PANDEMIC AD, una recensione


Sinossi ( dal blog dell‘autore)

Nessuno avrebbe mai immaginato che la vittoria di American Dream, il supereroe più potente del pianeta, contro il terrorista soprannominato Legione dell’Islam, si sarebbe trasformata in una tragedia epocale. Invece è andata proprio così. Il mito incarnato, l’uomo invincibile, è stato infettato con un morbo di origine prionica che l’ha mutato in un mostro antropofago e spietato. Proprio lui, l’icona americana, ha scatenato una pandemia inarrestabile, la Gialla. Chi ne viene contagiato diventa a sua volta un cannibale insaziabile, un predatore alfa.
Supereroi compresi.
Sono bastati pochi mesi per devastare buona parte della East Coast, di cui ora rimane un incubo ammorbato e senza redenzione. Il nuovo regno di American Dream, Nightmare Estate, ha un fulcro, un’enorme necropoli che funge da capitale. E’ New York, un tempo simbolo di speranza e di vita.
Mentre il resto del mondo fa i conti con la pandemia, l’ex superuomo del team START progetta qualcosa di ancora più orribile, che farà capitolare del tutto l’umanità ai suoi piedi.
Solo un gruppo di disperati, supereroi di scarto, agenti segreti, ex criminali e vigilantes volenterosi, posso tentare di fermarlo, prima che American Dream porti a termine il suo piano: creare uno sconfinato esercito di infetti al suo comando.

Il termine tecnico, per questo tipo di narrazione è Crossover ed è particolarmente diffuso nel mondo dei fumetti e di certa letteratura e produzioni televisive.

L’intreccio di ambientazioni e storie differenti per creare, in confluenza un nuovo sviluppo è nato come “divertissment”, come diversivo che permetteva agli autori di uscire dai rigidi codici imposti da ambientazioni precedenti, caratterizzate con precisione e minuzia. Da un punto di vista squisitamente creativo è una valvola di sfogo per la fantasia galoppante di scrittori e sceneggiatori; dall’altro, un gustoso esercizio di speculazione che ogni appassionato, prima o poi, nella sua vita, si è divertito a immaginare. Difficile, viste queste premesse, non aspettarsi un’operazione simile da parte di Alessandro Girola, autore, recensore, blogger e anima pulsante di una parte della blogosfera legata al genere fantastico. Pandemic AD (da ora in poi abbreviato in PAD)non è solamente un crossover tra due universi di scrittura condivisa, Survival Blog e Due minuti a mezzanotte ma diventa anche ucronia, un What If necessario per la compenetrazione delle due saghe. Principali fonti d’ispirazione per questo ebook sono ravvisabili negli epici crossover marvelliani, specificamente Marvel Univers vs. The Punisher  e Marvel zombies .

Uno dei grandi pregi della diffusione di ebook autoprodotti è la possibilità di pubblicazione di storie con tematiche di genere che, diversamente, nel nostro paese non potrebbero mai vedere la luce. Il mercato editoriale nazionale è tendenzialmente arido e tristemente influenzato da poche grandi case interessate a fare cassa sfruttando i trend del momento, in una spirale modaiola frusta e qualitativamente molto discutibile. In considerazione di questi assunti, le produzioni di Girola sono frizzanti boccate d’aria fresca che soddisfano un modesto ma a mio parere rilevante bacino d’utenza, che normalmente viene ignorato quando non maltrattato e nel quale inserisco sicuramente anche il sottoscritto. Ho cominciato a seguire il lavoro di Alessandro Girola contemporaneamente al mio esordio sul principale social network in Italia, Facebook, scoprendo il suo blog (all’epoca era ancora attivo Il Blog sull’orlo del mondo) e leggendo i suoi libri. La comunanza di passioni e interessi ha permesso una certa intesa tra noi due, quel tipo d’intesa che può instaurarsi tra persone che scrivono e che provano un palpitante amore per la scrittura, per il raccontare le storie che vorremmo leggere. Tutto ciò, è un ottimo collante oltre che terreno di stimolante confronto.

