Di UFO, Misteri e la saggistica degli anni ’70



Questo post nasce da una serie di rapide consultazioni che ho fatto di recente, documentandomi sul Monte Musinè. Frugando nella mia amata e straripante libreria, sono ritornato a sfogliare i volumi della sezione “UFO & misteri”. Testi che avevo iniziato a leggere avidamente da ragazzino, scoprendo tutto un sottobosco di studiosi, giornalisti e divulgatori che d’improvviso, avevano iniziato a mostrarci il mondo da un punto di vista talmente provocatorio, a volte assurdo, a volte spericolato che aveva inevitabilmente folgorato la mia fantasia di undicenne. La naturalezza con la quale sostenevano l’origine extraterrestre degli UFO, le loro inspiegabili influenze su determinati luoghi della Terra, il fatto che rapissero esseri umani per fini imperscrutabili e che i governi delle maggiori potenze ne fossero a conoscenza, tutta la mitologia sulla quale si sarebbe poi costruito un fenomeno come X-Files insomma, riusciva ad affascinarmi e contemporaneamente a terrorizzarmi. Credo che il primo libro mai letto sull’argomento, fosse “I misteriosi triangoli della morte”, dell’ufologo spagnolo Antonio Ribera. Ribera aveva avuto il merito di stupirmi affermando, tramite le sue speculazioni che il Triangolo delle Bermude non era l’unica zona anomala che esisteva sul nostro pianeta. Devo dire che all’epoca, sebbene ancora ragazzino, avevo una certa conoscenza nel campo. Leggendo il libro, con sufficienza mi aspettavo un capitolo dedicato al Mar del Diavolo, in Giappone ma questo signore spagnolo, stempiato, subacqueo professionista che aveva partecipato a recuperi di salme in conseguenza di incidenti aerei nel Mediterraneo, riuscì a stupirmi. Secondo le sue indagini, le così dette “zone di aberrazione magnetica” erano ben dodici e simmetricamente distribuite sul globo.

Sempre secondo Ribera, il governo americano, sovvenzionando le ricerche del professor Ivan Sanderson, avrebbe intrapreso un programma di studio e monitoraggio di queste aree attraverso il presunto “Progetto Magnete”, uno stormo di aerei dell’ US Air Force, equipaggiati con potenti magnetometri che avrebbero sorvolato i cieli del mondo. A onor di cronaca, non ho trovato molti riferimenti a questo specifico progetto anche se sul web esiste un’abbondante documentazione riguardante un Project magnet a opera del Canada.
Questi altri semi sconosciuti triangoli interessano un po’ tutti i continenti ed è interessante notare cone anche alcuni punti in Europa e nel Mediterraneo rientrino nelle sfere d’influenza di queste presunte zone di aberrazione. In particolare, per vicinanza e famigliarità vengono segnalati un tratto di mare tra Azzorre e Canarie, un punto in mare nel Mediterraneo occidentale e il monte Canigò, sui Pirenei, che ha collezionato un’impressionante quantità di tragedie aeree. Un certo, inquietante parallelismo col Musinè, viene istintivo…
Il proliferare di testi su Triangolo delle Bermude e affini era la conseguenza del successo internazionale che aveva ottenuto Charles Berlitz con il suo celeberrimo “Bermuda: il triangolo maledetto”. Il tempo ha dimostrato come l’opera si fosse presa abbondanti licenze interpretative sulla natura di una percentuale sensibile di sparizioni ma rimane innegabile la fascinazione a tratti morbosa che il tema, specialmente all’epoca, aveva suscitato. Film, documentari, serie TV. I media avevano invaso l’etere di produzioni dalla qualità altalenante e spesso col il piede premuto sul pedale del sensazionalismo ma quel certo gusto per l’inspiegabile e il misterioso aveva attecchito indissolubilmente nelle coscienze di tanti. Da Berlitz a Rivera, Da Von Daniken ad Aimè Michel, da Jacques Vallèe a Peter Kolosimo lo scenario di studiosi e speculatori del mistero vede l’avvento di un vero e proprio cartello di divulgatori sempre altalenanti tra una ricerca oggettiva e la speculazione più sfacciata. Inevitabilmente la scienza ufficiale non ha mai dato credito alle loro opere e sorvolando abbondantemente su forzature, errori e false interpretazioni, rimane il fascino e il divertimento di una serie di opere che hanno contribuito in maniera sensibile e rilevante alla costruzione di un certo immaginario che ancora adesso, senza posa, alimenta sogno e fantasia.

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