La versione di Fabrizio


Ultimamente è quasi impossibile, se si segue la blogosfera e si hanno determinati interessi, non imbattersi nell’ affare Survival. Il termine l’ho creato or ora per semplificare la complessa e burrascosa diatriba scoccata dall’avvento (commerciale) del progetto Survival Diares e il pre-esistente Survival Blog. Ora, al di la’ di partigianerie e considerazioni di ordine legale o pseudo tale, la questione, cercando di asciugarla all’essenziale non riesco a considerarla se non in questa schematica maniera: Un gruppo di blogger e scrittori indipendenti, su ispirazione di uno di loro, da’ vita a un progetto inedito e a suo modo innovativo, sulla falsariga (rigorosamente dichiarata) di opere dal taglio cronachistico e horrorifico come Worl War Z. L’iniziativa funziona, si sviluppa, appassiona. E si diffonde, inevitabilmente. Il sottoscritto ha marginalmente partecipato al progetto. La filosofia di fondo è libera e vagamente anarchica, al di là di una licenza Creative Commons, tutto il materiale scritto e pubblicato in rete e in formato elettronico è assolutamente gratuito e di pubblico dominio. Tutto liscio, limpido e sopratutto onesto. L’intento era scrivere, divertirsi e far conoscere il lavoro. Un bel giorno, compare un progetto analogo. Molto analogo, anzi, una copia smaccata con alcune differenze neanche tanto strategiche. E a pagamento. Forse il punto nodale di tutta la questione è proprio quello, non è l’aver copiato spudoratamente e nemmeno l’aver avuto il pessimo, veramente pessimo gusto di non essersi degnati nemmeno di citare l’opera originale ma è l’aver abilmente imbastito il tutto, promuoverlo e venderlo. Per alcuni questa si chiama “intraprendenza”. Probabile. Per altri è “furbizia” ed è facile immaginare il commento, tanto cinico quanto amaramente innegabile: Hanno preso l’idea e il format (che non aveva l’ombra di un diritto d’autore) e “giustamente”, subodorata l’occasione l’hanno colta. Non è la prima volta che succede e neanche l’ultima. Chissà quante volte accadrà. E allora? Fin’ora l’analisi che sto proponendo è ovvia e sicuramente già ampiamente dibattuta con dovizia di commenti e approfondimenti ma leggendo gli ultimi sviluppi, mi è sembrato di cogliere un “polverone” mediatico che sta facendo pericolosamente perdere di vista una questione, per me fondamentale. Ignoro se esistano appigli legali davanti a un caso simile, sarei tentato d’informarmi a riguardo anche se sono sicuro che altri interessati, ben più direttamente del sottoscritto si staranno attrezzando a riguardo ma vorrei rifocalizzare l’aspetto morale della vicenda. Ora, per alcuni, i concetti di “intraprendenza” “libera iniziativa” e “profitto” non hanno molto a che spartire con la Morale ( o etica se preferite un termine più laico) come qualcuno ha obiettivamente osservato, dal momento che l’opera Survival Blog non era coperta da diritti d’autore che ne tutelassero l’integrità, c’è poco da piangere e stracciarsi le vesti. Questione tecnicamente indiscutibile ma che non cambia la sostanza di base di tutto il mio discorso: qualcuno che prende l’idea di un altro, la copia, non la cita e se ne loda pure è semplicemente l’autore di un plagio. Plagio è e plagio rimane a dispetto della libertà di fondo che gli ha permesso di fare la mascalzonata che ha fatto. Se questi signori, senza dir nulla si sono sentiti in pieno diritto di copiare e appropriarsi del concetto, mi sembra a dir poco assurdo che, dall’altra parte, non si debba avere il sacrosanto diritto di dire la propria e informare chicchessia del plagio, etico, morale ed effettivo che è stato perpetrato. Per quel che mi riguarda, la mia voce sarà sempre a favore di quanto espresso. Cordialmente.

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