The Wicker Man


The Wicker man è una produzione British Lion film del 1973, diretto da Robin Hardy ed egregiamente interpretato da Edward Woodward e il sempre immenso Christopher Lee. Il post dedicato a questo film, vuole seguire coerentemente il discorso che avevo accennato nel post precedente, sulle relazioni intime ancora ben presenti e radicate nella nostra cultura, del Paganesimo. Proprio sul rapporto conflittuale tra una modernità omologante, capitalista e cristianamente bigotta e un paganesimo libero, disinibito e legato da rapporti ancestrali dell’uomo con la natura, nella ricerca di un connubio intimo e sensuale, si basa la vicenda del film. Il contrasto, morale e culturale è l’elemento cardine di tutta la pellicola e questa dinamica è un classico elemento di certa cinematografia del periodo. Fin dalle prime sequenze vediamo il severo e osservante sergente della polizia, Neil Howie ( Edward Woodward) seguire messa per poi trasferirsi su di un’isola scozzese per investigare sulla scomparsa di una ragazza. Sull’isola, conosce il capo della comunità, lord Summerisle -nome fortemente allegorico- ( Christopher Lee) e proseguendo nelle sue indagini, scopre come gli abitanti pratichino con devozione riti pagani. Howie, uomo delle istituzioni, non nasconde perplessità e infine disgusto per la promiscuità degli abitanti. Prosegue nelle indagini, sospetta che la ragazza scomparsa sia sull’isola, si confronta continuamente con la filosofia naturalista dei locali fino a che, nell’epico finale, scoprirà una realtà spaventosa.

Probabilmente, con l’occhio di oggi, The Wicker man si dimostra un film datato. Lo scontro tra Howie, simbolico rappresentante dello Stato convenzionale e lord Summerisle e gli abitanti dell’isola, liberi, disinibiti e vagamente anarchici, rieccheggia inevitabilmente degli scontri generazionali che gli anni dal 1965 alla prima metà dei ’70’s avevano contraddistinto lo scenario sociale. A volte il messaggio potrebbe apparire didascalico e i richiami alla cultura hippie, da una parte e alle tendenze repressive dell’austerità britannica, dall’altra, sono a volte palesi e attraversati da una corrente elettrica e arrabbiata che è tipica di certo cinema. Il film, nel nostro paese ha avuto vita difficile e non è mai stato distribuito nelle sale. Ufficialmente aveva subito i tagli della censura a causa di una sequenza in cui Britt Ekland, danzava nuda anche se, considerando la filmografia italiana del 1973, appare francamente difficile credere che tutti i problemi di The Wicker man nel nostro Belpaese, scaturissero da quello (Malizia di Samperi e Giovannona coscialunga risalgono allo stesso periodo) tra l’altro in alcune scene dove giovani fanciulle danzavano nude nei prati, si apprende dai vari retroscena che le comparse indossavano in realtà calzamaglie color carne! Sembra più probabile il turbamento dei membri vaticani nelle commissioni censura nel vedere una pellicola che alla fin fine era una disturbante esaltazione del paganesimo come riscoperta del rapporto tra uomo e natura, senza  mediazioni se non quella  del senso spirituale dell’individuo davanti alla natura stessa.

Visivamente il film è splendido, girato in diverse location, tra cui l’amena isola di Whithorn, Galloway e Dumfries. I luoghi sembrano richiamare un eden perduto, con un microclima mite e favorevole, in contrapposizione  alla brumosa campagna in apertura. Il mito solare è una costante nel film, nella luminosa fotografia di Harry Waxman, nei riti degli isolani, nel nome stesso del personaggio interpretato da Christopher Lee e il sole, elemento vitale, tramonta nel finale, incendiando il cielo mentre l’uomo di paglia si consuma assieme ai sacrifici che contiene.

Assolutamente da recuperare e rivalutare, The Wickerman è stato trasmesso da alcune emittenti satellitari ed è disponibile in dvd. Guardatelo e assecondate per un po’ le certezze imposte nel nome di una natura forse più libera e pura che ancora alligna nelle nostre radici.

 

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4 thoughts on “The Wicker Man

    • Il remake non l’ho visto ma è passato quasi inosservato inoltre l’aver spostato la scena dalla Scozia a un’isola dell’estremo nord degli Usa, sostituendo le discendenze celtiche con quelle indiane secondo me ha spogliato la storia di molte delle sue valenze spirituali.

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