Gli Ispiratori del Settimino: Torri all’imbrunire, di Clive Barker


Clive Barker è uno degli autori  che, in compagnia di Stephen King e Howard Philips Lovecraft ha sancito il mio amore per l’horror letterario. Tanto è americano, yankee, saporoso di cheese burger e torte di mele King quanto Barker europeo, intellettuale e provocatorio. La scrittura dell’autore di Liverpool unisce scorrevolezza e complessità con uno stile ricco, introspettivo e particolareggiato, a tratti, percorso da una sottile ma salda linea di ironia. E’ senz’altro uno scrittore che ha contribuito a elevare il genere a narrativa “alta” e dignitosa. Per quanto autore di romanzi fondamentali, come Schiavi dell’Inferno, Gioco Dannato e Cabal, la forma nella quale fornisce il meglio di se è il racconto. Le antologie del ciclo dei Libri di Sangue sono capolavori di una potenza rara, sia nella resa narrativa che per l’inedita originalità dei temi trattati. Barker, al pari di Lovecraft è il creatore di mitologie assolutamente personali e perfettamente strutturate. Basta pensare alla presa che hanno avuto sull’immaginario horror i suoi Cenobiti oppure al ciclo dei Nightbreed che ha forse avuto meno impatto ma che più rappresenta le filosofie di fondo delle sue tematiche: l’ode alla diversità, all’estro, alla libertà, artistica e non. Un horror liberal, dichiaratamente di “sinistra” dove l’altro è vittima, il mostro il buono e la normalità degli umani la crosta di un orrore che viviamo ogni giorno.

Nel 1990, proprio con Cabal,  romanzo iniziale della saga mai conclusa dei Nightbreed, nella prima edizione italiana, esce il racconto Torri all’imbrunire, in altre versioni tradotto come Crepuscolo alle torri. La trama, all’osso, racconta la storia di Ballard (nome con citazione?) funzionario dei servizi segreti britannici che, distaccato in una Berlino invernale e decadente come sovente sono le atmosfere di Barker, deve seguire le attività di un agente sovietico, Mironenko, membro di una fantomatica “Direzione S” del KGB. Il respiro fosco e appassionante delle guerre segrete ai tempi della cortina di ferro si mescola a una vicenda di mostri e trasformazioni. Situazioni e tematiche che si riagganciano in maniera inedita alla già citata  mitologia di certa narrativa e cinematografia di genere, che stiamo rapidamente analizzando. Il racconto è misterioso e appassionante, si apre a verità sconvolgenti fino a un finale che trasforma definitivamente la concezione di vita e umanità nel protagonista. Senso di catarsi che, in qualche modo, ho voluto far ritrovare anche nel Settimino.

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