Del Partito dell’Amore e dell’Odio degli Altri.


La capacità dell’attuale Presidente del Consiglio e del suo governo, di trasformare ogni fatto, ogni parola, ogni gesto in un’arma politica devastante, possiede una famelicità di tipo animale ed altrettanto animale, istintiva e violenta è la capacità di strumentalizzazione. Uno squilibrato lancia verso il volto di Silvio Berlusconi un souvenir del Duomo, oggetto, effettivamente potenzialmente pericoloso, se utilizzato come corpo contundente e lui viene ferito, più o meno in maniera rilevante ( anche su questo elemento si riesce a creare incertezza e diatriba tra i diversi osservatori).
Esplode una reazione colossale. L’opposizione, il dissenso, i detrattori sono automaticamente messi all’angolo da un’accusa pubblica e mediatica. Nasce una nuova, drastica, acritica contrapposizione: Il Partito dell’Amore ( che ama e sopratutto il Presidente del Consiglio) e chi odia (tutti quelli contro). Una generalizzazione assurda, irresponsabile, allucinata. E’ intrisa di un senso di slealtà profondo ed estraneo ad ogni forma di democrazia sana. Pensiamo ad Israele, a quando nel 1995 un estremista della estrema destra ebraica assassinò Yitzhak Rabin. Al governo in carica non passò nemmeno per l’anticamera del cervello di delegittimare l’opposizione della stessa parte politica dell’assassino.
Da noi no. Da noi si diventa portatori di odio, terroristi se non ci si straccia le vesti per il lifting disfatto del Presidente del Consiglio. Percepisco un profondo squilibrio in tutto ciò, una distorsione, un’anomalia inquietante nei confronti della quale, mi ritrovo da cittadino, muto. Senza voce, senza ragioni accettabilmente portate all’interno del Parlamento, il quel rende sempre meno fede al proprio nome. Viva, mi ritrovo nella mente, l’immagine dell’Urlo di Munch, un urlo muto e disperato, pervaso da un’angoscia talmente vasta ed inesprimibile da rendere vano lo sfogo sonoro.

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