Elysium: la fantascienza come lente deformante del presente


Elysium possiede tutte le caratteristiche dell’opera controversa. Produzione importante e statunitense, Simon Kinberg è un signore abituato a nomi grossi e incassi corposi, un cast di stelle che non sembrano interessate a svendersi al primo venuto: Jodie Foster e Matt Damon e sopratutto la regia di Neill Blomkamp, il sud africano che ci ha regalato l’apprezzatissimo District9.Da notare che la sceneggiatura è dello stesso Blomkamp. Sharlto Copley ricompare come psicopatico villain. Francamente, i presupposti per un gioiellino c’erano ma a leggere le tiepide recensioni di tanti colleghi di blog, come su Il Futuro è tornato, Book and Negative e Storie da birreria mi ero in parte deluso. Tanta controversia mi ha portato a vedere il film in questione per sviluppare un’opinione personale e il risultato è quel che state leggendo. Partiamo dalla storia. Elysium è una stazione spaziale orbitante attorno alla degradata Terra del 2154. Un paradiso elitario dove si sono ritirati i ricchi e i potenti, serviti, riveriti e difesi da robot e dove usufruiscono di un’assistenza medica ai limiti del divino, sottoponendosi a trattamenti rigeneranti in grado di sanare qualsiasi malattia, frattura o malformazione.

Sulla Terra, intanto, in una Los Angeles trasformatasi in una immensa e brulicante favela, incontriamo Max, un orfano, pregiudicato, ladro d’auto e operaio in una delle fabbriche di robots che riforniscono Elysium di automi poliziotti. Max ha un solo desiderio: lasciare la sua vita grama e degradata e andare su Elysium. Come tutti i disperati della Terra. Vittima di un incidente che lo espone a una quantità letale di radiazioni, si mette al servizio di Spider (Wagner Moura) organizzatore di shuttle clandestini, sorta di capo scafista del futuro, il quale, in cambio dei servigi di Max, promette un trasporto fino alla stazione. Max viene crudamente operato per interfacciarsi con un esoscheletro potenziato e per poter caricare nel suo cervello la maggior quantità di informazioni portate da un ricco e potente esponente di Elysium ed ex principale di Max, John Carlyle, in possesso anche del reboot di sistema di tutta la stazione di Elysium, richiesta dal ministro della difesa, Delacourt (Jodie Foster). Il colpo riesce ma sulle tracce di Max viene scatenato Kruger, mercenario pazzo e psicopatico. Il resto è action. Adrenalinica, dinamica, a volte grezza a volte no ma action gradevole e divertente.

Kruger e i suoi

Obiettivamente, la trama non brilla per orginalità e molti tratti sanno totalmente di già visto. Il messaggio sociale è schematico ed estremamente didascalico e le trovate non brillano per inventiva e originalità ma…

Una delle funzioni più importanti e nobili della fantascienza è quella di fungere da lente deformante della realtà e indurre così riflessioni sul presente e nel bene e nel male, Elysium, tutto questo lo fa. Un mondo apparentemente perfetto, ricco, pulito, la reincarnazione capitalistica di un Olimpo popolato di signori immortali e potenti e sotto, giù, la fame, la povertà, la malattia, la carestia… Clandestini respinti o abbattuti, scafisti in shuttle, uno stato sempre più oppressivo e reazionario nel nome della difesa dei privilegi di pochi, il lavoro a basso costo, gli infortuni sul lavoro (l’esposizione di Max alle radiazioni che gli lasciano 5 giorni di vita). L’oggi. Fatto e finito. Impossibile non provare un senso di deja-vu, di famigliarità delle situazioni. Non è banalità. E’ quotidianità. Max non è un guerriero, non è un astronauta e nemmeno un reduce è un paria, un perfetto esponente della working class. E’ un disperato. In quest’ottica, Elysium centra l’obiettivo e ho perfino il sospetto che lo centri più di quel che crediamo perchè nella stazione dei ricchi, vi ho intravisto anche i contrasti stridenti che il Sud Africa viveva ai tempi dell’ apartheid e di Sun City e infatti, gli umani che cacciano Max sono una banda di militari sud africani (fate caso ad alcuni gustosi particolari dello shuttle mercenario).

Sì, lo schematismo è ingenuo ma quel che vuole trasmettere è presente e lo viviamo nella cronaca ogni giorno. E’ politica. Grezza, ingenua ma diretta e in tempi d’indifferenza, lo apprezzo.

