1937


Con 1937 si conclude la trilogia ucronica e dieselpunk dl Alessandro Girola. Si tratta del libro più lungo e articolato dell’intero ciclo, come di conseguenza, lo sarà la relativa recensione. In questa terza parte ritroviamo una war novel a tutti gli effetti dove viene descritto con dettaglio cronachistico lo sviluppo e l’evolversi del secondo conflitto mondiale in questo mondo spietatamente industriale. La vicenda si divide su due fronti, quello occidentale e quello orientale, fronti dove si muovono due tra i protagonisti principali dell’intera storia. La bella ed efficiente ufficiale dei servizi di sicurezza austro-ungarici, Clelia Fagan,a oriente; dalla parte opposta, il professor Enrico Raddavero.
Coerentemente con la tendenza tipica del progresso tecnologico umano, che sullo sfondo di eventi bellici, tende ad avere delle accelerazioni vertiginose, anche in 1937 assistiamo a un’escaletion degli armamenti da parte di tutti gli attori in gioco sullo scacchiere europeo. L’evoluzione dei Prometei, assemblati con parti di cadaveri e rianimati con l’elettricità dal genio di Victor vonFrankenstein, sembra seguire l’eclissarsi di un mondo illumista e ottocentesco a favore di nuove divinità che rispondono ai nomi di meccanica ed elettronica. L’Inghilterra cupamente fascistizzata sotto la guida di Mosley proseguendo la sua vocazione industrializzante, rinuncia all’elemento umano (la carne rianimata) in favore del metallo forgiato. Il Progetto Frecce d’Inghilterra porta all’avvento di un raccapricciante modello d’integrazione tra il cervello dei morti e massicce macchine da guerra. Il processo di disumanizzazzione che tutte le guerre inducono nell’uomo, in 1937 viene elevato e concretizzato in maniera spaventosamente palese. I Leoni, gli assemblati meccanici con le fattezze dell’animale simbolo del regno unito sono figure a loro modo totemiche, gli avatar di una nazione che si vota a Marte per ritrovare una grandezza passata. Dall’altra fazione, il “versus” invece si ritrova con la figura solo apparentemente marveliana di Capitan Germania, risposta nemica di Prometei, assemblati e Frecce. Una sorta di terminator ante-litteram che prosegue da un lato il costante gioco citazionista e dall’altro, trasforma il conflitto ucronico in una rilettura, forse involontaria, di una versione dieselpunk degli antichi scontri tra dei e titani. Capitan Germania è realmente una figura simbolica, addirittura archetipica; il campione che racchiude in se lo spirito, l’essenza del Volk germanico.
La bestialità umana  viene anche ribadita quando Stalin approfitta del conflitto in corso per allargare la sua sfera d’influenza, testando sul terreno armate di ibridi uomo/bestia creati artificialmente, in un richiamo a una delle molte leggende sugli esperimenti segreti sovietici.
Girola sfrutta l’armamentario tipico della narrativa di genere e l’utilizza per il fine più stimolante e intellettuale: la riflessione sull’uomo.
Seguendo gli accadimenti che interessano il fronte orientale, ritroviamo invece un altro importante e stimolante personaggio storico ben integrato nella vicenda: Nicholas Tesla. A sorpresa, lo scienziato serbo naturalizzato statunitense, emerge bene nella storia, uscendo dal ruolo di cameo che invece era toccato ad altri illustri protagonisti negli altri libri. Uno scienziato geniale, rivoluzionario e dilaniato dai complessi di colpa fornisce all’affannato e arrancante impero asburgico un’arma finale che passa oltre il corpo umano per andare a coinvolgere direttamente il pianeta, la terra che la razza umana dissennatamente calca. Il generatore di terremoti appare subito come una delle pedine fondamentali del conflitto ma anche come lo strumento più pericoloso, tanto che alla fine, Tesla decide di rendere inutilizzabile  l’arma dopo che è stata disastrosamente testata sulla fiorente città bosniaca di Banja Luka. A tal riguardo devo dire che un problema di 1937 è l’ampio respiro che la vicenda richiedeva e che la quantità di fatti, avvenimenti, avventure e vicende da gestire in un ebook di questo tipo hanno forse tarpato un po’ le ali alla narrazione complessiva. Così, il terremoto che sconvolge Banja Luka non riesce a trasmettere del tutto il senso di distruzione e devastazione che circonda i personaggi. L’incalzare del racconto tende a macinare il tutto con un ritmo sì moderno e concitato ma a volte “corto” per tutto quel che il libro contiene. Anche la Repubblica genovese, patria del protagonista, retta da un Doge, avrebbe, a mio avvisto, meritato un piccolo approfondimento. Per contro, devo plaudire l’operazione di ricerca e documentazione sui territori balcanici del periodo e sulle complesse formazioni militari e politiche che interessavano gli stati yugoslavi.

