La Ricreazione è finita


Da una decina d’ anni in me la pace è finita, non mi accontento più. Non riesco più a leggere un giornale, vedere la tv, guardare un film passandoci sopra. Oggi capisco i danni della realtà sull’ essere umano. E sono certo che c’ è bisogno non di umanità, ma di sovrumanità». Cos’ è il sovrumano? «Un medico dice: faccio il possibile, e questo è umano. Il sovrumano significa: voglio andare a vedere l’ impossibile, il mistero, lo sconosciuto.” Alessandro Bergonzoni.

Ho una lunga ammirazione nei confronti di Alessandro Bergonzoni, attore,  affabulatore, pensatore e giocoliere con le parole di rarissima abilità e competenza e possiedo un’ammirazione ancor più lusingata accorgendomi di come, una volta calati nel flusso dei suoi trascinanti torrenti di parole, ci si rende conto di quanta consapevolezza del maelström nel quale ci ritroviamo, lui possegga.

La frase citata in apertura appartiene a un’intervista che ha rilasciato a Repubblica, disponibile per intero a questo link. Il suo j’accuse contro la realtà, intesa come costrutto funzionale a una certa idea di mondo e di società è totalmente coerente con i concetti che si vogliono esprimere attraverso questo mio personale Taccuino. Perdere il senso del fantastico significa perdere la capacità di sognare, speculare, la voglia di superare e superarsi. Ecco. Non c’è la spinta ad andare oltre…Ovvero un’umanità senza carburante. Non sono solo  i combustibili fossili che si stanno esaurendo. Il vedere l’impossibile, il mistero, lo sconosciuto sono compiti delle arti e della letteratura e così non è casuale che proprio la letteratura di genere, il fantastico e le sue svariate declinazioni, soffrano così tanto, oggi, da noi.

In un’altro intervento del vulcanico Bergonzoni, al Festival della letteratura di Mantova, adottava un discorso analogo proprio nei confronti dei libri. Sono stufo di immedesimarmi, diceva provocatoriamente. I personaggi dei libri non devono più essere creazioni empatiche coi lettori, anche loro devono andare  oltre, tutto quello che volevamo vedere e leggere e sentire in un personaggio letterario è già stato scritto. Ora i personaggi devono proseguire la loro strada di carta nonostante noi e noi, prendere atto di quello che i libri ci stanno dicendo e smetterla d’indignarsi per poter ritornare al quotidiano mondati e con la coscienza a posto, perché a posto non lo è.

La ricreazione è finita, è ora di tornare sui banchi e riversarsi nella realtà e applicare quello che i libri, i sogni, l’arte ci hanno detto.

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