Il 36° giusto


Il 36° giusto è il seguito diretto del 18° Vampiro e ne segue lo sviluppo con una progressione che appare evidente fin dal titolo. Le atmosfere caleidoscopiche della narrazione di Vergnani, in questo secondo capitolo si ritrovano senza forzature. Umorismo, turpiloquio creativo e profondità si alternano in una miscela a tratti spiazzante a tratti irresistibile. Nel 36° giusto, assistiamo al rafforzarsi dell’amicizia tra Claudio (io narrante e alter ego dell’autore) e Vergy, vera icona della serie, un uomo che subisce la vita con la stessa dinamica di una pallina da flipper, capace di attraversa alti relativi e bassi disastrosi nella sua esistenza, senza mostrare cedimenti o vittimismi. Emerge una sua primitività ma nel senso totalmente pratico del termine. Incapace di mediazioni o compromessi ma incondizionatamente leale. Il primo libro sembrava rappresentare una sorta di rito di passaggio per i personaggi che lo animano. Si assiste a una graduale e terrificante presa di coscienza nei confronti del mondo che vivono. I vampiri erano un’ombra segreta in seno alla società umana e loro, cacciatori prezzolati, disorientati, inizialmente convinti di aver a che fare con della nuova feccia, alla fine si rendono conto che le convenzioni e la scala gerarchica sociale degli uomini, si ripete senza soluzione di cambiamenti, anche tra i vampiri, in un orrido e desolante specchio di confronto. Nel 18° vampiro, Claudio, Vergy e tutti gli altri, attraversano una sorta di seconda adolescenza dell’orrore, dove l’uccisione, drastica e fortuita del maestro Grimjack ne rappresenta il rito di passaggio definitivo. Il 36° giusto, seguendo una ciclicità non scontata, rappresenta il consolidamento di un’età adulta. Il mondo ha preso tragicamente atto del vampirismo. Un’ondata di violenza e isteria ha momentaneamente fatto ripiombare la società umana in un buio periodo di barbarie e ora, lentamente ma inesorabilmente, archiviati morti e devastazione, si ritorna a una parvenza di normalità, dalla quale riemergono tutte le caratterisitiche di una società ipocrita e incorreggibilmente consumistica. I vampiri sono solo un altro trend, una fase sgradita dalla quale cercare di ricavarci qualcosa. Paradigmatica in questo senso, la figura di Paride, giovane bello, rampante e opportunista che vede nella caccia al vampiro un business da sfruttare con sfacciata assenza di scrupoli e mano d’opera a basso costo, senza contratto e senza diritti. Il romanzo presenta qualche lungaggine che, nonostante la scorrevolezza e piacevolezza di lettura, si percepisce; nello specifico, la parte suggestivamente ambientata nel cimitero monumentale di Modena. Forse l’autore, al pari del sottoscritto ha patito l’inevitabile fascinazione nei confronti di certi luoghi. Per il resto, lo sviluppo è coinvolgente, le uscite di Vergy, leggendarie e nella parte finale, dove i nostri ultimi, i paria di un mondo che vuole fagocitare ogni cosa, anche l’orrore, si scoprono i Giusti di ebraica tradizione. Coloro che sanno riconoscere le sofferenze del mondo e se ne fanno carico. Dei capri espiatori che sentono istintivamente qual’è il loro dovere anche quando ogni circostanza va contro. Disseminate lungo il romanzo, si trovano tracce e indizi per stuzzicanti sviluppi futuri. Il fantomatico famiglio sbranatore di vampiri, la conturbante, bulgakoviana figura di Margherita, vampira russa che a me ricorda tremendamente la Stefanenko, il prete cacciatore di vampiri, membro di una sezione speciale del Vaticano, che incontrano nella parte, riuscitissima ambientata nella baita dei ricchi borghesi ai quali i nostri si ritrovano a fare da body guard in una missione disastrosa. Difetti a parte, che come già rimarcato, si rivelano alla fin fine peccati veniali, il 36° Giusto si rivela un degno successore. Il capitolo parigino, aggiunge quella nota esistenzialista che fa da corollario alla desolata poetica di Vergnani, è nella città dai tetti grigi che traspare tutta l’umana comprensione dei protagonisti, la pietà, la pena che alla fine emerge per le tragiche figure di coloro che privi del sollievo della morte e sottratti alle effimere gioie della vita, si ritrovano in un limbo dove una nichilistica distruzione, si rivela, drammaticamente, il più agoniato dei destini.

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