Maelstrom


Non occorre essere catastrofisti per sviluppare pessimismo, oggi come oggi. Se la denigrazione e il vittimismo sono peccati veniali storici dell’italiano medio, anche l’ottimista più luminoso non può lasciarsi ingannare dal periodo storico e culturale che l’Italia sta attraversando. Questo post ha una caratteristica comune con la nascita delle mie storie: si forma per sedimentazione. Idee, notizie e pensieri si accumulano nella mente, stagnano e fermentano fino a formare un blocco unico e relativamente coerente. Tutta una serie di eventi e relative considerazioni hanno finito per convergere in quanto potete leggere, ora. Fedele alla teoria della farfalla,  una serie di accadimenti mi ritrovo a legarli tutti insieme, fino a vederne un quadro unico e la metafora più calzante che ho trovato a riguardo, mi è arrivata da una celebre novella di Poe, Maelstrom, appunto.

Siamo in gorgo. Le correnti della storia e complice, sospetto, anche la seconda legge della termodinamica e una relativa conseguenza contemplata nella teoria del Comportamento emergente, stanno scompaginando il panorama sociale attuale. Siamo in crisi, un leit-motiv che è diventato un mantra ipnotico. La scuola dominante di pensiero economico, iper liberista e anti keynesiana continua sperticatamente a sostenere che il mercato deve essere libero, privo di controlli poichè istintivamente in grado di autoregolarsi. Di comportamento emergente, in economia,   ne è un esempio tipico il mercato, che riesce perfino a smentire se stesso, poichè gli assertori di tale teoria, vedrebbero nel suddetto comportamento emergente, la prova dei loro postulati; in realtà, tale visione è clamorosamente smentita dall’evidenza empirica dei fatti e da una conseguenza del comportamento emergente stesso, poichè, secondo tale teoria, il sistema tende ad avere azioni e reazioni differenti dagli uomini che vi operano all’interno. E vice versa. Come dire che se è previsto che una struttura burocratica debba funzionare secondo date regole, gli uomini, gli operatori che agiscono all’interno, sviluppano comportamenti differenti e spesso contradditori.

Ispirandomi ai post di Davide Mana sullo stato della rete e della blogosfera, vediamo come anche il web, con una punta di aggravamento in più proprio a casa nostra, sta deviando dalla filosofia di base che ne ha favorito il suo vertiginoso sviluppo negli ultimi anni. Da strumento di sapere diffuso e democratico a sistema chiuso, invadente e tendenzialmente acritico. La crisi del blogging, l’isteria tendenziale che sembra derivare da una sovraesposizione dell’ego nell’ambito dei social network tendono a smentire clamorosamente i fini della rete. Per molti versi, i social network, Facebook in particolare, tendono a essere filosoficamente la negazione di internet e questo si può tranquillamente evincere dalla trasformazione dell’uso quotidiano e dalla mutazione delle chiavi di ricerca all’interno dei vari browser. L’utente medio e spesso non solo quello, perde interesse verso l’internet strumento di conoscenza e cede abulicamente alle alternative pornografiche, dove per pornografia non intendo soltanto il soddisfacimento di onanistici pruriti, malgrado il boom di youporn. Anche il trolling è a suo modo un’attività pornografica, come onanismo è anche la pigrizia con la quale si evita di partecipare con critica ma anche con educazione a qualsivoglia discussione che un blog tenderebbe a stimolare.

La morte del web?

Il che, va a collegarsi con un interessante e stimolante saggio del conterraneo Umberto Eco, A passo del gambero.Eco, in questo trattato analizza i paradossi della contemporaneità, apparentemente tesa a un progresso che per molti versi si trasforma in una sorta di rinnovata regressione tecnica oltre che culturale. In Italia, alla faccia della culla rinascimentale che siamo stati, questa tendenza è particolarmente vivida e perniciosa. Basta assistere all’incapacità palese di gestire eventi giudicati straordinari (ma nel nostro caso si va in crisi totale anche per una nevicata fuori stagione o fuori luogo) all’imbarbarimento culturale nel quale stiamo sprofondando, all’indifferenza e al disinteresse della politica verso la ricerca scientifica pura, verso una formazione culturale vera, scambiandola per sterile teoria, dimenticando di come la maggior parte dei più importanti brevetti industriali siano nati dalla ricerca senza fini pratici se non la Conoscenza e che sviluppi e applicazioni tangibili nascono sulla sua scia.

Assistiamo impotenti al rogo doloso della Città della Scienza di Napoli, simbolo della rinascita di una città che ha costantemente bisogno di rinascere e affrancarsi dai cancri che ne consumano le molteplici vite e contemporaneamente osserviamo la stasi politica che ci lascia impantanati in una melma dichiarata e voluta con intenti scriteriati (leggasi Porcellum) con coloro che dovrebbero saldamente prendere tra le mani il timone della nave-nazione e dare una direzione, mentre invece balbettano o litigano, privi di bussole o con i soli punti cardinali dell’interesse personale, dell’invettiva e di un nichilismo seducente quanto folle. Come fa notare Alessandro Girola, la cultura umana è fragile, legata a tanti fili che troppo spesso crediamo cavi d’acciaio ma che l’ineluttabilità degli eventi, eventi come visto imprevisti e imprevedibili, può tranciare facilmente. Il maelstrom risucchia tutto e tutti, forse, il maelstrom è la crisi, intesa nel senso più vasto ed etimologico del termine e noi tutti siamo sulla barca destinata a finirvi risucchiata. Inutile contrastarlo, il Maelstrom. Energie e soluzioni atte a impedirlo comporteranno soltanto un dispendio di energie preziose. Energie che regolarmente e sistematicamente, attualmente ci impegnamo a sprecare. Prima capiremo che nel gorgo bisogna finirci, per riemergere rinnovati e consapevoli, meglio sarà per tutti, anche se ne usciremo con i capelli bianchi per lo spavento.

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