L’inascoltata voce della ragione


Collasso, di Jared Diamond

Ho conosciuto il dottor Jared Diamond grazie a un saggio di successo internazionale: Armi, acciaio e malattie, che vinse il premio Pulitzer per la saggistica nel 1997. Diamond, biologo e fisiologo, analizza con metodo rigorosamente logico e scientifico lo sviluppo sociale e tecnologico di svariate culture umane, cercando di dare una spiegazione razionale sul perchè alcune abbiano prosperato mentre altre non siano riuscite ad andare oltre lo stadio di cacciatori/raccoglitori. Con intelligenza e analisi, Diamond smonta ogni tesi razzista e dimostra come una combinazione di ambiente, clima e territorio formino un “pacchetto” che favorisce più o meno lo sviluppo e la prosperità di una comunità umana.

Con Collasso, lo scienziato statunitense allarga l’analisi specificatamente alla situazione attuale e senza sensazionalismi o catastrofismi di facile impatto, lancia il suo monito. Dati, numeri e statistiche sono gli attrezzi che permettono di costruire un quadro tanto inquietante quanto noto: l’umanità sta avanzando verso un collasso generale e le istituzioni sembrano accelerare la deriva in una corsa scellerata e suicida. Diamond spiega, in maniera ineccepibile come lo sviluppo, inteso nel senso economico e occidentale del termine, è destinato a finire, giunto al limite della sostenibilità effettiva.

La posta in gioco è alta: la decadenza della società attuale.* Secondo Diamond, quattro sono le cause che determinano la fine di una società:

  1. La società non riesce a prevedere il sopraggiungere del problema
  2. Non si accorge che il problema è già in atto
  3. Se ne accorge ma non prova a risolverlo
  4. Tenta una soluzione al problema ma fallisce

Mi sembra piuttosto evidente che il problema attuale è ravvisabile nel punto 3 che è la motivazione che mi fa più rabbia. Il sistema capitalista è basato sul consumo. L’equazione, alla base è semplice e lineare: si produce, si vende,si compra, si consuma,poi ci sono altri fattori e il complesso mondo dell’alta finanza con i suoi derivati e prodotti incorporei che hanno reso l’economia una sovrastruttura che vorrebbe svincolarsi dal mondo materiale, ma questo è un altro discorso. Risorse in via di esaurimento, consumi insostenibili, crisi economica… Organizzazioni governative e mondiali continuamente analizzano la situazione e denunciano lo stato attuale della situazione, si lanciano allarmi, supportati a loro volta da dati e statistiche eppure, il modello attuale prosegue indefesso la sua corsa devastante.Perchè? Ci si chiede.

Diamond identifica due ordini di motivazioni: razionali e irrazionali. Dietro la facciata razionale, in genere ci si appella a soluzioni che vengono considerate “concrete” che dovrebbero tener conto delle esigenze di tutti senza turbar nessuno. Di solito sono il frutto di calcoli ipocriti e mirano al mantenimento dello stato attuale di cose e non si curano dei risultati finali di tali scelte. Risulta palese l’origine di tali iniziative, intraprese da ristretti gruppi di potere impegnati a mantenere controllo e leadership sul corto/medio termine. Vi ricorda niente? Secondo gli antichi greci, macrocosmos e microcosmos sono speculari: immagini identiche su dimensioni differenti. Sulla tragedia planetaria vedo proiettate le stesse dinamiche della tragedia nazionale. La classe politica e quella dirigente dell’Italia si muovono esattamente così: una affannata corsa al mantenimento di uno status, su qualcosa che è destinato a crollare, un po’ come il comandante di una nave portata al naufragio per propria responsabilità che si ostina a tenere il timone, incurante dell’inclinazione sempre più accentuata, negando l’affondamento in atto…

Il mondo, l’Italia e i suoi capitani

Le motivazioni irrazionali, vengono analizzate in maniera sottile e ficcante in questo editoriale, pubblicato su La Stampa del 16/02/2013 da Alessandro d’Avenia, che ha in parte influenzato questo post e al quale rimando la lettura completa dal link soprastante. Come scrive d’Avenia:

 I modi di vivere e vedere la realtà sono talmente radicati che il gruppo non riesce ad aprirsi a valori nuovi e si esaurisce, pur di non lasciare tradizioni rassicuranti, e questo avviene soprattutto in periodi di crisi, per paura che nuovi paradigmi aggiungano ulteriori elementi critici. E in un’Italia che invecchia, descritta dai sociologi come una «piramide rovesciata», i molti anziani gravano sui pochi giovani, non solo economicamente ma anche per la difficoltà ad aprirsi a nuove prospettive.

Anche questa paradigmatica frase rimanda inevitabilmente a un quadro sociale che stiamo vivendo sulla pelle e che si riflette in tutti gli ambiti del nostro vivere quotidiano e anche sui nostri interessi. Penso così alla diatriba sorta dopo l’avvento e diffusione degli ebook, il blogging, che altrove diventa professione e coadiuvante nel mondo dell’informazione e da noi giammai, le mille e più pastoie burocratiche e pratiche, che l’informatica potrebbe snellire quando non eliminare ma intanto si corre quotidianamente il rischio di esser sommersi dalla carta… l’elenco e lungo e anche un po trito ma il quadro d’insieme che si palesa è quello.

Una crisi (dal greco κρίσις, scelta) dovrebbe esser vissuta come un’opportunità, come la possibilità di cambiare e sopravvivere e non come una catastrofe biblica da temere, col terrore di perdere quel che, in definitiva è comunque destinato a esser perso.

*Quì mi riaggancio alla postilla. E’ veramente un male la caduta del sistema attuale?

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4 thoughts on “L’inascoltata voce della ragione

  1. Il sistema capitalista sta crollando,per mutare aspetto e direzione. Come è avvenuto con le guerre e la crisi del 29,il problema è proprio questo. La democrazia liberal-capitalista di stampo anglo-americano occidentale non ha più ragione di essere.
    Il massimo potere a la grande borghesia capitalista internazionale, l’imperialismo guerrafondaio, il colonialismo euroatlantista e sionista con le sue guerre pesano in termini di vite ,all’estero, e di danari da noi.
    Spendiamo danè per aerei del menga e non in servizi sociali per il popolo,per far guadagnar potere e soldi ai parassiti delle agenzie interinali e agli industriali ci abbiamo dato dentro con il precariato,(dividi i lavoratori e avrai dei frignoni ricattabili),ma così abbiamo proletarizzato la piccola-media borghesia.
    Il resto:e book,informatica,vanno bene,sono pagliativi,ma il futuro deve essere socialista,nazionale,autonomo .Il modello sudamericano ,potrebbe essere quello giusto,comunque come abbiamo distrutto, (con la scusa della democraCia da esportazione), diversi modelli nazionali,politici,sociali, la cosa purtroppo potrebbe capitare anche a noi,anzi capita ed è l’estremismo capitalista in mano a una banda di figli di puttana e scusate la parolaccia

    • Quel che mi inquieta non è solo l’intreccio di trame legate a interessi privati, che decidono i destini di milioni se non miliardi di persone solamente per profitto è la cecità scriteriata e bulimica del modello capitalista, che sega il ramo sul quale sta seduto pur di continuare a ingozzarsi.

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