Immaginario & immaginazione


Un disegno"bunkeriano"

Un disegno”bunkeriano” di Stefano Drago

Sabato sera ho incontrato l’agente speciale del DIP Stefano Drago. E’ un mio coetaneo, piacente senza essere bello. Dicono che mi assomiglia molto ma io trovo che assomigli straordinariamente al grande poeta Majakovskij, quando aveva i capelli.

Majakovskij

Come dicevo, sabato sera ho visto un’interpretazione del mio personaggio e la cosa mi ha fatto notevolmente piacere. Il frutto di questo parto creativo è nato dalla collaborazione e dall’amicizia tra il sottoscritto e un giovane fumettista astigiano, membro della locale scuola di fumetto, Lorenzo Omedè, artista col quale ho inevitabilmente trovato tangenze e passioni comuni.

Durante la serata di presentazione delle sue tavole ispirate ai miei libri, siamo inevitabilmente incappati sul discorso delle ispirazioni e Lorenzo, da ragazzo che si muove e crea nel mondo dell’immagine e dell’immaginario, mi ha fatto notare come l’immaginario dei generi è, attualmente, irrimediabilmente contrassegnato da alcune pietre miliari che hanno creato codici  talmente forti e saldamente innestati in noi, da “bloccare” in qualche modo la capacità di immaginazione libera. In breve, l’immaginario collettivo, è costruito con un sistema di mitologie e simboli, diventato patrimonio delle forme di rappresentazione dei generi, infatti  l’immaginario collettivo trova un suo punto di appoggio materiale, un suo luogo di riferimento, una sua dimostrazione nei modi stessi di esprimersi nell’industria culturale; nella fattispecie, quel complesso di produzioni intellettuali legato al fantastico.

Osservava giustamente, il mio amico Lorenzo, che se illustra una storia fantasy e deve disegnare un nano, il committente vuole, nel 99% dei casi, un nano tolkeniano, figura mirabilmente personificata da Peter Jackson nel suo Il Signore degli anelli.  Qualsiasi suo tentativo di adattare alla propria fantasia quel tipo d’immaginario, commercialmente è bocciata…

Nani: o così o non sono nani?

… e così, andiamo a vedere che certi diktat sembrano ricollegarsi a una concezione kantiana dell’immaginazione, laddove il filosofo considerava l’immaginativo controllabile per poter porre limiti all’irreale mentre la fantasia, più difficile da imbrigliare, tende a operare in maniera del tutto irrazionale.

Abbiamo, oggi uno strano conflitto tra l’immaginario e l’immaginazione. Concetti che dovrebbero essere alleati, si ritrovano a intralciarsi l’un con l’altro. Peccato, perchè personalmente preferisco di gran lunga l’interpretazione che Schelling da dell’immaginazione:

la funzione cognitiva dell’immaginazione diventa centrale nella sua dottrina svolgendo la funzione unificatrice del reale con l’ideale, della Natura con lo Spirito

Quello dei nani di Tolkien è uno tra i mille esempi che potevo portare, pensate alle città dopo Blade runnerper esempio…

Neo Tokio o Los Angeles?

,

…oppure il look delle astronavi cinematografiche,dopo Guerre Stellari, gli zombies dopo Romero, i vampiri dopo Twilight.

Il paradosso di avere la fantasia limitata dall’immaginario non è probabilmente un’esclusiva del nostro tempo e nemmeno nell’ambito del fantastico. Pensate alla concezione del lavoro, della politica e dell’economia… ma senz’altro, oggi, i segni di questa frizione grottesca, mi pare di avvertirli più intensamente come i sintomi di una palese incapacità di guardare avanti e superare gli steccati della nostra stagnante cultura.

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