Europa Report, la fantascienza torna a volare


Europa Report

Comparata con la vastità del sapere ancora da acquisire, che rilevanza può avere la tua vita?

In questa frase, si racchiude tutta la filosofia che anima Europa Report, di Sebastiàn Cordero.; un film di fantascienza schietto, autentico, quasi, epistemologicamente corretto nella sua definizione, perchè un profondo senso di rispetto per la scienza e per l’ approccio scientifico alle cose, lo pervadono. Diversamente,un atteggiamento spettacolare avrebbe reso questo film l’ennesima, trita, pellicola girata secondo l’abusata tecnica del “found footage”.

La trama è lineare. Un’agenzia spaziale privata, la Europa Ventures, finanzia e allestisce la prima spedizione umana diretta su Europa, il quarto satellite di Giove. La superficie di Europa è ricoperta interamente da ghiaccio ma sotto la crosta ci sono forti probabilità che ci sia acqua, con condizioni molto simili alle bocche idrotermali, presenti nelle profondità degli oceani terrestri. Lo scopo della missione è perforare la crosta e raccogliere campioni per effettuare analisi comparative. Una serie di contrattempi e imprevisti mineranno la riuscita della missione fino al drammatico finale.

Sono molte le cose da dire su questo piccolo grande film e per ulteriori, competenti recensioni, segnalo doverosamente quelle che potete leggere su Il giorno degli zombi e quella su Il futuro è tornato. E’ una produzione indipendente, interamente girata nei Cine magic studios di New York, dato, quest’ultimo che ritengo indicativo dell’impronta autorale ed europea (nomen omen) del film.

Europa Report non possiede nessuno spirito di eclatanza nella narrazione. La scelta del found footage, per una volta si rivela riuscita e coerente con lo stile narrativo dell’opera. E’ secco, asciutto, a tratti essenziale come un racconto di Arhtur Clarke eppure, grazie a un cast di attori poco conosciuti ma estemamente efficaci, riesce, nonostante le premesse, a creare un  complesso recitativo ricco di pathos ed emozione. Una nota a parte, la merita la colonna sonora di Bear McCreary, minimale e aulica nello stesso tempo, totalmente in linea con la filosofia del film. Non c’è enfasi ma tutta la vicenda è pervasa da un intenso senso di missione. Il termine “missione” deriva dal greco “inviare” e proprio come gli scienziati che compongono l’equipaggio, essi sono inviati per fare un servizio all’umanità. ovvero, in senso non solo laico, scoprire e portare conoscenza. In Europa Report, la sete di conoscenza è il carburante che alimenta la spinta dell’umanità verso il proprio progredire e come tale , il fine è superiore alla sopravvivenza dei singoli.

Fantascienza “hard”, ovvero basata su solidi basi scientifiche, tanto che, per la realizzazione, sono stati chiamati come consulenti  due scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA (Steve Vance e Kevin Hand), insieme all’astronomo Phil Plait (conosciuto in Italia per il suo programma su Discovery Channel, Balle Spaziali) ma che riesce anche a imbastire, intessendolo sottilmente nella trama, il senso filosofico e umanistico della ricerca scientifica. Da questo punto di vista, il termine “fantascienza” diventa perfino fuorviante e sarebbe decisamente più aderente, il termine anglosassone di “speculative fiction”.

Un film apparentemente minore che, fino ad ora, può serenamente ambire al titolo di miglior pellicola dell’anno, nel suo ambito.

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