SESSO MATTO E L’ANALISI DI UNA NAZIONE


Sesso Matto, di Dino Risi (1973) è uno degli ultimi, lampanti esempi di commedia all’italiana in grado di sviscerare e analizzare la società italiana, riuscendo a snudarne difetti, arguzia e desolante provincialismo, dal quale in quasi quarant’anni non ci si riesce ad affrancare. E’ una visione che ritorna periodicamente sui nostri schermi e l’averlo rivisto da poco tempo con un occhio più maturo e meno viziato dai filtri ormonali della prima adolescenza, mi ha permesso di apprezzarne maggiormente le sfumature, al di là del pruriginoso e ironico erotismo che insaporisce ogni episodio.

Dino Risi è uno dei maestri del genere e particolarmente versato nella struttura a episodi, riuscendo  a creare un sottogenere: I Mostri, quasi un capostipite, Vedo nudo, Sesso e volentieri… assieme a Mario Monicelli, Pasquale Festa Campanile, Pietro Germi, Nanni Loy, avevano contribuito in maniera tanto geniale quanto sottile a mettere alla berlina gli italici difetti, riuscendo a inserire provocazione, liberazione sessuale e denuncia sociale facendo ridere con amara intelligenza gli spettatori.

Sesso Matto non si esime certo da tutto ciò. Sceneggiato da un solido e ammirevole professionista come Ruggero Maccari, autore tra l’altro di notevoli sceneggiature quali Profumo di donna, Brutti sporchi e cattivi e Una giornata particolare, ritroviamo una serie di episodi, ciascuno dedicato a un “vizio” o perversione che attraversano il quotidiano. Personalmente non trovo tutti gli episodi riusciti alla stessa maniera ma nel complesso ci regalano uno spaccato della società italiana in un’epoca  dove non andavo nemmeno a scuola e quindi i ricordi e le percezioni sono falsati e vaghi causa il tempo inarrestabile lungo il cui corso mi ritrovo inevitabilmente a navigare. Così, se in “Signora sono le 8” ritroviamo un tipico canovaccio d’ironico conflitto di classe, con la ricchissima borghese che non riesce a svegliarsi se non dopo esser stata posseduta dal maggiordomo, in “Due cuori e una baracca” si anticipa la denuncia sociale contro l’emarginazione e il degrado che ritroveremo con cifre più drammatiche in ” Brutti sporchi e cattivi”.  “Viaggio di nozze” è uno sberleffo un po’ scontato al machismo nazionale con un focosissimo ambulante che, sposato, non riesce a consumare degnamente se non in movimento, come se ogni vitalità dell’uomo viene stimolata da una costante e produttiva attività. “Non è mai troppo tardi” affronta il tema della gerontofilia, raramente affrontato, invero. “Lavoratore italiano all’estero” riprende i luoghi comuni sulla migrazione verso i paesi scandivìnavi, in un’epoca in cui gli albanesi eravamo noi. “Torna piccina mia” è una mesta storia di solitudine e prostituzione; “La vendetta“se la prende con la mafia e con tutta la caratteristica panoplia di omertà e arretratezza culturale. “Un amore difficile” è uno dei migliori episodi e mette in scena una vicenda che sarebbe piaciuta molto ad Almodovar: la controversa e problematica storia d’amore tra un immigrato pugliese a Milano e un trans che scoprirà essere poi suo fratello. Infine, “l’ospite” riprende i vizi dell’alta borghesia, quella che avrebbe preparato, di lì a non troppi anni a venire, l’humus che avrebbe fatto crescere il berlusconismo.

L’intero film è retto, inoltre dalla bravura camaleontica dei due attori principali: Gianfranco Giannini e Laura Antonelli. Particolarmente efficaci sono le performance di Giannini, vero istrione trasformista, capace di trasformarsi, di adottare mimiche e parlate diversissime tra loro da un personaggio all’altro. Una galassia di comprimari di lusso e comparse con volti irripetibili completano il cast, segnalando in particolare Alberto Lionello (il fratello trans di Un amore difficile) e Paola Borboni (Non è mai troppo tardi)

Non so se è un classico segno dell’età che avanza, ritrovarmi a dire di quanto era più belli, migliori, interessanti e ben fatti i film di quando ero bambino… Fatto sta che ho trovato molto più coraggio, più idee e modernità di temi e visione in una commedia del 1973 che nella maggior parte degli squallidi e strapagati cine panettoni che la nostra industria cinematografica sforna incessantemente a ogni festività. Forse è l’Italia di oggi che sta invecchiando tristemente.

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5 thoughts on “SESSO MATTO E L’ANALISI DI UNA NAZIONE

    • Sì. Un borghese piccolo piccolo è un immenso epitaffio del nostro cinema. Poi sono arrivati gli anni ’80 che cinematograficamente parlando, per l’Italia sono stati orrendi (a parte pochissime eminenti eccezioni) La Commedia all’italiana riesce a mantenere una sua dignità fino a metà degli anni ’70 circa. IL resto è spazzatura pecoreccia: lo specchio comunque veritiero di quel che culturalmente il paese stava diventando.

  1. sabato scorso vado a vedere The Master, nella sala accanto c’è una mandria di ragazzotti che fa la coda per vedere Vanzina,poi arriva Brizzi e alla fine pure Alessandro..quello di benvenuti al sud. Storielle senza senso,senza nulla.Che pena…ah, e l’ultmo Muccino!

    • Ne discutevo giusto ieri sera con amici cinefili. Esaltavamo doverosamente Melancholia di Trier perchè è arte pura trasposta sullo schermo e confrontavamo desolantemente lo scenario nazionale. Cinematograficamente (e quindi culturalmente) siamo morti e sepolti. Si potrà anche criticare il riandare a vedere ed esaltare il cinema che fu ma se il futuro ci da ancora Muccino e Tornatore, vogliame anche dimenticare quel che di degno abbiamo prodotto?
      P.s. ho sentito lodi sperticate a The Master, dovrò vederlo appena possibile.

      • si è aperta una problematica clamorosa secondo me ,nel nostro modo di fare e pensare cinema, da una parte abbiamo esagerato con l’esaltazione di un passato nei generi che non era proprio quella cosa entusiasmante che molti predicano a destra e manca,dall’altra non abbiamo allevato nessuna nuova generazione,peraltro affossando quelle che sono le nostre reali e vere due radici cinematografiche:la commedia e il neorealismo,i quali sono pieni di sottogeneri e particolarità,ma da una parte con i Brizzi,Vanzina,Pieraccioni,Parenti ci si muove su terreni piccoli -medi borghesi pieni di romanticherie e volgarità di serie b,dall’altra è il trionfo del democretinismo borghese che non muovo critiche al sistema,ma a come lo si presenta.Filmetti moralisti,ma senza mordente.
        Poi ci sono ottimi autori come Garrone,film come La Doppia Ora e Acab,ma temo che da noi il cinema,la musica e la cultura in genere ,anche come intrattenimento,sarà penalizzata da una mancanza di idee,coraggio,voglia di finanziare qualcosa di oltre, E Von Trier incassa pure,toh!

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