Ceci n’est pas une Blog


Cronache di una negazione

Io non sono un blogger.
Affermazione curiosa dal momento che viene divulgata proprio su di un blog. La provocazione nasce dalla polemica che ho avuto modo di seguire su alcuni dei blog che leggo più assiduamente, polemica nata da alcune infelici affermazioni di noti giornalisti e giornaliste. Una discussione così poteva nascere solamente in un paese come l’Italia, paese che sta patendo una drammatica recessione e non solamente di tipo economico. La realtà è che, parafrasando Einstein, tutto è relativo: il degrado culturale, la crisi economica, la crisi industriale, l’incapacità di avere un’amministrazione degna di tal nome, la totale assenza di senso civico ed etico. Tutto. E nell’opinione di certa stampa, secondo la quale il blogger è una figura indegna di rispetto professionale e pertanto, non meritevole di alcun tipo di remunerazione economica; dal momento che quest’ultimo venisse chiamato a collaborare come supporto nel mondo dell’informazione, si possono capire molte cose.
La prima è che il mondo del giornalismo è tendenzialmente una casta e come tale, l’idea che una piattaforma come quella del Blog possa minare tal fortino professionale, indigna e probabilmente spaventa.
La seconda è che solo in una realtà profondamente provinciale,come la nostra, il blog viene visto con la stessa sufficienza con la quale un centinaio di anni fa, chi scorrazzava col calesse, osservava le prime automobili. Altrove, la fuori, nel resto del mondo, il blog è tenuto in considerazione, è uno strumento che affianca l’attività professionale di politici, giornalisti, artisti e scrittori e viene visto come tale.
Qualcuno aveva lanciato la provocazione di richiedere un pagamento, un obolo simbolico per la fruizione di articoli, recensioni ed opinioni, cosa che, con le riviste cartacee avviene regolarmente. Si è tirato in ballo di tutto, dall’assurdità di volersi far pagare per un gioco alla totale mancanza di professionalità, alla mancata iscrizione all’albo professionale dei giornalisti.
Ora, una piccola premessa. Per tentare di promozionare i miei libri, ho avuto modo di rapportarmi con diversi giornalisti. I due terzi di quelli che ho conosciuto non venivano dal giornalismo. Secondo una certa ottica, quindi, costoro, regolarmente assunti da testate riconosciute, non sarebbero in possesso dei requisiti professionali richiesti? Sarebbe come dire, a questo punto, che bisognerebbe lasciar guidare le automobili soltanto ai periti meccanici!
Qualcuno si è preso la briga di andare a vedere le edizioni online di diversi quotidiani, anche nazionali? La maggior parte prevede il pagamento (p-a-g-a-m-e-n-t-o) dell’abbonamento. All’interno delle edizioni online, quasi tutti hanno link che rimandano direttamente ai blog dei loro giornalisti ed opinionisti. Ah, gli opinionisti! Un Blogger scrive articoli ed opinioni e viene spernacchiato se osa alludere a una retribuzione per la sua fatica intellettuale però, qualunque comparsata da parte del chiacchierone di turno al talk show o il trafiletto nella rivista patinata sono decisamente ben pagati. Qualcosa stona in tutte queste tesi. Ci ritroviamo davanti all’ennesimo cieco ostruzionismo e come tale, mi provoca istintiva avversione.
Gente che non sa minimamente di che cosa parla, giudica e in malafede.
Come ho già esordito, io non sono un Blogger. Non mi sento degno della qualifica. Sono uno scribacchino, ogni tanto riesco a far pubblicare uno dei miei libri e intuisco l’importanza dello strumento col quale gigioneggio occasionalmente. I veri blogger curano i loro blog quotidianamente, continuamente, aggiornano, discutono e creano bacini d’utenza, aree di scambio, di discussione, di comunicazione. Rendono onore alla vocazione filosofica del web. Nel bene e nel male, nel leggero e nel pesante, contribuiscono in maniera sensibile e sempre più importante allo scambio delle idee, alle discussioni, all’ampliamento di quell’agorà virtuale che la rete deve continuare a essere. Sotto sotto, anche i loro detrattori l’hanno capito ma ce chi non lo vuole ammettere, perché piccolo e chiuso nel suo squallido mondo e chi lo sa bene ma con furbizia tutta nostrana, tenta di sfruttare le forse inconsapevoli galline dalle uova d’oro per il proprio tornaconto.

Di Fabri

Lavoro per sfamarmi, scrivo per vivere. Dietro questo motto si presenta Fabrizio Borgio che nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalità del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico “tout court”, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Nei primi mesi del 2016 esordisce con la Acheron Books di Samuel Marolla e pubblicherà in formato elettronico e cartaceo il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell'agente speciale del DIP Stefano Drago. Successivamente escono Asti Ceneri Sepolte, Morte ad Asti e La Ballata del Re di pietra. Diversi racconti sono ospitati nelle antologie della Cooperativa autori fantastici e le raccolte annuali della Fratelli Frilli editori. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d'Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore. Membro ONAV è anche assaggiatore di vino.

6 commenti

  1. Benvenuto su WordPress.
    Esordio col botto 🙂
    Ho linkato il tuo articolo al mio di oggi, e ora aggiorno in link della mia lista-amici.
    Per il resto sai bene come la penso… non aggiungo altro 😉
    Però ti ringrazio!

  2. Per quanto mi riguarda, si tratta proprio di resistenze del “vecchio mondo” a “quello nuovo”, come nel tuo esempio delle automobili. Se ci fai caso, sta succedendo da tutte le parti, e non solo in Italia; sarà faticosa e dolorosa come tutte le transizioni. E, salvo regressioni tecnologiche per nuove crisi energetiche – una strada comunque possibile – le cose non possono che cambiare.

    Ciao Fabrizio!

    1. Vedo con piacere che l’identità di vedute ci accomuna. Il nostro non è un “paese per giovani” e spero proprio che questa serie di scrolloni culturali possa portare a un ammodernamento del pensiero dominante.

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