Guillermo del Toro: uno di noi (Pacific Rim, un film, un universo)


Guillermo del Toro è un raro esempio di regista che riesce a mantenere un equilibrio mirabile tra la passione, la citazione e l’intelligenza. Si può azzardare che tutti i suoi lavori precedenti sono riusciti a comunicare l’omogeneità della sua visione cinematografica ma Pacific Rim ne raggiunge un’apoteosi come da molto tempo non si vedeva.

In mano a qualunque altro regista inscatolato nel genere “fantastico”, un soggetto come quello del film sopra citato, correva fondamentalmente due rischi:

Rischio uno: diventare una baracconata ipercinematica senza capo ne coda

Rischio due: diventare un film-giocattolo privo di spessore e importanza

Pacific Rim invece diventa un film cardine del genere. Segnamo questo anno: 2013

Il 1968 aveva visto Kubrick con 2001 Odissea nello spazio; il 1977, Guerre stellari di Lucas, il 1979 Alien e il 1982 Blade Runner. Gli anni ’90 cominciano a mostrare i malori che successivamente raggiungerano picchi tragici per il decennio successivo ma ritengo doveroso segnalare come film spartiacque Matrix, del 1999. Il 2000 si salva solo grazie a produzioni medio-piccole come Moon del 2009 ma il 2013 ci regala Pacific Rim!

La trama è piuttosto semplice. In un futuro prossimo, si apre un varco interdimensionale nelle profondità dell’ocenao pacifico. Dal passaggio emergono mostri titanici, i Kaiju (Grande omaggio al cinema giapponese di mostri). La loro opera di distruzione è cieca, spietata e devastante tanto da far sospettare alla razza umana il pericolo di un’estinzione violenta. Per fronteggiare una simile minaccia, viene allestito dalle nazioni della Terra, il progetto Jaeger. Altrettanto giganteschi robot azionati da due piloti in connessione interneurale (drift). Dopo un iniziale, faticoso ribaltamento delle sorti, i Kaiju proseguono indefessamente gli attacchi, evolvendosi e aumentando in potenza e dimensioni, tanto da essere classificati progressivamente a ogni incursione. Le Nazioni Unite decidono di accantonare i Jaeger in favore dell’erezione di una titanica barriera anti-mostri ma la battaglia finale toccherà agli ultimi automi in servizio.

Solo da questo accenno, il bagaglio citazionista emerge lampante agli occhi dell’appassionato, Gojira, Gamera e tutta la pletora di Kaiju eiga nipponici, il feticcio robotico tutto manga che spazia dai messianici automi di Go Nagai fino ai più sofisticati prodotti come Evangelion, echi di Steam Boy di Katsuhiro Ōtomo ma non solo. Tutto un mondo e una società, plasmati dall’evento, emergono attraverso piccoli, ficcanti particolari come i notiziari, il merchandise, i talk show che vedono protagonisit i piloti di Jaeger, idolatrati come rock star. Non è possibile non pensare ai flash propagandistici che Verhoen utilizzava nel suo Starship troopers. I mostri che attaccano le città rimandano oltre che ai già citati film Kaiju, anche al senso di incredulo orrore che traspariva in Cloverfield e gli scorci di Hong Kong ricordano affettuosamente la Los Angeles di Blade Runner.*

I personaggi a mio avviso sono la dimostrazione dell’equilibrismo che il regista ha dovuto fare per mantenere straordinariamente alto il livello adrenalinico del film sforzandosi di non appiccicare le figure recitanti semplicemente sullos fondo dei titanici scontri tra Jaeger e kaiju, un, a mio avviso, inevitabile contrappasso quando ti ritrovi un budget faraonico e una major sul groppone, pertanto non esiste l’approfondimento che altri suoi lavori ci avevano regalato. I personaggi di Pacific Rim non sono stati tagliati con l’accetta bensì scolpiti e delineati con pochi tratti essenziali ed efficaci, basta pensare all’equipaggio russo, che riesce a ritagliarsi il suo spazio in poche sequenze e grazie alla sua presenza scenica, oppure alla resa emotiva del ricordo di Mako bambina

Mako bambina

, sopravissuta alla devastazione di un Kaiju (e per questo, vi rimando a una notevole recensione a cura di Lucia Patrizi.)

I fratelli Kaldanovsky

e senza dimenticare il gigionesco Ron Pearlman, marchio di fabbrica della cinematografia di Del Toro.

Ron Pearlman, trafficante d’organi Kaiju


Niente è casuale, In Pacific Rim. Dai nomi alle situazioni, dalle atmosfere ai nomi del personaggi. La scelta dell’oriente, non solo come fondamentale anima ispiratrice dell’immaginario che permea la sua opera ma anche l’obiettivo riconoscimento di come l’asse di quilibrio e potere geo politico sia ormai spostato in estremo oriente, la scelta di far giungere la minaccia dall'”altrove” e non semplicemente dallo spazio profondo. Lo spazio è una frontiera che per Del Toro non ha lo stesso fascino di un’imperscrutabile dimensione dal vago sapore lovecraftiano, come ironicamente lovecraftiano è il personaggio del professor Herman Gottlieb

Herman Gottlieb

che potrebbe benissimo richiamare un Herber West teutonico. Il marshall Pentecost

Stacker Pentecost

richiama anche la formazione religiosa del regista e che viene approfondita in questa notevole recensione. Del Toro non è un mestierante e nemmeno un professionista. E’ un artista che ama svisceratamente quel che fa: film fantastici. E’ un nerd che sa molto bene dove andare a parare anche solo in un minimo particolare sullo sfondo dell’opera, come ben evidenziato anche nella recensione di Minuetto express.e anche sul celebrato blog di Alessandro Girola. Fate caso agli schemi appesi alle pareti, ai loghi, anche solo alle semplici scritte o alle singole inquadrature. Cita con amore e senza telefonare, esattamente il tipo di delicata strizzata d’occhio che ci si aspetta da un amico appassionato. Uno di noi, appunto.

Guillermo all’opera

*Segnalo in postilla anche la citazione che meno ho apprezzato: l’alieno che strabuzza gli organi sensoriali davanti alla sua prossima fine di Indipendence Day. Sì, non è un film perfetto ma lo amo follemente nonostante tutto.

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2 thoughts on “Guillermo del Toro: uno di noi (Pacific Rim, un film, un universo)

  1. Del Toro è più unico che raro, riesce a farmi appassionare a cose che mi piacevano da ragazzino , ma ho abbandonato, (vedi i robot e mostri alla Inoshiro Honda), o che non ho mai approfondito, (come i fumetti)

    Sabato vado a vederlo e poi scrivo una mia recensione sul mio blog.

    • Diciamo che il lato più prettamente intellettuale è molto in secondo piano (inevitabilmente). Mi ha regalato divertimento, eccitazione e quel senso di infantile meraviglia che mi mancava da troppo tempo nonostante qualche difetto. La tua, laleggerò con viva curiosità.

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