Non sembri uno scrittore…


Ritorno ancora una volta sull’ossessione estetica che sembra crearsi attorno alle figure degli scrittori. Il mondo della letteratura ha senz’altro abituato le platee di lettori ad autori che sapevano esprimere la loro spiccata personalità anche attraverso la loro immagine pubblica. Basta pensare all’eleganza di Scott Fitzgerald oppure al proto-freakkettonismo di Bukowsky per comprendere quando sia vasta la tipologia degli scrittori e,sopratutto nel nostro Belpaese di pigri lettori, l’idea che lo scrittore debba essere personaggio s’è fatta piuttosto forte, come già detto precedentemente.
Personalmente non riesco a considerarmi personaggio. Tendo a vestirmi in maniera piuttosto formale nelle occasioni in cui presenzio come “autore” ma non avendo fantasia nel vestire, ripiego sempre in un completo scuro con cravatta e camicia chiara. Tendo a non sbronzarmi e mi presento sempre armato del bagaglio di educazione che ho ricevuto in eredità e insegnamento dai miei genitori. Forse perchè troppo formale o convenzionale, con un poco di sgomento e malcelata delusione,più di uno mi si è approcciato (solitamente mentre tento di superare le barriere di affamati al buffet) dicendomi: “Però, non sembri nemmeno uno scrittore…”

La domanda mi sorge spontanea: Esiste un kit col quale presentarsi ufficialmente come scrittore? Un marchio distintivo? Oppure, molto più semplicemente, in un paese come l’Italia, a bassissima percentuale di lettori regolari, c’è bisogno di dare un benefitun segno tangibile, concreto, materiale che giustifichi davanti a un immaginario collettivo devastato che quando spendi soldi per un prodotto intellettuale, non compri soltanto aria? Accantonando così definitivamente il valore morale di un romanzo?

Compro il libro di tizio… hai presente? Quello vestito così e cosà… che personaggio! Sono andata allasua presentazione alla Feltrinelli di… veramente divertente…

Magari è una chiacchiera-tipo che vi sarà già capitato di ascoltare in giro.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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8 thoughts on “Non sembri uno scrittore…

  1. Ah, guarda, sono ordinario pure io!
    Niente vizi molesti, nessun abbigliamento particolare (se non le magliette dei supereroi, in taluni casi).
    L’idea è però proprio quella che esponi tu: in Italia si vende più il personaggio che non il libro. Basti pensare al successo che hanno gli instant book scritti da “celebrità” più o meno note, che potrebbero scrivere qualunque cosa, ma che in realtà vendono il loro nome..l
    I cliché sugli scrittori (ubriaconi, stravaganti etc etc) invece li sopporto poco di mio…

    • Infatti la mia polemica parte proprio da tutto questo dare volto e sostanza a qualcosa che dovrebbe interessare principalmente il nostro intelletto e la cosa disponda si ricollega anche ai famosi feticisti della carta…

  2. ho la mia camicia dell’aviazione della ddr, così me l’ha spacciata un mio compagno..ma chissà da dove l’avrà mai tirata fuori.
    Immancabile la sciarpa rossa, che ci tengo si sappia : sono un radical chic.
    Ho pure preso la pipa, che il sigaro fa troppo ganassa.

    L’attenzione al look, se non è elemento che ci contraddistingue da sempre, è per me la base dei mediocri. Ti ricordi l’avvincente trama di un romanzo alla moccia o alla volo? E allora buttiamoci su atteggiamenti e look.
    Lo scrittore preparato si rappresenta e palesa nella e con la sua trama del libro. Le tematiche,il modo di usare la lingua scritta e parlata, la costruzione dei personaggi.
    Poi fare l’ubriacone o il dannato quando sei impiegato e la domenica segui la squadra parrocchiale…bè,è una caduta di stile clamorosa.
    Ecco il look è fondamentale per chi ha poco da dire

    • Questa del look fondamentale per chi ha poco da dire riassume tutto un deserto,caro Compagno senza scomodare il piacere il mettersi quel che piace, che è altra cosa, si è confusa l’estetica con l’estetismo.

  3. Troppa gente che vuole apparire… in fondo non è l’abito che fa il monaco… ed i monaci che mi stanno simpatici sono quelli che indossano vesti giallo zafferano. In verità non avevo mai fatto caso a questo particolare, a volte sorrido quando guardo le foto dentro le copertine dei romanzi, la prossima volta vedrò di fare un’analisi più accurata… chissà che poi non compro il libro! Importante è cercare d’essere sé stessi, ma troppa gente bluffa anche davanti allo specchio ed i risultati? Basta guardarsi in giro, senza occhiali da sole! Sereno fine settimana 🙂 claudine

    • Gentile Claudine…Francamente non so se in Svizzera si ritrova una situazione analoga. In Italia certamente e anche in Francia, da dove recentemente avevo letto di una polemica che ruotava attorno alle medesime considerazioni. Fammi sapere e un altrettanto sereno fine settimana 🙂

      • Mondo è paese… non credo che da noi [pseudo civilizzati] si riscontrino trends diversi. È triste, però in fondo è cibo per i superficiali. Una volta umiliati e svestiti delle nostre apparenze, siamo tutti umani… sono buddhista, forse per questo vedo oltre le apparenze. Ma è una lunga storia, Fabrizio… che mi insegna da parecchi lustri… 😉

      • Interessante. Sebbene tecnicamente cattolico non sono osservante e non mi sento religioso ma sento una certa “spiritualità”. Le filosofie orientali mi interessano e una certa concezione buddhista della vita e della morte mi hanno aiutato a elaborare i lutti che hanno costellato la mia esistenza.

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