Gli ispiratori del Settimino: L’Incendiaria, di Stephen King


Romanzo non memorabile del Re dell’horror, L’Incendiaria, rientra comunque perfettamente in quel particolare universo fatto di poteri paranormali, servizi segreti ambigui e pericolosi e mondi sull’orlo di una fine inaspettata, nel quale Il Settimino si è formato.

Analizzando la trama del libro, in effetti gli elementi si ripresentano con puntualità pericolosamente ripetitiva: abbiamo una bambina, Charlene “Charlie” Mc Gee, dotata di potenti facoltà pirocinetiche; una branca dei servizi segreti USA, chiamata “La Bottega” che intende sfruttare le doti della piccola per i loro fini e un palpito d’impegno politico e civile nel finale, ambiguamente liberatorio. Punti di forza del romanzo, come sovente succede nelle opere di King, è la caratterizzazione dei personaggi. Charlie Mc Gee è una bambina sospesa tra un potere che sta imparando a gestire e le turbe di un’infanzia che la fanno altalenare tra incubo e innocenza, Andy il padre, una figura di supporto e il villain di turno, il possente John Rainbird, immancabile e istrionico sicario, memorabile nella sua psicopatica crudeltà.

Ancora meno riuscito, a mio avviso, è il film tratto, nel 1984 e diretto da un neutro Marc Lester. Uscito in Italia col titolo di Fenomeni paranormali incontrollabili; film dalla resa quasi televisiva, diligentemente fedele al libro e dal quale emerge soltanto, a mio avviso, l’interpretazione di George C. Scott nella parte di John Rainbird. Gli altri non si elevano oltre una formale professionalità, come Martin Sheen e David Keith o un bamboleggiare a tratti irritante da parte di Drew Barrymore (Charlie).

Rimandi e richiami rimbalzano tra le pagine in un ping pong di citazioni più o meno dirette. La pirocinesi di Charlie è il risultato di un’esperimento basato sull’assunzione di farmaci ai quali i suoi genitori si erano sottoposti anni prima; La Bottega supervisiona e controlla il tutto, il tutto proprio come in Scanners di Cronenberg. La pirocinesi ispirerà successivamente anche un film minore di Hooper, I Figli del fuoco. Il romanzo si apre con una dedica all’autrice Shirley Jackson e con una citazione tratta da Fahrenheit 451, di Bradbury. Sembra così di vedere una serie coerente di stereotipi che contraddistinguono questa particolare tematica del fantastique.

Elementi stereotipi il cui fascino ha immancabilmente contaminato anche il sottoscritto, che si è così divertito a utilizzarli ne Il Settimino ma con lo sforzo, costante e immancabile di aggiungerci quei due o tre ingredienti che dovrebbero fare la differenza.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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2 thoughts on “Gli ispiratori del Settimino: L’Incendiaria, di Stephen King

  1. lo dico a bassa voce: ma sai che a me il film non dispiace, ha alcune atmosfere “carpenteriane”,è un decente film di genere, con rapidi tocchi di malinconia. Drew,bamboleggia?Si,ma meno rispetto al festival del bamboleggiamo alla grande ,cioè: et.
    Anche il libro non mi dispiace. Penso che sia un giusto passaggio nella prima fase di king,quando scriveva di gente normale con grandi poteri e la difficoltà a gestirli.

    • Come già detto, non è che lo smonto ma non è certo uno dei miei film “del cuore”. George C.Scott è dannatamente efficacie come Rainbird e il libro, è vero, ci parla dell’America vera, quella della gente semplice e normale e quello sarà sempre un pregio intramontabile del Re. Mille volte meglio un’Incendiaria che il ciarpame paranormal young adult che gira ultimamente!

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