Veniamo all’ebook in questione. PAD è quel tipo di racconto che nel nostro paese è quasi impossibile vedere in narrativa. La commistione tra fumetti e letteratura, a parte qualche esempio “alto” come certe opere di Pratt, Battaglia o Gaiman è un’operazione difficile come un trapianto, che sovente può generare rigetto. Lansdale, con la sua prosa secca, asciutta e lineare c’era riuscito con una serie di storie su Batman e ci riesce, qua da noi, Alessandro Girola. PAD è un libro scritto con amore, passione e impegno e tutti questi sentimenti riescono a trasparire tra le righe senza però essere emotivamente soverchianti. Quando si ha la possibilità di lasciare le briglie della fantasia, è facile lasciarsi prendere la mano ma per quanto in PAD, i momenti di spettacolo e azione non mancano di certo, questi riescono a essere dosati e armonizzati nella narrazione. E’ una storia più evocativa di quel che si crede, a un primo impatto. La New York che emerge dal mondo devastato di PAD è credibile e minuziosamente tratteggiata. Girola ha messo a frutto in maniera ottimale le sue trasferte statunitensi. I personaggi sono ben delineati senza il bisogno di costruire un’introspezione psicologica che avrebbe necessitato di tempi narrativi e lunghezze poco consone al tono della storia. E’ evidente un’evoluzione nella scrittura di Girola, una trasformazione nella sua capacità di raccontare storie senza la pesantezza di didascalici messaggi insiti nella vicenda. In questo si dimostra un mestierante di buon livello che mantiene quel che promette e lo fa decisamente bene. Le relazioni tra i personaggi creano un mosaico interessante e le figure principali, a mio avviso specialmente quelle di Brent e Betta, emergono con una forza tranquilla e sulle figure femminili devo spendere una parola in più. In altre opere di Girola avevo sempre percepito una sorta di ritrosia, una difficoltà inconscia nel tratteggiare e sviluppare figure femminili; mi sembravano viziate da una specie di ingenuità che da Due minuti a mezzanotte in avanti è sparita. Da Libby a Sibir, le donne nel mondo di Alessandro Girola acquistano spessore e importanza. Sono maturate, come sicuramente è maturato il loro creatore. PAD si legge tutto d’un fiato, è veloce e dinamico come i super che lo abitano, non rinuncia alla violenza e a un pessimismo da tragedia greca che non fa altro che innalzare il livello dell’opera. Negli USA sospetto che Girola con i suoi universi, troverebbe uno sbocco ben più vasto (e retribuito) cosa che nel belpaese è ancora vista come utopia ma noi, che di mondi continuiamo a sognarne e inventarcene, l’utopia è soltanto una spinta ulteriore, la stella polare da seguire, per permettere ai nostri sogni di sopravvivere, anche se spesso, i nostri sogni sono incubi divertenti.

Doverosamente, a questo indirizzo, trovate i link per poter scaricare Pandemic AD. Buona lettura e buon divertimento.

 

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2 thoughts on “PANDEMIC AD, una recensione

  1. Sontuosa recensione, grazie mille. Non so che altro dire, se non che son felicissimo che “Pandemic AD” ti sia piaciuto.
    Tra l’altro ciò che dici sia sull’ambientazione newyorchese che sui personaggi femminili mi fa enormemente piacere. Sono contento di aver portato a segno due propositi a cui tenevo, soprattutto in questo racconto 😉

    • Sono sincero, il fatto che si sia amici seppur virtualmente mette sempre a rischio l’obiettività di una recensione. Per questo motivo ho preferito lasciarla “decantare”. Tutto quel che ho espresso sono pareri semplicemente spassionati e nel confronto con altri tuoi scritti, quel che ne ho evinto è proprio quello che hai letto.

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