Veniamo agli aspetti estetici e fantascientifici. Il 2154 di Blomkamp è brutto, sporco e cattivo. I cattivi sembrano aver vinto. Non c’è stato bisogno dell’apocalisse per ridursi così. Sovrapopolazione, carenze, malattie e povertà. Crisi. Crisi diffusa nei servizi, nei sistemi, nell’economia. IL lavoro come schiavismo volontario (…E ringrazia d’averlo un lavoro!) gli urla dietro un capo reparto a Max, che pur di non perdere quell’unica possibilità di sostentamento, vi si reca anche se ha un braccio rotto. (Quando ho sentito la frase, un morso mi ha preso la bocca dello stomaco). Lo scenario è squisitamente cyberpunk; il mondo dominato dall’elite ultraliberista e capitalista di Elysium mi ha riportato a Max Headroom, i veicoli attrezzati come i mezzi che scorrazzano per le strade di Mad Max e tanti, piccoli, grandi particolari che donano uno spessore, una concretezza e una materialità che solo una tecnologia FX di alto livello è in grado di donarci. Certo, negli scontri e sopratutto nelle scene di lotta, a volte sfugge la mano nelle zoomate e nel montaggio ipercinetico ma non scade nella confusione incomprensibile che ci si ritrova con Transformers, per fare un esempio. Da questo punto di vista, Blomkamp, pur non riuscendo a mantenere i livelli di resa narrativa e fantascientifica che ci aveva dato con District9, possiede un suo “occhio”, personale e caratterizzante. Non si è perso totalmente per strada anche se le pecche ci sono. Il finale pseudo zuccheroso ( se l’avessero girato qualche anno prima sarebbe stato un perfetto spot per la campagna di Obama a favore della sanità pubblica) e ( SEMI SPOILER, ATTENZIONE!)

l’uscita di scena un po’ troppo frettolosa di Delacourt… non si liquida così Jodie Foster…

Il sospetto è che Blomkamp, che continua a essere uno dei miei preferiti, fino ad ora; non abbia avuto il controllo che era abituato ad avere sui suoi prodotti. Sebbene concordi sui difetti sopra citati e quelli segnalati da altri recensori, non mi sento proprio di stigmatizzare eccessivamente Elysium. L’ho visto, mi sono divertito e non sono uscito dalla sala con la sensazione di aver già dimenticato quel che avevo appena guardato.

Incrociamo le dita per il suoi prossimi film.

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6 thoughts on “Elysium: la fantascienza come lente deformante del presente

  1. (spoiler su tutta la linea) Sul fatto che Elysium sia una lente deformante della realtà sono perplesso. Il messaggio per me è stupidamente semplicistico. La classe dominante ha il beneficio di cure mediche prodigiose somministrate da macchine potentissime che se ne stanno lì a far niente tutto il giorno, tanto che i poveri cercano di arrivare su Elysium ed entrare in una casa per servirsi di questi attrezzi comuni come una lavastoviglie. Ce n’è per tutti insomma, basterebbe volerlo, ma ai poveri le cure non toccano per un capriccio dei ricchi.

    Non esiste la complessità del dover decidere come si amministrano risorse sempre più scarse in una società che deve vedersela tra ridistribuzione sociale e aspirazioni dei singoli. Il messaggio del film non è di critica sociale, è come uno slogan elettorale populista in cui si dice apertamente il falso. Appena i “buoni” hackerano il sistema (basta crackare un software e si comanda tutto quanto!) possono far partire le navicelle di soccorso per la popolazione, e subito compaiono frotte di “poveri negri” sorridenti che finalmente corrono per farsi curare e ottengono giustizia.

    Poteva essere uno spot elettorale di 50 anni fa.

    • Come ho già scritto nel post, non critico i lati negativi del film, sopratutto a livello di sceneggiatura. Ci sono, è innegabile ma continuo a ritenere che a dispetto di blockbusters dove non vogliono fare neanche uno sforzo, per quanto semplicisto e ingenuo di dire qualcosa che non sia esaltazione ed esplosioni roboanti, la regia di Blomkamp ci regala un action fantascientifico che mi ha divertito e che ho alla fin fine apprezzato al di là di quanto già ampiamente dibattuto. Certo, se lo paragoniamo al respiro di un Europa Report, ne esce malconcio ma vista la cifra del film, è un paragone semplicemente inutile.

  2. Eh finalmente!!! Ci voleva! Ho sentito parlare di questo film sempre male, e tutti delusi, e tutti annoiati, ecc ecc. Mi fa piacere leggere una recensione garbatamente positiva, anche perche’ e’ uno di quei prodotti che mi incuriosisce e a forza di commenti negativi mi stavo raffreddando. Poi del tuo gusto mi fido..quindi…andro’ a vederlo.
    P.s. O.t. Ho cambiato blog…ti aspetto sul nuovo 😉

    • Ti dico: i difetti di cui è accusato ci sono ma nella confezione generale, non li ho trovati così penalizzanti. Certo, concentrare tutto attorno alle miracolose cure mediche è un passo falso sensibile, nella sceneggiatura ma la salute è un tema sensibile negli USA, più di quanto ci possiamo rendere conto noi europei. Credo che alla fine, metafora per metafora, sia comunque funzionale. Migliorabile ma funzionale. Speriamo in un salto qualitativo nei suoi prossimi lavori… P.s. indirizzo del nuovo blog?

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