La paura degli oggetti


La Sicurezza degli oggetti era un film di Rose Troche del 2001 si trattava di un’analisi del microcosmo della middle-class americana, utilizzandolo come lente per l’analisi della società occidentale, chiusa, priva di reali valori, maschilista e desolantemente consumistica. Giocando sull’azzeccatissimo titolo, ne creo un ribaltamento per parlare di Rubber, di Quentin Dupieux; storia delirante di uno pneumatico assassino, Rubber è una produzione indipendente provocatoria e discretamente disturbante dove i rimandi agli universi paralleli di Lynch, al non-sense inquietante che Rod Sterling evocava nella Twilight Zone del suo geniale serial, s’intrecciano con il messaggio niente affatto rassicurante di un oggetto inanimato che si muove, agisce e uccide. Si potrebbe divagare per ore sulla sua simbologia, una componente essenziale del muoversi moderno, parte di un feticcio del XX secolo, l’automobile. L’assurdo invade ancora una volta il nostro mondo e lascia un segno profondo, un’autentica sgommata.

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