1935 Prometeo e la guerra


La rete è un’infinizio spazio attraverso la quale la società umana ritrova un ambiente d’espressione relativamente svincolato dalle convenzioni del mondo reale. E’ un’interfaccia attraverso la quale la libertà d’espressione ha ritrovato una prateria sterminata lungo la quale scorrazzare senza troppi vincoli. Libertà che a lungo andare ha finito anche con l’indispettire le numerose lobbies di potere che controllano il mercato dell’informazione e non solo. La fortuna della rete e di chi la frequenta più o meno assiduamente è comunque la sua vastità, la disponibilità praticamente illimitata di spazio virtuale nel quale muoversi e agire. Sull’onda di questa premessa, sopratutto negli ultimi anni; anni di transizione complessa e controversa, il fenomeno dell’autopubblicazione, delle narrazioni via blog e la virale diffusione del formato e-book stanno riconfigurando lo scenario editoriale e ritengo che le potenzialità di questa rivoluzione siano ancora lungi da aver raggiunto sia l’apice sia un completo e definitivo sviluppo. Parlo di un vero e proprio magma mediatico che sta scavalcando le strutture tradizionali e ricondizionando anche gli obiettivi. Ormai, è possibile scaricare e leggere miriadi di opere assolutamente gratis o al prezzo meramente simbolico di poche decine di centesimi. E’ una rivoluzione fortemente ideologica e viene dal basso. Creata dagli appassionati, dai lettori, dai blogger e dagli autori stessi che arrivano a ignorare la meccanica del profitto editoriale nel nome della diffusione e della condivisione: i cardini filosofici di internet. Le muse dell’arte si sono mirabilmente adattate al nuovo mondo e proseguono la loro opera in lungo e in largo alla rete.
Tutto questo cappello introduttivo, forse un po’ tortuoso e logorroico lo ritengo indispensabile per introdurre un autore e la sua opera. L’autore si chiama Alessandro Girola, l’opera è il primo volume di una trilogia dieselpunk intitolata Prometeo e la Guerra.
Coerentemente con il discorso di cui sopra, conosco virtualmente Alessanro Girola da quando ho iniziato a frequentare Facebook. Sebbene non ci si sia mai incontrati dal vivo, alcune intense e irrinunciabili passioni ci accomunano: la lettura, la narrativa, il dolce amaro e divorante amore per la scrittura e, addensante di tutto ciò, l’adolescenziale e sognante predilizione per il fantastique tout-court.
Blogger, autore e signore d’altri tempi ( quest’ultima affermazione l’anticipo per una riflessione sull’oggi e la percezione del tempo che ritengo il dieselpunk ne sia un’espressione paradigmatica) Alessandro Girola appartiene proprio a questa categoria di narratori e rivoluzionari che hanno deciso di aggirare e ignorare lo stritolante e ingrato meccanismo dell’editoria nostrana per proporre in maniera libera e slegata la loro produzione letteraria. Ed è una fortuna.
1935 è stato uno dei primi ebook che hanno inaugurato l’utilizzo del mio e reader. Avevo già letto diversi commenti e recensioni su questo suo articolato lavoro ma un’opinione precisa mi sento di trascriverla solo ora che ho ultimato la lettura della trilogia completa.
 E’ un romanzo di fantascienza ucronica, virato a sua volta nel genere dieselpunk. Il lavoro di ricerca storica e rielaborazione degli avvenimenti che portano alla configurazione del mondo alternativo di 1935 e assolutamente rigorosa e degna di plauso. L’elemento più prettamente fantastico, Viktor vonFrankenstein personaggio realmente esistito, che mette a disposizione dell’Impero austroungarico le sue ricerche di rianimazione dei morti attraverso l’assemblaggio delle parti anatomiche, per creare unità combattenti, è originale, potente e pervaso di quel senso “weird” che prima di lui, raramente ho trovato in un autore nostrano.
Lo scenario italiano è interessante e coerente con lo sviluppo storico e politico prospettato nella sua ucronia e l’evocazione di Milano, elegante, dinamica ed efficente provincia dell’esteso impero austroungarico è pervasa da una serie di sentimenti che ben traspaiono nella sua narrazione, comunque secca e scorrevole. Girola, autore lombardo e meneghino, ama la sua città. Sopratutto, in questo caso, ama forse ancor di più quel che avrebbe potuto essere.
 Apro quì una postilla che si ricollega alla mia considerazione di Alessandro come “signore d’altri tempi”. Il suo spirito, spirito che ritrovo sempre più di frequente in questi tempi senza tempo, è il medesimo che da anni a questa parte mi ritrovo a vivere e condividere. A tal proposito, devo aprire un’altra parentesi per ricollegarmi alla questione tempo, come dimensione cronologica nella quale vive e opera l’uomo e l’evoluzione recenti di generi quali le ucronie, lo steampunk, il dieselpunk e derivati. Mesi fa ho letto un interessante saggio del filosofo francese Marc Augè: Che fine ha fatto il futuro.

