Macchine al minimo e buona musica


Complice uno stordito spossamento, risultato dell’azione combinata di un’influenza fulminante e improvvisa e una piacevole ma impegnativa serata culturale nella giornata di ieri, mi ritrovo in quel particolare e vagamente allucinato stato di dormiveglia che non renderà la domenica particolarmente impegnativa. Prova ne è che il saldo proposito di pubblicare un post al giorno, di prima mattina, è stato puntualmente disatteso. Preso da senso di colpa, ecco uno smilzo post che dedico alla figura di Bat for Lashes. Nome d’arte e progetto della cantautrice anglo-pakistana Natasha Khan appartiene a quella grande e affascinante famiglia di voci femminili che donano classe e valore al mondo della musica leggera. Nella sua voce corposa e vellutata non si possono non scorgere delle tangenze con artiste come BjörkTori AmosFiona AppleAnnie Lennox ma anche Stevie Nicks e la mai abbastanza lodata Kate Bush.

Intelligente esponente di un certo rock indie aperto alle più svariate contaminazioni, dal folk alla classica, dal pop all’elettronica, Bat for Lashes è polistrumentista, esecutrice in molti suoi brani alternandosi tra pianoforte, chitarra, basso, autoharp, beat machine e percussioni.

Citando la recensione del suo ultimo album su Onda rock:

Bat For Lashes sembra non temere possibili accuse di avarizia per non voler più intrattenere facilmente il suo pubblico, vuole raccontare le sue inquietudini nel modo più simpatetico possibile, tenendo a freno e dosando l’immediatezza melodica per dar risalto all’architettura sonora e alle atmosfere più cupe e gelide che questa descrive (“Deep Sea Diving”).
E’ persino probabile che, vista la la sua ammirazione per 
Kate Bush e Scott Walker, questo aspetto sia destinato ad accentuarsi ulteriormente col tempo. Prendere o lasciare, sempre che non siate già in sua balìa.

E il sottoscritto, che in balìa di lei, della sua voce e della musica, lo è, vi lascia con un esempio della sua arte. Buon ascolto.

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