La presunzione degli scrittori


Ho iniziato a scrivere storie e racconti fin da ragazzino. Credo che i miei primi esperimenti risalgano a oltre trent’anni fa e da allora posso tranquillamente affermare di non aver mai cessato di imbrattare carta e successivamente occupare file e file di quel che il mio Io spinge a raccontare.

Ora gioco a fare lo scrittore. Come quelli veri. Ho un contratto con un editore che non mi chiede di pagare per vedere i libri pubblicati e giro facendo presentazioni (a mie spese) frequentando festival di genere ed eventi a tema. Non sempre ma ultimamente con una certa frequenza.

Una delle conseguenze più istruttive di queste attività collaterali allo scrivere libri è quella di conoscere altri scrittori. Scrittori e scrittrici di tutti i tipi, giovani e vecchi, famosi, non famosi, esordienti. Tutte le varietà e sotto tipi umani che affollano il protoplasmico e controverso mondo della scrittura e dell’editoria nostrana e grazie a queste frequentazioni, sulla scia di innumerevoli chiacchierate e cordiali scambi di vedute ho potuto infine maturare una delle poche, pochissime certezze che puntellano la mia imperfetta esistenza. Certezza che ultimamente sfodero con malcelata soddisfazione ogni volta che si cade sul tema e sulla fatidica domanda: perchè scrivi?

Ci si può slanciare nelle tesi più svariate e riconoscersi senza troppi errori di valutazione: si scrive per amore, per passione, per irreprimibile spinta interiore, per esigenza vitale, per senso dell’arte e per sterminato amore del raccontare storie, per tristezza, per irrequietezza, per sfogo, per psicoanalisi, per fama, gloria e grandezza, per autostima oppure al contrario per sottostima, per accusare, attaccare, denigrare, criticare, elogiare… Quanti di voi, compagni di virtual penna possono ritrovare diverse combinazioni di quest’elenco? In proporzioni variabili, penso tutti ma al di la? Oltre? Alla radice? Cercando un minimo comune denominatore?

  • Perchè amiamo i libri (ebook o cartacei che siano?)
  • Perchè amiamo leggere?
  • Perchè vogliamo scrivere punto e basta?

Personalmente, grazie a motivi sopracitati, ho elaborato una semplicissima e criticabile teoria: si scrive spessissimo per sterminata e irresistibile PRESUNZIONE.

Perchè la presunzione? Perchè indipendentemente dalle svariate declinazioni dell’esigenza di scrivere, la radice della presunzione l’ho percepita nei discorsi di chiunque. Anche del sottoscritto, intendiamoci.

La stragrande maggioranza dei big non si preoccupa di nasconderla. La traspirano, come un’essudazione conseguente al loro nome e ai loro libri. Sono Tizio, sono Caio… appare, potente e narcisista durante le presentazioni deviando spesso e volentieri il soggetto, dal tema del libro all’autore.

Tantissimi piccoli e medi autori la dissimulano meglio, complice probabilmente anche una certa inconsapevolezza. Il “personaggio autore” è in divenire… appare magari dimesso, sottotono. Modesto. Ecco, la modestia  è un sentimento che aborro. La modestia è falsa e ipocrita, dietro la modestia si nasconde quasi sempre il sottinteso, come un gioco delle parti: io dico di essere modesto, mi dichiaro modesto ma sotto sotto sappiamo che sono straordinariamente valido, uno scrittore fantastico ma poichè sono così bravo e capace non lo posso far pesare così. Si capisce leggendo il mio capolavoro…

Gli esordienti tendenzialmente altalenenano tra una spocchia traboccante e una umiltà imbarazzante ma indipendentemente da tutto, continuo a vederla, la presunzione*,  un’ombra accesa e aleggiante che compare tra uno sguardo e una parola.

Non è uno j’accuse. Analizziamo rapidamente. Scrivo romanzi, racconto storie come tanti, tantissimi eppure voglio condividere e diffondere le mie storie. Dentro di me, ritengo che quel che ho da dire interesserà delle persone. Nulla di male, non scherziamo, ma anche dietro questo semplice presupposto, la presunzione c’è. Proprio la presunzione di ritenere che quel che scrivo potrebbe interessare, piacere, appassionare. Credo che fondamentalmente tutti facciano alla fine un ragionamento simile perchè diversamente, non saremmo qui, a spendere tempo ed energie fisiche, psichiche e morali (catarsi, scrivere è anche ovviamente catarsi), diversamente scriveremmo un diario e gelosamente lo custodiremmo in una nicchia del guardaroba o nella vecchia cassettiera parcheggiata in solaio.

Siamo tutti presuntuosi.

Il sasso è lanciato.

*Sul narcisismo insito in molti scrittori, preparerò un post dedicato.

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7 thoughts on “La presunzione degli scrittori

  1. Ma certo che ci vuole una bella dose di presunzione. per scrivere qualunque cosa, anche per tenere un blog.
    Sì, siamo presuntuosi e l’umiltà alla fine è una merce molto sopravvalutata
    😉

  2. Pingback: #La storia del cesso | Taccuino da altri mondi

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