Italians in a coma


A volte, la complessa meccanica degli eventi riesce a far incontrare ingranaggi imprevisti, durante la loro rotazione. Capita così che pochi giorni fa mi decida a pubblicare un post sulla questione di Morituris e nei giorni seguendi, esplodere il caso di Girlfriend in a coma . L’opera, un film documentario realizzato da Bill Emmot,  noto sopratutto per esser stato direttore dell’Economist e penna che collabora fattivamente col Times e La Stampa e dalla regista e giornalista italiana Annalisa Piras, racconta attraverso il mezzo documentaristico e un professionale piglio d’inchiesta il costante e pericoloso declino, economico e culturale dell’ Italia. Ora, sarebbe forse fin troppo facile intavolare una discussione, ricordando di come, sovente, il mondo anglosassone, con una supponenza che è spesso un loro vizio di forma, tenda a ergersi sulla cattedra e dare lezioni, sopratutto a paesi pasticcioni e problematici come il nostro; ma vista la situazione, vista l’evidenza dei fatti che giorno dopo giorno, dato dopo dato si srotolano di fronte ai nostri occhi, affrontare la questione in quest’ottica specifica, offesa e inutilmente sporcata di un amor patrio, che spesso si manifesta nelle circostanze meno opportune, non mi sembra la giusta via.

L’Italia è in declino ed è pericolosamente vicina a un punto di non ritorno. Questa è la tesi di Emmot sulla base di un lungo excursus che non ha escluso le voci italiane più autorevoli.Da Mario Monti a Roberto Saviano, da Vittorio Sgarbi a Umberto Eco, interviste e testimonianze, senza particolari sbilanciamenti a favore di una visione rispetto che a un’altra, si alternano e intersecano in un mosaico, il cui disegno finale ci risulta famigliare ma con una differenza sensibile: mediato e visto attraverso gli occhi di un inglese. Un occhio esterno può anche non avere quella particolare percezione culturale che permette il cogliere certe sfumature e certe interpretazioni ma è anche vero che si tratta di un occhio a suo modo “puro” uno sguardo non viziato e non parziale ma neutrale e per alcuni versi, anche affettuoso. Emmot è sicuro che una caduta dell’Italia sarebbe il primo mattone a sancire il crollo della casa comune europea. Come dichiara Emmot stesso in un’intervista a La Stampa:

 (…)ritengo che con questa mentalità difensiva troppi italiani, il che significa in particolare quelli che operano nella politica e occupano posizioni ufficiali pubbliche, non vogliono affrontare e capire la verità e la realtà di ciò che è accaduto in Italia negli ultimi 20 anni.

Oh, certo, il nostro film non è l’unica versione di quella verità. Ma si tratta di un tentativo onesto, indipendente, di illustrare agli italiani il punto di vista di questo solidale, affettuoso osservatore straniero, per aiutare gli italiani come gli stranieri a comprendere la situazione in Italia e ciò che va fatto. È stato fatto apposta per suscitare un dibattito. E se il momento giusto per provocare quel dibattito, nella capitale d’Italia, non è una campagna elettorale, non so quale possa essere il momento giusto.

Cos’è successo, in definitiva? Era prevista la proiezione della prima del film il 13 febbraio alla Fondazione Maxxi di Roma se non chè, la direzione del Maxxi, nella figura dell’ex ministro Giovanna Melandri, dopo una consultazione con il Ministero della Cultura, ha bloccato tutto e cancellata la data. Alla prima sarebbero stati invitati tutti i leader politici, le personalità dell’economia, della finanza e della cultura, tra cui numerosi intervistati proprio nel documentario. Si sarebbe rivelato un evento importante, altolocato e sopratutto scomodo. Coloro che dovrebbero mobilitarsi e adoperarsi al massimo delle loro capacità e competenze, per scongiurare proprio quel che viene paventato In Girlfriend in a coma, diventano i primi a non poter (voler) prendere visione. Interessante notare come il MIBAC (Il ministero per i beni e le attività culturali) prenda poi le distanze dalla decisione della Melandri, dichiarando che ” Il Maxxi è una fondazione di diritto privato le cui decisioni sono assunte dagli organi competenti”.

Reazione della politica italiana al film

Società, Cultura e Politica, appaiono sempre più come le classiche tre scimmiette:

e questo m’inquieta. M’inquieta tanto. Al mondo, non si guarisce da una malattia negandone l’esistenza.

 

Questo è il che gira, nella speranza di poterlo vedere liberamente.

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7 thoughts on “Italians in a coma

  1. si,come sempre una figuraccia tipica. Nondimeno, chi ha fatto questa inchiesta appartiene a quel capitalismo internazionale che è la causa di tutti i guai . Quel sistema liberal-capitalista con ampie pennellate “umaniste” che in sostanza rafforza le cause dei nostri mali.
    Ora non abbiam nessun potere come cittadini,e organizzazioni,visto i 20 e passa anni di declino delle sinistre,per non parlare del comunismo,non mi rimane come individuo estremamente politicizzato di rifiutare le lezioni degli aguzzini e dei loro collaborazionisti, (monti,sionano ecc..)
    Questa è la mia visione delle cose

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