L’Arte e gli Altri Mondi. L’Isola dei Morti di Böcklin.


L’Arte, oltre che mezzo di espressione è anche strumento di trascendenza. L’analisi del mondo, della società, della filosofia, fino alle pieghe metafisiche più recondite, è resa possibile principalmente attraverso l’elaborazione artistica che l’uomo ha sviluppato nel cammino della sua evoluzione.
L’Arte, in questa ottica, è realmente una porta che permette di transitare tra un piano e l’altro dell’inconcepibile complessità del reale.
L’Isola dei Morti, dipinto realizzato nella sua prima versione nel 1880, dal pittore svizzero/tedesco Arnold Böcklin è un esempio particolarmente noto di come l’Arte dimostri tali poteri.
La capacità di coinvolgimento emotivo, di fascinazione, di ipnotica ossessione che possiede l’opera è testimoniata dalla schiera di personalità di rilievo del XX secolo che ne rimasero colpite fino a farne presenza costante nelle loro vite. Freud che in diretta relazione con i suoi studi e in particolare nell’interpretazione dei sogni, intuisce la complessa dimensione onirica che il quadro emana, assieme ai segnali del tormento inconscio che il pittore aveva inserito nell’opera. Böcklin aveva patito, infatti la morte di sei dei suoi dodici figli.
Georges Clemenceau, Gabriele d’Annunzio, Lenin e Adolf Hitler,  figurano tra gli eccellenti estimatori del dipinto, che capeggiava nelle loro stanze. Nel caso del dittatore nazista, i rimandi esoterici sono molteplici e in buona parte si ricollegano alla teoria dell’occultista Swedenborg e alle connessioni dirette tra vita reale e sogno.

La firma del patto Molotv/Ribbentrop si è compiuta al cospetto del dipinto, in bella vista nello studio del führer.

La vocazione onirica e intradimensionale de L’Isola dei Morti, è dichiarata dallo stesso Böcklin nelle sue stesse parole, scritte a una sua committente, Marie Berna:” Lei vi si immergerà sognando, in questo oscuro mondo di ombre, fino a credere di aver sentito il soffio lieve che increspa la superficie del mare, fino a voler distruggere il solenne silenzio con una parola detta ad alta voce”.
Un’interpretazione surreale e ispirata dagli studi sulla meccanica quantistica, venne data da Salvador Dalì.

I riferimenti alla fisica e alla meccanica dei quanti sono ravvisabili in alcuni, interessanti particolari del dipinto. Emergono dalle rocce dell’isola, tre figure scolpite. La prima, più grande, una sorta di sfinge, rappresenterebbe la casualità; la figura alla sua destra sarebbe il tempo, alla sinistra, lo spazio.
La trasversalità de L’Isola dei Morti si ritrova nella quantità di opere che, a sua volta, ha ispirato, in una rete di connessioni che fa pensare al prototipo di un ipertesto che coinvolge pittura, musica, teatro, cinema e letteratura.Oltre alla versione di Dalì, Giger realizzò un omaggio diretto all’artista conterraneo. Altre versioni sono state realizzate dagli italiani Gipi e Clerici e dall’illustratore francese Aurèlien Police.
Nel 1907, Strindberg allestisce la Sonata degli spettri, dove nella scena finale, compare l’immagine dell’Isola dei Morti.
Nel 1945,Val Newton, realizza una pellicola horror con il medesimo titolo, direttamente ispirata all’opera.
Un ciclo di otto sonetti a opera di Giovanni Camerana, è  dedicato all’Isola; riferimenti più o meno palesi, compaiono nei lavori di autori quali Heinrich Mann, Nabokov, Friedrich Dürrenmatt, Ballard e Zelazny. Nel 1998 lo scrittore di fantascienza italiano Franco Ricciardiello pubblica Ai Margini del Caos, romanzo interamente incentrato sul dipinto.
Nella musica, Rachmaninoff compose un poema sinfonico dedicato, come anche nei poemi sinfonici di Reger.

In conclusione, il tema permetterebbe una serie di approfondimenti ben più vasti e sviluppati ma la conoscenza e la consapevolezza di quel che l’arte può operare nella coscienza umana, è un passo fondamentale per una comprensione della realtà e di tutti gli Altri Mondi che ne compongono l’interezza.

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