Dune, di Alejandro Jodorowsky


Dune, di Alejandro Jodorowsky

La trasposizione visionaria e metafisica del romanzo di Frank Herbert, a opera del regista, drammaturgo, sceneggiatore, fumettista, poeta e mago, Alejandro Jodorowsky ha avuto, per il cinema mondiale, un impatto analogo a 2001 Odissea nello spazio, di Kubrick. Non è facile approcciarsi a un lavoro così potente ed epocale. Sarebbe sufficiente elencare i nomi che hanno partecipato alla realizzazione di questo capolavoro, a sancirne la caratura. Jodorowsky,oltre alla sceneggiatura, dirige il film in coppia coll’allora giovane regista e produttore francese Michel Seydoux, costumi e parte delle scenografie sono opera di Moebius, altre scenografie hanno visto l’esordio dell’arte visionaria e malata di H.R.Giger (dai suoi progetti sul pianeta e il palazzo degli Harkonnen, Alien di Scott ha più di un debito…) le astronavi e le macchine per la spezia invece, realizzate dall’illustratore SF britannico Chriss Foss, gli effetti speciali curati da Dan O’Bannon e come non citare l’immensa, ispirata colonna sonora dei Pink Floyd, che per il folle progetto avevano realizzato un doppio LP.

Il progetto ha avuto una genesi complessa e travagliata. Tra il 1975 e il 1976 ha rischiato di naufragare per gli enormi costi di produzione, poi, nel 1977 è arrivato Lucas e il suo Guerre Stellari. La fantascienza ritorna business e il consorzio di investitori che aveva inizialmente sostenuto “Jodo” ci ripensa e nonostante la pre-produzione avesse superato i 9.5 milioni di dollari, l’intervento di De laurentiis rivitalizza l’operazione. Passiamo ora al film vero e proprio.

Dune è un film difficile, diciamolo subito. Il primo girato ammontava a 14 ore, ridotte poi a 3. La sua possente carica visionaria stempera in parte la complessa struttura narrativa dove a scene dal respiro immenso ed epico, alterna, senza stridere, momenti di introspezione profonda. Fa largo uso di dialoghi interiori, voci fuori campo e sfiora lo sperimentalismo americano degli anni ’60 e ’70 con interminabili primissimi piani sul volto degli attori. Jodorowsky ha preso il romanzo di Herbert e non l’ha semplicemente letto ma studiato a fondo. Ha compreso i molteplici piani di lettura del libro ed è riuscito a interpretarli con le immagini. Inevitabili i richiami ai suoi lavori precedenti. Le cerimonie delle Bene Gesserit e le sequenze di corte rimandano inevitabilmente alle inquadrature dense di simbolismi de La Montagna sacra, le poche ma intense scene di battaglia sembrano risentire delle sequenze d’azione di El Topo. Sull’imbastitura iniziale, c’è da dire che in realtà, Jodo, si mantiene fedele e aderente e segue la vicenda messianica di Paul (Mua’dib)Atreides con una lentezza solenne, che mette Dune specularmente e agli antipodi di Guerre Stellari. Tanto è dinamico, avventuroso e brillante il lavoro di Lucas quanto introverso, profondo e intellettualoide il capolavoro di Jodorwsky. Facendo un paragone più recente, Guerre Stellari sta a Dune come Salvate il soldato Ryan sta a La sottile linea rossa di Malick.

Una nota  per il cast. Un post a parte andrebbe solo per il ruolo di Salvadòr Dalì, che grazie alle sue poche ore d’interpretazione dell’imperatore Padishà Saddam IV risulta essere l’attore più pagato della storia del cinema (100.000 $ al giorno) tanto che, per risparmiare sulle sue performance, diverse scene erano state girate riprendendo un suo doppio meccanico! Bisogna comunque dire che la parte di Dalì, merita e la sua recitazione, inaspettatamente calata nella parte, riesce a bucare lo schermo anche solo con uno sguardo tra il folle e l’imperioso. Orson Wells era un barone Vladimir Harkonnen perverso e crudele al quale dona una grandezza tragica degna di una figura shakespeariana, Gloria Swanson un’algida Jessica Atreides e David Carradine un convincente Duca Leto. Tra gli altri, sono degni di menzione Mick Jagger, Nathalie Delon, Johnny Hallyday e un’incredibile Amanda Lear nella parte della principessa Irulan.*

Dune ha rivoluzionato il cinema di genere e l’ha nuovamente nobilitato nell’agone dei film “alti”. Cult assoluto, difficile, affascinante. Un’operazione semi fallimentare ma che artisticamente si è rivelata un successo destinato a riverberare nelle pellicole custodite nel cuore di tutti gli appassionati cinefili di tutto il mondo. Pellicola semplicemente imprescindibile.

* E’ difficilissimo districarsi attraverso la marea di versioni esistenti, riguardo cast e ruoli. Quelli accreditati mi sono preoccupato di abbinarli ai ruoli che avrebbero dovuto effettivamente interpretare, per gli altri, non specificati, ho mantenuto la stessa vaghezza.

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13 thoughts on “Dune, di Alejandro Jodorowsky

  1. Sarebbe stato bello. Ti cedo l’onore delle armi, anch’io ero dell’idea di recensirlo, passerò… al piano C!
    Unica nota, sono contento che alla fine non se ne sia fatto nulla, perché così Jodo e Moebius ci hanno donato L’Incal e tutto ciò che segue! 😀

    • Se non ho letto male il regolamento, mi sembra che puoi comunque recensire un film già citato, domunque sarò curioso di vedere quali altri gioielli non hanno visto la luce!
      P.s. grazie per gli apprezzamenti, comunque…

  2. Buongiorno a tutti, i giorni 13-14 luglio 2013 si tiene a Padova c/o Associazione Madreterra un seminario di psicogenealogia – metagenealogia “Dalle radici al tesoro” .
    Il seminario è condotto da Moreno Fazari (assistente e collaboratore di Alejandro Jodorowsky da oltre 20 anni) e da Chiara Mancini (Naturopata, insegnante di yoga e Mindful.yoga, terapeuta specializzata in tecniche bioenergetiche, esperta conoscitrice dei Tarocchi di cui ha sviluppato soprattutto gli aspetti legati al simbolismo e agli archetipi junghiani).
    Per chi volesse avere ulteriori informazioni può visitare il sito
    http://www.madreterraitalia.it/seminari/seminari-2013/92-psicogenealogia-metagenealogia.html
    o telefonare ai numeri : 338 9161574 – 049 660184
    Un caro saluto
    Massimo

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