Il concetto di Augè a riguardo è semplice, la società contemporanea sta perdendo il senso del tempo nell’accezione completa del termine. Il passato è una nebbia remota o una rilettura utile al consolidamento delle strutture di potere attuali, il presente, il divenire del momento, l’unica dimensione nella quale ci si muove consciamente e il futuro una percezione vaga e incredibile, nel senso letterale del termine. L’uomo di oggi è impantanato in un eterno presente che non va al di là di prospetti limitati, inficiandone progettualità, speranze e ambizioni di lungo respiro. Nel passato prossimo, la reazione dell’individuo pensante a questa deriva era una speranza intrisa di ottimismo e aspettative verso il domani, il futuro, l’avvenire: quasi un’adolescenza dell’occidente che si è riusciti a sentire fino alla prima metà degli anni ’80 del secolo scorso. Oggi, complice la pesante disillusione che pervade la prima decade del XXI secolo, questa tensione ideale è spenta, forse persa e la controreazione è stata l’esigenza di riconfigurare, riscrivere, reinventare il passato. Ecco la nascita dello steampunk prima e del dieselpunk poi, evolvendosi via via in altre correnti che vanno dal clockpunk all’atompunk, in un escursus che mira a riabbracciare in una lente deformante, le fasi storiche e tecnologiche salienti dal percorso umano. In questo senso, l’operazione di Alessandro Girola è esemplare e in piena e coerente aderenza con lo spirito “punk” del genere di riferimento, ci innesta quella dose di malizia e disincanto che diversamente avrebbero reso tutto il romanzo un veicolo per nostalgie che, è vero, permangono ma che si stemperano nel realismo e la sufficiente maturità che l’autore dimostra nei confronti del mondo.
La struttura è quella di un giallo che vira gradatamente nella spy-story e della spy-story mantiene il ritmo narrativo, l’intreccio e le soluzioni finali. Proprio nel finale, in un crescendo forse un po’ troppo accelerato e colpi di scena che mi sembra patiscano un’enfasi un po’ affrettata, intravedo lievi difetti. Peccati veniali, invero, come l’infatuazione del giovane professor Raddavero, il protagonista, nei confronti dell’affascinante Clelia Fagan, narrata con titubanze e discrezioni un po’ adolescenziali.
A parte l’operazione “peli sull’uovo”, 1935 è un romanzo originale, interessante e nuovo per lo scenario nazionale. Ed è gratis, il che rende la fruibilità massima da tutti i punti di vista. Per chi fosse stato interessato da questa mia disanima, l’e book come tutta la serie e altri suoi lavori e scaricabile tranquillamente dal blog dell’autore:
Il Blog sull’orlo del mondo

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One thought on “1935 Prometeo e la guerra

  1. Pingback: Grexit Apocalypse, di Alessandro Girola | Taccuino da altri mondi

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