 1963, un anno cardine per gli Stati Uniti e non solo. L’anno dell’assassinio di Kennedy, del leggendario discorso di Martin Luther King. La Beat generation proseguiva il  suo percorso artistico e i Beatles pubblicavano il loro primo album.

Su questo sfondo così variegato, rutilante e denso di accadimenti destinati a contrassegnare indelebilmente la storia contemporanea, Galouye, autore dal background piuttosto interessante:(laureato in giornalismo, in guerra pilotava aerei sperimentali ed era stato uno dei primi collaudatori di razzi) con Psychon utilizza due situazioni tipiche della fantascienza classica, la descrizione di un mondo post apocalittico e l’invasione aliena. I tratti convenzionali terminano qui. La Terra degli anni ’90 di Galouye è stata devastata da un’invasione aliena; le creature che hanno sconfitto la razza umana si presentano come sfere di energia dai comportamenti imprevedibili e che periodicamente sembrano prendere di punta determinati individui, aprendo una caccia implacabile che si conclude inevitabilmente con la morte dei malcapitati. Dopo la vittoria delle sfere, su tutto il globo sorgono possenti strutture denominate Città della Forza. Una volta all’ anno da queste Città della Forza si origina una rete di energia che ingabbia l’intero pianeta; quando succede arriva il Giorno del Terrore, quando le misteriose sfere, si scoprirà, tentano di traslare la Terra in un altro  punto dell’universo. Il protagonista principale, un ufficiale di ciò che resta dell’esercito americano, Geoffrey Maddox, si batterà con ogni mezzo per impedirlo.

Questa la trama all’osso. A dispetto di uno stile di scrittura piuttosto asciutto, tipico di un autore che possiede una formazione giornalistica, Psychon colpisce per le ambientazioni e le suggestioni che emergono a ogni pagina. Le immagini di desolata distruzione di una terra con gruppi di sopravvissuti che razzolano attorno alle rovine delle grandi metropoli, di piccole comunità rifugiate in fattorie o gruppi di fanatici religiosi, sono solo uno sfondo logico e conseguente rispetto alle manifestazioni delle sfere e alle sortite che Maddox e i suoi uomini tentano all’interno delle Città della Forza. Sebbene il romanzo parta con assunti assolutamente classici e canonici (a me ha ricordato Robert Heinlein) quando  i protagonisti entrano in contatto con la realtà di Psychon, i registri cambiano totalmente e virano in una galleria d’immagini luminescenti e colorate. Allucinogene. Nelle città della forza,composte di svariate strutture di pura energia pulsante, nello sgorgare di plasma variopinto, nelle dinamiche dei cerchi, oggetti alieni attorno ai quali si troverà una delle chiavi di volta dell’intera vicenda, mi è impossibile non scorgere le influenze della nascente psichedelia. I concetti di Psychon sono colossali e basati su concetti piuttosto hard ma al di la della tecnologia,  sono i poteri della mente, l’apertura di nuove porte della percezione a dare la svolta epocale per l’umanità. La salvezza, la soluzione proviene da un’evoluzione della psiche dell’individuo; evoluzione che gli permetterà d’interfacciarsi e interagire con una realtà della quale prima non aveva consapevolezza.

In Psychon ho letto un romanzo di Sf particolarmente sensibile alle trasformazioni sociali e culturali della sua epoca, parallelo tra l’altro a molte tematiche care a Dick, prima fra tutte la disgregazione della realtà. Per tutto il libro, s’intuisce una precarietà del mondo tangibile che vivono i protagonisti, precarietà che viene man mano sottolineata dall’evoluzione mentale che acquisiscono gradatamente, avanzando nello studio e la sperimentazione del protoplasmatico Psychon.

Romanzo psichedelico, dunque, critico verso una realtà che si crede salda e immutabile ma che i nuovi movimenti che gli anni ’60 stanno plasmando mettono in discussione attraverso l’arte, la cultura (e contro-cultura) e nuove e provocatorie concezioni della natura umana. Concezioni che Galouye lascia dissimulate nella scrittura e lascia emergere più liberamente in slanci descrittivi caleidoscopici, senza però risparmiarsi frecciate alle istituzioni, tant’è vero che i principali nemici di Maddox, più che le sfere, si dimostrano il mafioso capo della comunità di sopravissuti, Gianelli e i fanatici religiosi Giumeniti che vedono nel giorno del terrore la concretizzazione dell’Armageddon.

Romanzo affascinante ma che dimostra gli anni che ha sulle spalle. Lo svolgimento della vicenda possiede un ritmo narrativo a tratti discontinuo con qualche lungaggine specie nella parte centrale del romanzo per poi accelerare bruscamente fino al finale ma le luci, i colori,il senso di alieno straniamento di un pianeta che oscilla pericolosamente tra un punto all’altro della realtà, mantengono ipnoticamente salda l’attenzione nel lettore, come guardare in un caleidoscopio ascoltando un assolo di Jimi Hendrix.

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