Le battaglie non mancano in 1937. In questo l’autore dimostra essere un attento e vorace lettore di saggi bellici. Le citazioni di armi e mezzi sono piuttosto ricercate e si sforzano di non essere trattati di oplologia, che avrebbero senz’altro appesantito il tutto. Termini e nozioni di strategia e tattica denotano la buona formazione di Girola in tal senso, al punto che alcuni passaggi, sopratutto nella campagna di Francia, sembrano trattati presi da un’enciclopedia militare. Cronista al seguito del valente generale Dempsey, Enrico Raddavero si mostra come personaggio più evoluto e complesso. Tocca la guerra con mano e la tramanda attraverso la stesura di diari che saranno consegnati ai posteri. Ci sono alcuni tratti ben riusciti nel volontario tour che Raddavero sceglie di effettuare attraverso la guerra; il personaggio diventa una specie di Robert Capa dotato di penna e taccuino anzichè macchina fotografica.

L’iniziale e a tratti ingenuo idealismo che animava Enrico, sposando la causa asburgica, man mano si stempera nel sangue e nel furore dei combattimenti. Ne è inorridito, spaventato e nel contempo, imprigionato da un senso del dovere che riesce a contrastarne la tendenziale pavidità. Entrerà anche a far parte di una “sporca dozzina” con evidente riferimento al film di Aldrich, riferimento che a volte viene riconfermato in maniera un po’ troppo ossessiva.
Nello stesso tempo, matura anche una consapevolezza ostile e preoccupata nei confronti del montante fascismo che sta avvolgendo l’Europa occidentale. E’ un terribile “nuovo che avanza” un’ideologia totalitaria  ossessiva, populista e razzista come ogni fascismo, che si fa forza del potere che denaro e industria sono in grado di originare e che tenta di consolidare attraverso la guerra. Una situazione speculare alla Grande Germania che sta avanzando prepotentemente per l’Europa, travolgendo e disprezzando i vecchi regimi libertari e a un’Unione Sovietica tanto vaga e oppressiva quanto inquietante e pericolosa. La presa di coscienza di Raddavero e Dempsey è forse il piano di lettura più politico che si può ravvisare i 1937 e che riesce a inserirsi nel caleidoscopio di persone, armi, mezzi e fatti ucronici che compongono l’intera opera.
La conclusione non è semplice e non del tutto lieta, Girola conosce  bene la materia che usa e sa  che il dieselpunk è un genere al quale le rose e i fiori non si confanno. Ombre inquiete si profilano all’orizzonte. Mentre il mondo cerca una nuova configurazione sullo sfondo delle tecnologie che lo stanno forgiando, Enrico e Clelia si rincontrano in una Milano in procinto di diventare italiana sotto l’azione degli arditi mussoliniani, spalleggiati da Mosley e da una stanca blandizia asburgica. Scoprono d’amarsi ma la love story non è la parte migliore del romanzo per tutta una serie di motivi che avevo già addotto nelle altre recensioni. I due sanno che il loro mondo non gli potrà ancora concedere il lusso di un’amore sereno, sullo sfondo oscuro di nuove tragedie.
1937 racconta un mondo diverso, disumano, violento, romantico e per tutto questo, richiama inevitabilmente al nostro. La lente deformante permette di capire quel che non si vede direttamente ma s’intuisce.
Come di consueto, l’opera si può scaricare gratuitamente,comodamente da questa fonte:http://www.ebookandbook.it/1937.html

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