Gli ispiratori del Settimino: Scanners, di David Cronenberg


Il cervello è solo la rarefazione del corpo, la sua concentrazione nel posto del comando, la sua localizzazione nel punto più complesso (Enrico Ghezzi – Paura e desiderio).

L’ambigua, altalenante natura dell’uomo contemporaneo, schizofrenicamente combattuto tra la dipendenza tecnologica e l’esigenza darwiniana di un adattamento del corpo al nuovo mondo del quale artificialmente curiamo la mutazione, sembra essere una delle costanti tematiche che animano Scanners, gioiello del 1981 di David Cronenberg.

Difficile, arduo dire qualcosa di nuovo sul capolavoro del regista canadese. Scanners è una chiave di volta del suo cinema, un film che segna l’inizio di una maturità che era in divenire nei suoi film precedenti e che in Scanners si palesa. Film profondo, intriso di tutti quegli elementi tematici che hanno contribuito alla maturità del genere, portando l’horror, il fantastico, oltre la soglia di un’attenzione critica che si era man mano affievolita, dai tempi di 2001 Odissea nello Spazio. Film fondamentalmente fantascientifico (gli scanners sono il prodotto delle alterazioni di un farmaco), sviluppa l’ossessione tutta cronenberghiana di un cinema del corpo, che attraverso di esso, induca una riflessione sull’anima, sul mondo inteso come summa, sia naturale che tecnologica.

Gli scanners vediamo quindi che sono un prodotto artificiale, individui dotati di qualità ESP non per predisposizione o evoluzione ma per trasformazione chimica. Le nuove doti, però, non favoriscono l’integrazione nel mondo classista e capitalista dell’occidente nel XX secolo. Vivono come paria, emarginati, folli o diversamente schiavi e servi del sistema che li ha creati. Impossibile non scorgere letture politiche nelle storie di Cronenberg. L’interazione intima tra mente e corpo diventa un unicum senza confini e sfocia in una commistione uomo/mente/mondo/macchina, incrociando, con un’ottica assolutamente personale, una tematica molto cara al movimento cyberpunk, infatti, gli Scanners, sono in grado di collegarsi alle reti telematiche e influirne sull’attività. Il concetto di rete, attraversa tutto il film: la rete complottista della multinazionale farmaceutica, la rete degli scanners consapevoli della loro situazione, che si riuniscono in incontri di comunione mentale richiamando vagamente certi circoli di meditazione trascendentale cari a una  contro-cultura di burroghsiana memoria, la rete telematica violata, la rete di relazioni corpo/mente che lega e fa scontrare i due protagonisti/antagonisti. Anche i traumatici scontri psichici, che assumono paradossalmente una fisicità shockante, sono il simbolo di una relazione indissolubile, di una concezione del mondo saldamente interrelato in ogni suo aspetto, quasi un iper-mondo che anticipa le visioni filosofiche che lo sviluppo del web, porterà alla luce.

Il film è ammantato da un’atmosfera cupa e opprimente, sottolineata dalla fotografia algida e invernale di Mark Irwin (La Mosca) e in questo ritroviamo un trait d’uniòn che lo lega inconsciamente più a Il Tocco della medusa che a The Fury, anche se i corpi esplodono platealmente come nel secondo citato.Un sentimento costante d’inquietudine, d’instabilità e insicurezza, anima Scanners. Scienza e tecnologia, in quanto espressioni della mente umana, ne sono riflesso e proiezione, nel bene e nel male e per questo il senso di futuro, di avvenire, per Cronenberg, più che un’alba scintillante è un’ombra sconosciuta che incombe su di noi. Un sentimento che, nel Settimino, ho sentito molto vicino.

Eccelso.

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6 thoughts on “Gli ispiratori del Settimino: Scanners, di David Cronenberg

  1. Ciao, domani mattina, sul mio blog, interverrà, con un articolo, Mimmo Calopresti, mi permetto di segnalartelo (farò lo stesso con altri blog) perché credo che la cosa possa essere di tuo interesse. Si tratterà di un breve racconto, molto significativo. Temi: coraggio, razzismo, solidarietà… Buona serata.

    Roberto

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