Scrittori: Narcisismo e Feticcio


Narciso, Salvador dalì

Abbiamo visto nel post precedente, come una massiccia e variabile quantità di presunzione contraddistingua il variegato mondo di coloro che scrivono ma è altrettanto vero che una certa presunzione è alimentata dall’interesse  spesso divistico che si può costruire attorno alla figura dell’ autore.

La stragrande maggioranza degli scrittori coi quali ho avuto occasione di rapportarmi, erano concordi nell’affermare che, sopratutto in Italia, al netto di casi editoriali ed edizioni particolarmente fortunate, un importante impulso alla vendita dell’oggetto libro, lo da la presentazione. Le presentazioni, da noi sono necessarie, mi spiegava una volta l’editore. Minimo una decina, appena esce il libro. Parlarne, incuriosire, mettere “sotto il naso” del potenziale lettore il prodotto dopo che l’autore si è mostrato è vitale per l’avvio del nuovo romanzo.

Credo che esista una specie di feticismo nei confronti dell’autore, un’idea sotterranea che tende a iconizzare chi scrive e in alcuni casi, l’autore va oltre il libro e diventa il soggetto di fruizione, basta vedere le percentuali di vendita di libri scritti da personaggi pubblici. L’autore diventa copertina dei suoi lavori, diventa personaggio e spesso, chi non è “personaggio” ne paga lo scotto. Non credo che sia casuale che un prossimo reality, ruoterà proprio attorno a una competizione letteraria.

I casi di autori narcisi e feticci sono numerosi, nel nostro panorama: Busi, Pennacchi, Volo, Baricco, Lucarelli… aggiungetene pure a piacimento.

Ovviamente bisogna scremare il concetto perchè si capisca dove voglio andare a parare. Ci sono scrittori che possiedono una spiccata personalità e in un mondo che cerca costantemente il personaggio, loro sono perfettamente funzionali alle esigenze ma quel loro particolare modo di essere, esisterebbe in loro indipendentemente.

Non è una critica al loro valore. Ho letto e volentieri sia Busi che Pennacchi e Lucarelli ma è innegabile che questo meccanismo, possa essere una forza sviante nei confronti di cio che si scrive.

Sopratutto il narcisismo lo percepisco come una minaccia insidiosa che può colpire chiunque, più o meno consapevolmente e del quale, devo confessare di esserne stato vittima fino a poco tempo fa e che mi ha fatto infine tirare il freno alle mie attività su diversi social network. Essere schiavi di se stessi, o meglio dell’idea di noi stessi che vogliamo proiettare è l’arma a doppio taglio dell’attività social e trovo curiose affinità tra l’esaltazione che si crea velatamente di se stessi nei propri profili e la mediazione che il libro crea, sebbene, alcuni importanti alter ego letterari hanno contraddistinto la storia della narrativa. Molti grandi autori hanno traslato se stessi sulle pagine delle loro opere. C’è chi ci è riuscito con grandezza mentre dall’altra parte abbiamo i tanti che falliscono miseramente.

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